Interventi Assistiti con gli Animali

Francesca Mugnai

Francesca Mugnai
Esperta in Interventi Assistiti con Animali, direttore scientifico del Centro di Ricerca Antropozoa, responsabile degli Interventi Assistiti con Animali all’AOU Meyer di Firenze. Responsabile psicoeducativ del Centro Pet Therapy Antropozoa nel Valdarno aretino. Laureata in Filosofia,Scienze e Tecniche Psicologiche dell’Età Evolutiva e con laurea magistrale in Psicologia Clinica, è mediatore familiare, specialista in osservazione psicoanalitica dell’infanzia e adolescenza alla Tavistock Clinic, tiene docenze in tutta Italia. È l’unico membro italiano della International Society for Animal Assisted Therapy. Collabora con clinici e specialisti internazionali; è autrice di numerosi testi divulgativi e articoli scientifici pubblicati in Italia e a livello internazionale

Gli Interventi Assistiti con gli Animali sono sempre più richiesti, ma necessitano di professionalità, formazione, multidisciplinarietà. Perché gli effetti benefici sono ormai indiscussi, ma non si tratta della panacea a tutti i mali: vanno presi in considerazione i rischi e anche l’impatto psicofisico sia sull’uomo che sull’animale in un costante monitoraggio per il benessere di entrambi.

Parole chiave:
pet therapy, attività assistita con gli animali, socializzazione, bambini in ospedale

Si chiamano Interventi Assistiti con gli Animali (IAA), declinati in “Terapia Assistita con gli Animali” (TAA), “Attività Assistita con gli Animali” (AAA) e “Educazione Assistita con gli Animali” (EAA), ma nel gergo popolare sono conosciuti come pet therapy. Si tratta di un intervento complesso che facilita l’approccio medico e terapeutico delle varie figure sanitarie, soprattutto laddove il paziente non dimostra collaborazione spontanea. La presenza di un animale spesso consolida un rapporto emotivo con la persona, stabilisce un nuovo canale di comunicazione e uno stimolo alla partecipazione attiva.

Da quasi 20 anni ormai l’associazione Antropozoa sperimenta e rafforza gli Interventi Assistiti con gli Animali anche all’interno dell’AOU Meyer di Firenze con un metodo basato sull’attivazione di un rapporto di aiuto all’interno del triangolo “soggetto dell’intervento - animale - operatore specializzato”. Questo rapporto va verso una cura umanizzante, permette di rompere le barriere relazionali, di operare su blocchi emotivi, di favorire l’autostima e fornire uno stimolo multidimensionale per il raggiungimento dell’equilibrio e dell’omeostasi attraverso l’autoregolazione emotiva assistita.

Logo Mugnai

Numerosi studi internazionali dimostrano che gli effetti positivi degli Interventi Assistiti con gli Animali vertono sull’area della socializzazione (depressione, autismo, disturbi generici dello sviluppo), cognitiva (disturbi psichiatrici e neurologici), emotiva (difficoltà di adattamento, disturbi dell’apprendimento) e neuromotoria. Altro settore è la riabilitazione motoria: cane o cavallo fungono da motivatori al recupero psicofisico e da stimolo alla coordinazione psicomotoria. Effetti benefici sono indicati per problemi di comunicazione, di relazione e di socializzazione. Per l’autismo, i disturbi pervasivi dello sviluppo, i disturbi del comportamento e le patologie psichiatriche, è uno strumento riabilitativo importante. Lo è anche per le malattie croniche, a seconda della fase di malattia a livello psicologico. Per le persone con Alzheimer o con demenza, riduce l’ansia, aumenta le manifestazioni di piacere e interesse e riduce quelle di tristezza, operando sul tono dell’umore.

In particolare, nel caso dei bambini in ospedale, il rapporto con l’animale è immediato, diretto, con vantaggi psicologici, educativi e fisici. Sempre con l’ausilio di un operatore di pet therapy, formato in un percorso accreditato a livello istituzionale e capace di operare e agire nella relazione di aiuto, l’animale diventa un mediatore emozionale: aiuta a conoscere l’importanza del linguaggio non verbale, attraverso le carezze e le coccole allontana i pensieri ruminanti invasivi, dona stimoli nei sensi e nelle relazioni. È una presenza che distrae, fa sorridere, rilassa, stimola a movimenti fisici spontanei o finalizzati.

Non esiste un cane giusto per ogni reparto o ogni patologia, il cane viene scelto fin da piccolo in base al percorso da fare in ospedale. In un reparto oncologico, dove si vive un blocco delle emozioni, serve un cane con calma, leggerezza, contenimento emotivo: promuove emozioni positive e di tranquillità. In una rianimazione - terapia intensiva con paziente allettato, è necessario rompere uno schema di quotidianità sempre uguale: un animale grande colpisce l’attenzione. A livello di razza, i retrievers sono tra i più adatti: per istinto hanno l’entusiasmo nella collaborazione. Anche i cani piccoli (meticci) sono molto utili in determinati ambiti: possono stare sulle gambe di un paziente durante una visita riducendo il suo stress oppure salire sui letti di chi non può alzarsi.

Tra le specie idonee agli Interventi Assistiti con gli Animali ci sono anche i cavalli, gli asini, i conigli e i gatti. In ospedale è più facile introdurre un cane, ma a seconda dell’animale inserito nel progetto, si hanno leve motivazionali diverse.

Tutto è programmato nell’équipe di cui fanno parte un responsabile di progetto, un referente d’intervento, un coadiutore dell’animale e un veterinario esperto in Interventi Assistiti con gli Animali, col coinvolgimento di medici di varie specializzazioni, psichiatri, psicologi, educatori, riabilitatori e un costante monitoraggio dell’impatto animale/umano.

Fig 1 Mugnai

Fig 2 Mugnai

Gli interventi assistiti però non sono una panacea per tutto: possono avere effetti controindicati sia sulla persona sia sull’animale, come la riattivazione di vissuti emotivi che, se non ben compensati ed elaborati dal clinico, possono aggravare aspetti umorali e relazionali. Per il cane poi l’impegno psicofisico è notevole: va costantemente controllato sia a livello clinico attraverso esami specifici sullo stress, come le indagini veterinarie sul cortisolo, che a livello comportamentale.

Fig 3 Mugnai

Anche nello svolgimento della pet therapy la gestione del rischio è indispensabile per garantire la sicurezza igienico-sanitaria negli ospedali. Le infezioni correlate all’assistenza (ICA) rappresentano un grave problema e studi internazionali confermano che è impossibile eliminarne completamente il rischio, tanto che questo aspetto è al centro di valutazioni ed elaborazioni da oltre vent’anni, oggetto delle Linee Guida del Center for Disease Control and Prevention di Atlanta (USA) nel 2003 e di quelle nazionali del 2015, che sono anche molto dettagliate sulla salute fisica e mentale dell’animale in stretta collaborazione col veterinario referente.

Il movimento One Health (che si sta allargando a livello internazionale) prende in forte considerazione il legame tra la salute degli esseri umani e quella degli animali e degli ecosistemi. Promuove l’applicazione di un approccio collaborativo, multidisciplinare, intersettoriale e coordinato per affrontare i rischi potenziali o già esistenti. Nell’ambito degli Interventi Assistiti con gli Animali, occorre prendere in considerazione la possibilità di trasmissione di microrganismi patogeni dall’animale all’uomo, ma anche viceversa: il cane può diventare vittima di infezioni contratte dall’essere umano e costituire un potenziale serbatoio per microrganismi antibiotico-resistenti, che possono essere introdotti nelle strutture sanitarie. Le zoonosi inverse, cioè le infezioni che gli animali contraggono dagli uomini, meritano una crescente attenzione nell’attuazione degli Interventi Assistiti con gli Animali a qualsiasi livello e sono oggetto di studi a livello internazionale. Una revisione sistematica del 2014 ha dimostrato come le malattie trasmesse dall’uomo all’animale siano in costante aumento e includono soprattutto MRSA (Methicillin-Resistant Staphylococcus Aureus) e il virus dell’Influenza A. Gli animali da compagnia coinvolti da questo fenomeno nelle pubblicazioni scientifiche alla base del lavoro citato costituivano il 23%.


antropozoa @gmail.com