Una doppia epidemia, covid ed esclusione sociale

per MEDU Marco Zanchetta

Durante l’emergenza sanitaria conseguente alla diffusione del virus Covid-19, Medici per i Diritti Umani (MEDU) ha portato avanti le consuete azioni di cura e testimonianza sul territorio toscano, integrandole con un intervento specifico volto a supportare le autorità sanitarie locali nelle azioni di screening per la prevenzione e il contenimento del virus presso le persone senza dimora o che vivono in insediamenti informali. I progetti implementati da MEDU in Toscana sono i seguenti: “Un camper per i diritti” (clinica mobile di prima assistenza sanitaria e orientamento ai servizi per la popolazione senza fissa dimora delle città di Firenze e Prato), il consultorio “Persefone” (servizio di supporto medico-psicologico e psico-sociale alle donne migranti vittime di tortura, trattamenti inumani e degradanti o tratta, in collaborazione con Asl Toscana Centro, Cooperativa CAT e Associazione Progetto Arcobaleno) e infine il progetto “La salute si fa in strada” (équipe multidisciplinare che fornisce assistenza medico-psicologica e psico-sociale ai migranti con disagio psichico e alle persone che vivono in condizioni di marginalità sociale). Tratti comuni e distintivi delle diverse progettualità sono l’approccio di prossimità e a bassa soglia e l’ottica di sussidiarietà con il sistema sanitario pubblico, con l’obiettivo di promuovere l’accesso alle cure dei gruppi di popolazione più vulnerabili e al contempo fornire alle istituzioni socio-sanitarie locali e nazionali strumenti e conoscenze utili per affrontare in modo efficace il problema dell’esclusione sanitaria delle persone in condizioni di marginalità sociale.

L’area metropolitana fiorentina è una delle aree italiane più colpite dalla pandemia, ma al contempo una di quelle in cui si è osservato il più proficuo sforzo di gestione dell’emergenza sanitaria da parte delle istituzioni. In questo quadro, l’unità mobile “Un camper per i diritti”, in particolare, ha avuto sin dalle prime fasi della pandemia un ruolo attivo e cruciale nell’assistenza alle persone che vivono in condizioni di precarietà abitativa presso stazioni ferroviarie, insediamenti precari, edifici occupati e che spesso sono prive di un medico di base e impossibilitate ad accedere a percorsi di cura e di prevenzione. Nel 2020 la clinica mobile ha raggiunto circa 500 persone, nella maggior parte dei casi uomini di origine straniera di età compresa tra i 20 e i 35 anni. MEDU ha assunto un ruolo centrale in diverse azioni, quali la diffusione capillare di informazioni aggiornate e scientificamente validate sulla malattia, nelle principali lingue veicolari; la fornitura capillare di dispositivi di protezione individuale (mascherine, gel antisettico); il costante monitoraggio epidemiologico sia diretto (presso gli insediamenti raggiunti) che da remoto (garantendo una disponibilità telefonica h24); il coordinamento con le ASL e con i servizi di emergenza territoriale per la presa in carico e l’esecuzione dei tamponi nasofaringei; la gestione dei rapporti con gli alberghi sanitari e con le USCA per i pazienti in isolamento; il supporto sanitario e psicologico ai pazienti risultati positivi.

Il contesto pandemico ha imposto all’attività della clinica mobile un riadattamento dal punto di vista logistico e organizzativo. Laddove le visite mediche erano tradizionalmente svolte a bordo del camper, infatti, la necessità di rispettare il distanziamento interpersonale ha richiesto il reperimento di dispositivi di protezione individuale per i volontari e per i beneficiari del progetto (tute, calzari, mascherine, guanti, occhiali di protezione, gel antisettico), l’allestimento di un’unità esterna dinamica e facilmente igienizzabile con tavolino, lettino e paravento per lo svolgimento delle visite nonché la creazione di protocolli per l’impiego oculato e sicuro delle risorse. Le attività del team medico-sociale di MEDU sono state così svolte senza compromettere la qualità dell’intervento, garantendo il massimo beneficio per i beneficiari e al contempo la massima sicurezza del personale volontario. Le visite mediche prevedono la misurazione della temperatura corporea e l’indagine anamnestica focalizzata sui sintomi di infezione da SARS-CoV-2, oltre che ogni altra valutazione necessaria caso per caso in relazione al problema di salute di ciascun paziente. Attraverso l’attività di MEDU, decine di pazienti con sintomatologia suggestiva per infezione da SARS-CoV-2 hanno ricevuto prima assistenza medica, hanno potuto effettuare il tampone nasofaringeo e accedere alle cure del caso.

Per comprendere a fondo l’impatto della pandemia sulla popolazione raggiunta da MEDU, è necessario operare una distinzione tra la prima ondata dell’epidemia, tra marzo e maggio, e la seconda, tra i mesi di ottobre e dicembre. Nella prima fase della pandemia nessuno dei beneficiari del progetto, persone per lo più giovani, ad alta mobilità e in molti casi con qualche forma di occupazione lavorativa, è risultato positivo all’infezione. La ragione si può trovare probabilmente nel fatto che i loro movimenti sul territorio erano strettamente limitati e le giornate venivano trascorse essenzialmente in casa. Anche lo screening a tappeto effettuato il 27 aprile presso la parrocchia di Vicofaro (Pistoia), dove erano presenti circa 200 persone, non aveva rilevato alcuna positività. Nella seconda fase della pandemia, si è assistito per contro a un progressivo aumento dei contagi, a partire dai 25 casi rilevati dall’unità mobile nei contesti di marginalità nel solo mese di ottobre. Grazie alla segnalazione, da parte del team della clinica mobile, di 3 persone con sintomatologia compatibile con infezione da Covid-19 dimoranti presso la parrocchia di Vicofaro, la Asl Toscana Centro con il supporto di Medu ha attivato tempestivamente la somministrazione a tappeto di tamponi antigenici rapidi, a seguito della quale sono risultate positive 23 persone. Il rilevamento delle positività ha portato all’isolamento in albergo sanitario di 90 persone. Ciò è stato possibile solo grazie al lavoro coordinato tra vari attori territoriali, riuniti in un Tavolo, in particolare: Asl Toscana Centro, USCA, Comune di Pistoia, Prefettura e Questura.

Fig 1 Zanchetta

Date la probabile alta contagiosità dei contesti di marginalità e la conseguente difficoltà di fare fronte alle possibili richieste di presa in carico, la scelta del Dipartimento di Igiene pubblica della Asl Toscana Centro è stata di non procedere a ulteriori screening a tappeto ma muoversi solo in seguito alla segnalazione di pazienti sintomatici. In linea generale, emerge dall’esperienza degli ultimi mesi l’assenza di protocolli specifici che offrano una risposta rapida ed efficace per la presa in carico di persone in condizioni di precarietà abitativa all’interno di contesti nei quali difficilmente sono a disposizione spazi compatibili con l’isolamento, dato il sovraffollamento e la promiscuità delle condizioni di vita, spesso in assenza di spazi separati e di condizioni igienico-sanitarie adeguate. Un’ulteriore criticità emersa ha riguardato l’isolamento presso gli alberghi sanitari dei pazienti risultati positivi al tampone, i quali, secondo quanto osservato da MEDU, non sono stati sufficientemente informati sulla loro condizione sanitaria né supportati da un servizio di mediazione linguistico-culturale. Di conseguenza, i pazienti hanno riferito un vissuto di forte stress psicologico, che in taluni casi ha fatto rievocare precedenti esperienze traumatiche vissute, trattandosi in molti casi di migranti sopravvissuti a violenze e trattamenti inumani e degradanti.

MEDU è stata inoltre ripetutamente chiamata a provvedere ai bisogni materiali di base di persone prive di una rete familiare o amicale di supporto, dal momento che presso gli alberghi non vengono forniti effetti personali quali coperte, prodotti per l’igiene intima, generi di prima necessità. I pazienti che hanno vissuto esperienze negative tendono poi a gestire autonomamente le sintomatologie a rischio.

Per concludere, specifica attenzione merita l’azione di supporto medico-psicologico e psico-sociale svolta da Medu nell’area metropolitana di Firenze, Prato e Pistoia nell’ambito dei progetti “La salute si fa in strada” e “Persefone”, sopra descritti. L’intervento viene attivato su segnalazione di soggetti privati, della stessa clinica mobile di MEDU, delle Commissioni Territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale di Firenze e Livorno, dei CAS, del sistema di accoglienza SAI e delle Associazioni del Terzo Settore operanti a vario titolo con i migranti. L’inizio della pandemia ha comportato per molte delle persone assistite un drastico peggioramento delle condizioni di vita, con una diminuzione delle già scarse prospettive di integrazione e un aumento del rischio di marginalità. I vissuti più comuni associati alla pandemia sono stati e sono la riattivazione di paure e ricordi relativi a episodi traumatici del passato, il timore per l’incolumità dei familiari rimasti nei paesi d’origine e, soprattutto, la preoccupazione per il futuro. Alcuni pazienti, infatti, hanno perso il proprio impiego o dovuto ridurre drasticamente le ore di lavoro, trovandosi in condizioni di grave precarietà economica. Anche per i pochi che vivono una situazione relativamente stabile, tuttavia, il prolungato isolamento e l’inattività hanno acuito il disagio preesistente, alimentando vissuti di solitudine, impotenza, incertezza, paura e perdita di controllo sulla propria vita. Per molte persone in questo periodo MEDU ha rappresentato l’unico punto di riferimento sia per la tutela della salute che per le problematiche di carattere sociale.

co-firenze@mediciperidirittiumani.org


Medici per i Diritti Umani
Per info: www.mediciperidirittiumani.org
3351853361


“È indubbio che l’aumento delle malattie trasmissibili emergenti riemergenti nei Paesi in via di sviluppo arresti l’economia e può dare un duro colpo alla democrazia; le tensioni tra Nord e Sud si intensificherebbero”
CIA, The global infectious diseases, report 2020


In Italia le persone, nell’ambito della “fragilità sociale”, rischiano di essere escluse: circa 500.000 immigrati senza permesso di soggiorno, senza documenti o con documenti non riconosciuti, anche se in possesso del codice STP (Straniero Temporaneamente Presente) dato loro per l’accesso alla sanità o, per i comunitari non in regola amministrativamente, difficilissimi da quantificare, della tessera ENI (Europeo Non Iscritto); ci sono gli stranieri, poco più di 200.000, che hanno fatto domanda di regolarizzazione, ci sono circa 78.000 immigrati accolti in strutture d’accoglienza governative e locali, ci sono i minori stranieri non accompagnati, le persone vittime di tratta, accolte in specifiche strutture, e ancora molti rom, sinti e caminanti che vivono in campi di fortuna o decine di migliaia di persone, italiane e straniere, presenti in insediamenti informali, ghetti, palazzi occupati. E infine ci sono i senza dimora, italiani e stranieri, che popolano spesso angoli anonimi delle grandi città, le stazioni ferroviarie e le hall o i giardinetti degli ospedali, i parchi pubblici non chiusi di notte, le tettoie non presidiate.

L’AIFA ha diffuso questi chiarimenti ma a oggi l’applicazione è alquanto aleatoria:

FAQ 7. Saranno vaccinati soltanto i cittadini italiani? Secondo lo schema di priorità definito nel Piano vaccini saranno vaccinate tutte le persone presenti sul territorio italiano, residenti, con o senza permesso di soggiorno ai sensi dell’articolo 35 del testo unico sull’immigrazione.

FAQ 9. Che documenti sono richiesti per effettuare la vaccinazione alle persone (italiane e straniere) in condizioni di fragilità sociale? Sulla base di quanto sancito dall’articolo 32 della Costituzione italiana e di quanto previsto dall’articolo 35 del Testo Unico sull’immigrazione, può essere accettato: un qualsiasi documento (non necessariamente in corso di validità) che riporti l’identità della persona da vaccinare e/o tessera sanitaria - TEAM (Tessera Europea Assicurazione Malattia) - Codice STP - Codice ENI. In mancanza di un qualsiasi documento verranno registrati i dati anagrafici dichiarati dalla persona e l’indicazione di un eventuale ente-struttura-associazione di riferimento.

Da “Salute Internazionale” 28.03.21

“Dopo un tempo di fiducia irrazionale nel progresso e nelle capacità umane, una parte della società sta entrando in una fase di maggiore consapevolezza. Si avverte una crescente sensibilità riguardo all’ambiente e alla cura della natura e matura una sincera e dolorosa preoccupazione per ciò che sta accadendo nel nostro pianeta”
Papa Francesco, Laudato si’