Cento anni di tossicologia a Firenze: passato e presente

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Guido MannaioniGuido MannaioniProfessore ordinario di Farmacologia e docente di Farmacologia e Tossicologia nel corso  di laurea specialistica in Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Firenze e Direttore della Struttura Ospedaliero-Dipartimentale complessa di Tossicologia Medica e Centro Antiveleni dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Careggi. Direttore della Scuola di Specializzazione in Farmacologia e Tossicologia Clinica dell’Università degli Studi di Firenze e membro del consiglio direttivo della Società Italiana di Tossicologia (SITOX) per il triennio 2018-2021

Emanuela Masini, Già Professore Ordinario di e Farmacologia, Direttore della SOD Tossicologia Medica Centro Antiveleni,  Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi

Giancarlo PepeuProfessore Emerito, Università degli Studi di Firenze

 

Sono descritti i 100 anni di vita dell’Unità di Tossicologia della Azienda Ospeda-liero-Universitaria di Careggi nata nel 1917. La sua attività è documentata da pubblicazioni scientifiche e da rapporti interni che riportano il numero e l’andamento dei ricoveri negli anni, i cambiamenti nei farmaci e nelle sostanze causa degli avvelenamenti volontari e accidentali, acuti e cronici e le terapie pra-ticate.

 

Parole chiave: tossicologia, AOU Careggi, suicidio, intossicazione acuta

 

Nell’autunno del 1917 fu istituita una Unità di Tossicologia nel servizio di pronto soccorso dell’Arcispedale di Santa Maria Nuova per trattare le intossicazioni non professionali in Firenze e provincia. L’istituzione si deve a un accordo fra il Prof. Giusto Coronedi, Direttore del Laboratorio di Materia Medica e Farmacologia Sperimentale dell’Istituto di Studi Superiori di Firenze e il Direttore dell’Arcispedale. In base ad esso, l’Istituto avrebbe fornito ai medici e all’Arcispedale letti e infermieri/e. Nacque così quella che per anni fu chiamata la Clinica Tossicologica ma è oggi definita SOD Tossicologia Medica del Dipartimento DEA. Dagli anni ’70 del secolo scorso, essa funge anche da Centro Regionale Antiveleni fornendo immediata assistenza telefonica in caso di intossicazioni. Nel 2019 le chiamate sono state 6.132. La Tossicologia Medica fiorentina è una struttura unica in Italia, frutto di una lunga tradizione. Infatti già nel 1859 fu istituita a Firenze una cattedra di Tossicologia affidata al Prof. Ranieri Bel-lini Pisano (1817-1878) autore del libro Lezioni di Tossicologia Sperimentale 1861-1862, ritenuto il primo trattato di tossicologia sperimentale nel mondo.

L’attività dell’Unità di Tossicologia dal 1917 al 1979 è documentata da articoli su riviste scientifiche e quella dal 1980 a oggi da rapporti interni. Nel 1917 l’area di utenza dell’Unità di Tossicologia era di circa 700.000 abitanti e i ricoveri per intossicazioni acute nel triennio 1917-19 furono circa 100 all’anno con il 10% di mortalità. Nella Ta-bella I è riportato l’andamento del numero di ricoveri dal 1917 al 2015 e sono elencate le principali sostanze causa delle intossicazioni acute. Da essa risulta che il numero di ricoveri è aumentato progressivamente fino a superare i 1.000 casi all’anno dal triennio 1947-49. Dal 1947 al 1968 circa il 20% dei ricoveri erano causati da infezioni di natura alimentare da salmonelle o stafilococchi, impropriamente considerate “intossicazioni alimenta-ri”. Dal 1968 questi pazienti sono ricoverati nel reparto di Malattie Infettive. Dall’inizio degli anni ’70 il numero dei ricoveri per intossicazioni acute si aggira sui 1.000-1.200 all’anno con una mortalità dello 0,4% e un rapporto maschi-femmine di 1 a 2,5. I casi di intossicazioni acute in minori sono sempre stati ricoverati all’Ospedale Infan-tile Meyer con il quale dal 2003 l’Unità di Tossicologia gestisce un ambulatorio di tossicologia perinatale che ef-fettua più di 200 visite all’anno. L’aumento dei ricoveri per intossicazioni acute nei decenni è dipeso dalla crescita della popolazione utente che ha superato il milione, da una sempre maggior disponibilità di farmaci e tossici e dalla facilità di accesso al Servizio Sanitario Nazionale.

I suicidi sono sempre stati la causa principale delle intossicazioni acute. Negli anni ’20 essi rappresentavano il 70% dei ricoveri. Nel 1928 fu proibito alla stampa di riportare i casi di suicidio e ciò portò a una diminuzione dei tentati suicidi. Essi furono solo il 20% dei ricoveri durante la II Guerra Mondiale confermando il noto dato che i suicidi diminuiscono durante le guerre. Con la fine della guerra le intossicazioni volontarie risalirono e diventa-rono il 70% dei ricoveri. Le sostanze usate sono cambiate nel corso degli anni. Negli anni ’20, esse erano so-prattutto prodotti di uso domestico quali cloruro di mercurio o sublimato corrosivo, usato come disinfettante, io-dio e fosforo. Le intossicazioni da cloruro di mercurio, con morte nel 70% dei casi per i danni renali, diminuirono fino a scomparire all’inizio degli anni ’30 per le limitazioni alla vendita e la sostituzione con lo iodio come disinfet-tante. Dalla metà degli anni ’20 i barbiturici, soprattutto veronal e luminal, diventarono il mezzo più diffuso per tentare il suicidio. Inizialmente, la mortalità era del 30%. Il numero di ammissioni da barbiturici, spesso in coma profondo, continuò ad aumentare con un picco di 150 casi nel 1975, tuttavia la mortalità si ridusse all’1% grazie alla terapia con analettici, cardiazolo e picrotossina, in forti dosi e antibiotici, questi per prevenire le complicazioni di natura infettiva. Gli analettici sono stati poi sostituiti dal solo supporto respiratorio con eliminazione del tossico mediante diuretici, somministrazione di liquidi ed emodialisi, nei casi più gravi. Negli anni ’60, i barbiturici furono soppiantati dalle benzodiazepine, meno pericolose in quanto inducono un coma poco profondo dal quale è pos-sibile ottenere il risveglio con un antidoto specifico, il flumazenil. Fra le intossicazioni volontarie sono attualmen-te frequenti quelle da antidepressivi e da analgesici-antipiretici che, se gravi, vengono trattate con emoperfu-sione su carbone per allontanare i farmaci. Le intossicazioni volontarie o accidentali da ipoclorito di sodio sono sempre state frequenti, meno comuni invece quelle da acidi cloridrico e solforico e soda caustica. Le prime hanno prognosi favorevole, quelle da caustici erano mortali nel 40% dei casi ma la prognosi è migliorata dagli anni ’60 con il ricorso a laparatomia, gastrectomia e lavaggio con tampone fosfato.

Tab 1 Mannaioni

Ogni anno vi è un piccolo numero di intossicazioni da ossido di carbonio con aumenti nel corso di inverni parti-colarmente freddi per l’uso di bracieri e stufe malfunzionanti. La prognosi è per lo più favorevole ma possono rimanere postumi neurologici. Analogamente, ogni anno vi sono ricoveri per intossicazioni da funghi con qualche episodio epidemico in anni di abbondanza di funghi. Si tratta in genere di intossicazioni causate da tossine ga-strointestinali il cui contenuto può subire aumenti stagionali anche in funghi eduli. Meno frequenti, ma spesso mortali, sono le intossicazioni da Amanita Falloide o Verna. La mortalità è stata ridotta negli ultimi anni con la somministrazione di alte dosi di benzilpenicillina, che blocca il trasporto di -amanitina negli epatociti, associata ad acido tioctico e corticosteroidi.

Fino agli anni ’60, i casi di allergia da farmaci erano molto rari ed erano definiti intolleranza ai farmaci. Sono di-ventati progressivamente più frequenti fino a rappresentare adesso circa il 7% dei ricoveri. Le ragioni di questo aumento vanno ricercate nel maggior consumo di farmaci, penicillina in particolare, e nella maggior propensione a rivolgersi ai servizi sanitari.

Nei primi 50 anni di attività, ogni anno fu ricoverato qualche caso di intossicazione acuta da oppioidi (laudano, morfina e “Pantopon”), talvolta con esito mortale, dovuto a tentato suicidio o a errori terapeutici. Non vi furono casi di intossicazione cronica. Il cambiamento avvenne all’inizio degli anni ’70 con la comparsa di casi di dipen-denza da eroina e da alcol, con un rapporto maschi-femmine di 3 a 1 e un’età inferiore ai 30 anni nel 55% dei casi. Da allora vi è stato un costante aumento e l’Ambulatorio per le Tossicodipendenze fa più di 3.000 visite all’anno. Sono stati sviluppati protocolli terapeutici per il trattamento della dipendenza da etanolo e da oppioidi anche con l’uso di metadone.

Una ventina di casi di intossicazione da overdose di cocaina, droga allora di moda, furono ricoverati nei primi an-ni ’20. Poi la cocaina scomparve per riapparire sporadicamente negli anni ’80 mentre dal 1938 ogni anno ci sono stati casi isolati di intossicazione da anfetamina.

In conclusione, l’attività dell’Unità di Tossicologia è uno specchio delle trasformazioni della società e della medi-cina nel corso dell’ultimo secolo. Esse sono sempre state affrontate con un’alta percentuale di successi grazie alla continua ricerca di adeguate terapie.

 

guido.mannaioni@unifi.it

Il Centro Antiveleni è Centro di Riferimento Regionale, offre un servizio di consulenza telefonica su ogni tipo di intossicazione, vera o presunta, ad accesso diretto nelle 24 ore, per ospedali, istituzioni e cittadini di tutta la Nazione. 

Tel.: 055 794 7819

Sede: Padiglione 16 San Luca, settore A, piano terra

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