La Medicina di Genere: diagnosi e terapie a misura di donna

Donatella LippiDonatella Lippi, Professore di Storia della Medicina e Medical Humanities, Università degli Studi di Firenze

 

 

 

Somerset Maugham, Il filo del rasoio (1944): 4“Uomini e donne non sono solo se stessi: sono anche la regione dove sono nati, la casa, l’aia dove hanno imparato a camminare, i giochi con cui si sono divertiti da bambini, i racconti delle vecchie comari uditi di straforo, i cibi che mangiavano, le scuole che hanno frequentato, gli sport che l’interessavano, i poeti che leggevano, il dio in cui credevano.

Tutte queste cose li hanno resi ciò che essi sono”.

 

Parole chiave: genere, sesso, Medicina di Genere, parità

 

Si chiama “Sindrome di Yentl”: Yentl, eroina della storia del Premio Nobel Isaac B. Singer, Yentl, studente di “ye-shivà, dovette rasarsi i capelli e vestirsi da uomo per poter accedere alla scuola ebraica e studiare il Talmud, uno dei testi sacri dell’ebraismo. Come lei, tante altre donne sono state costrette a mimetizzarsi per poter esercitare una professione, scrivere un libro, studiare… Ma era una condizione sommersa: nel 1991, invece, Bernardine Patricia Healy, cardiologa americana, prima donna a divenire Direttrice dell’Istituto Nazionale della Salute (NIH) negli Stati Uniti, descrisse questa sindrome, sottolineando come nell’Istituto di Cardiologia, che lei stessa dirige-va, le donne fossero meno ospedalizzate, meno sottoposte a procedure diagnostiche, interventi e terapie ri-spetto agli uomini; le donne, inoltre, risultavano meno rappresentate nelle sperimentazioni cliniche. Se questo articolo, pubblicato sul “New England Journal of Medicine”, può essere considerato il punto di partenza per l’implementazione della Medicina di Genere, grandi passi in avanti sono stati fatti negli ultimi 20 anni, progressi davvero significativi, soprattutto se si considera che, fino al Settecento inoltrato, non esisteva nemmeno una ve-ra e propria Ginecologia. Forse, perché la Donna, come i Bambini, scarsamente produttivi, non era valutata né dal punto di vista sociale né tantomeno da quello medico… In realtà, il concetto di Medicina di Genere va molto al di là dell’approccio scientifico e clinico alle patologie legate al sistema riproduttivo o alla salute/ai problemi delle donne, di pertinenza ostetrico-ginecologica.

La Medicina di Genere è una sorta di chiave di lettura per com-prendere in che modo le malattie di tutti gli organi e sistemi si manifestino nei due generi e, soprattutto, valutare le differenze di genere rispetto ai sintomi delle malattie, alla necessità di differenti percorsi diagnostici e inter-pretazioni dei risultati, alle variabili nella risposta ai farmaci o, addirittura, alla necessità di utilizzare farmaci diversi e, ancora, alle difformità in merito alla prevenzione di tutte le malattie.

La Medicina di Genere, quindi, come so-stiene la Professoressa Teresita Mazzei, Presidente dell’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri della Provincia di Firenze, propone un approccio trasversale alla medicina, che supera una tradizione atavica, legata alla tendenza a considerare solo il sesso maschile nelle sperimentazioni e, di conseguenza, nella clinica. Analogo destino ha coinvolto i bambini: le espressioni della storia dell’arte rinascimentale documentano la faticosa conquista anche di un’immagine dei bimbi con le proporzioni corrette, come ha dimostrato la recente ricerca auxologica. Ora, giu-stamente, si dà spazio anche alle donne in questa prospettiva di Medicina personalizzata, che va concepita come una Medicina genere-specifica: non si tratta di una medicina parallela o alternativa, ma di una pratica e di un in-segnamento che tenga conto di una differenziazione di genere, all’interno dell’unità della medicina clinica.

Dal punto di vista operativo, in ottemperanza alla Legge 3/2018, è stato approntato dal Ministero della Salute e dal Centro di Riferimento per la Medicina di Genere dell’Istituto Superiore di Sanità – in collaborazione con referenti scientifici delle Regioni e degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e con il supporto di Agenas e Aifa – il Piano Nazionale per l’applicazione e la diffusione della Medicina di Genere, che è già stato approvato in Conferenza Stato-Regioni. Al centro del Piano, le differenze di genere relativamente a: farmaci e dispositivi me-dici; malattie cardiovascolari, neurologiche, dell’osso, psichiatriche, respiratorie, autoimmuni, dermatologiche; vaccini, infezioni virali, infezioni batteriche, malattie metaboliche, oncologia e disordini dello sviluppo sessuale.

Fig 1 Lippi

A monitorare l’attuazione delle azioni di promozione, applicazione e sostegno alla Medicina di Genere contemplate nel Piano, è stato previsto un Osservatorio dedicato. Dal punto di vista formativo, la Scuola di Scienze della Sa-lute Umana dell’Università degli Studi di Firenze ha attivato un Master in Salute e Medicina di Genere, che è già alla sua seconda edizione, per attuare un percorso didattico multidisciplinare allo scopo di fornire le conoscenze di base e specialistiche per una corretta comprensione del vasto panorama della Salute e Medicina di Genere.

Partendo dall’aspetto epidemiologico, che vede una prevalenza nettamente diversa di numerose patologie nei due generi (malattie cardiovascolari, diabete, Alzheimer, disfunzioni tiroidee ecc.), attraverso i diversi quadri cli-nici e fisio-patologici delle malattie, fino alle conoscenze e sperimentazioni farmacologiche, viene ricostruito un percorso virtuoso, scientificamente validato. Il Coordinatore del Corso è la Professoressa Cinzia Fatini; il Comi-tato Ordinatore è composto anche dai Professori Felice Petraglia, Maria Elisabetta Coccia, Teresita Mazzei, Paola Parronchi.

Nella prospettiva “allargata” della violenza di genere, questo contributo è, quindi, particolarmente utile per la formazione di un’etica della relazione globale, in nome di quell’articolo 32 della nostra Costituzione, che riconosce il Diritto alla Salute come diritto a una “vita sana” e a cure sanitarie di qualità, nelle varie fasi della no-stra vita, come prevede la Strategia per la salute delle donne, i bambini e gli adolescenti (2016-2030) dell’OMS, una sorta di cartina al tornasole, che evidenzia priorità e azioni da mettere in campo per tutelare la salute di que-sti gruppi, i quali sono inevitabilmente anche i più fragili.

San Sebastiano periodico della Misericordia di Firenze, Ottobre 2019 -6-7

donatella.lippi@unifi.it