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Cento anni fa la spagnola uccise quasi 50 milioni di persone; i morti per Covid sono poco più che 3 milioni. La scienza non è onnipotente ma neppure impotente e la medicina moderna ha trasformato la pandemia in una sfida gestibile. Al contrario sono state spesso errate le decisioni politiche e fuorvianti le comunicazioni istituzionali. Secondo Aldo Schiavone (Progresso, ed. Il Mulino) ci attende “una prova che chiede di adeguare a un salto tecnologico vertiginoso una capacità di costruzione sociale, etica, politica, giuridica in grado di sostenerne gli effetti e di orientarli verso una maggior liberà dell’umano e di una sua maggiore capacità di realizzarsi”.
A. P.

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Viviamo uno dei più colossali eventi della storia: produrre e somministrare vaccini a qualche miliardo di persone in un anno o poco più. Nessun disastro è mai stato affrontato con tale dispendio di energie. Una vittoria della medicina che, tuttavia, ha costretto a misurarsi con le logiche, le difficoltà, le incertezze, le delusioni della scienza e con l’intreccio tra sanità, economia, politica, mercato; la società con le sue molteplici e inestricabili sfaccettature. Nasce una diversa medicina alla quale però si pongono le antiche domande di guarigione. Un panorama complesso che tentiamo di illuminare in questa seconda parte della rivista.
Antonio Panti