A proposito di autori onorari, ospiti, gatti, fantasmi: piccole e grandi truffe nella letteratura scientifica

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Giovanni FalsiniGiovanni Falsini, Cardiologo interventista presso l’Azienda USL Toscana Sud-Est, Zona Operativa Arezzo. Referente per il Dipartimento Car-diovascolare e Neurologico dell’Azienda USL Toscana Sud-Est per Qualità, Rischio Clinico e Accreditamento. È stato membro del Comitato Edito-riale del Giornale Italiano di Cardiologia dal 2008 al 2013, attualmente membro del Comitato editoriale della rivista Il Cesalpino

  

Simona BorghesiSimona Borghesi, Radioterapista Oncologa presso l’Azienda USL Toscana Sud-Est, Zona Operativa Arezzo. Dal 2009 è referente per la Forma-zione del Dipartimento Oncologico. Membro del Comitato editoriale della rivista Il Cesalpino

 

 

Le pubblicazioni scientifiche hanno delle regole precise su questioni etiche come la paternità del lavoro. Vengono descritti alcuni esempi di pratiche scorrette come quelle degli autori ospiti e degli autori fantasma. Il processo editoriale con revi-sione tra pari, nonostante queste falle, attualmente rappresenta comunque la mi-glior garanzia di qualità.

 

Parole chiave: articolo scientifico, autori, pubblicazione

 

Introduzione

Nonostante l’esistenza di precise norme, il processo editoriale è soggetto a falle nel controllo delle pubblicazioni. Descriviamo alcuni casi aneddotici, come quello del gatto co-autore, dei lavori completamente inventati firmati da autori inesistenti e il problema degli autori fantasma.

La paternità dei lavori scientifici: la storia del gatto co-autore

In un famoso articolo scientifico, Two-, Three-, and Four-Atom Exchange Effects in bcc 3He, pubblicato nel 1975 su “Physical Review Letters”, vi sono i nomi di due autori, Jack H. Hetherington e F.D.C. Willard. Il primo, noto fisico e matematico statunitense, è il vero autore mentre il secondo in realtà è… il suo gatto. Infatti, per non riscrivere a macchina tutto il lavoro, redatto erroneamente in prima persona plurale anziché singolare, l’autore aggiunse al documento il nome del suo gatto siamese Chester (F.D.C. Willard stava per Felix Domesticus, Che-ster e Willard erano i nomi del padre del gatto) (Figura 1). L’identità del “gatto scienziato”, scoperta solo qualche tempo dopo, non fu contestata, ma anzi apprezzata dalle autorità universitarie che fecero del gatto la mascotte dell’ateneo. Lo studio di Hetherington (e del suo gatto) rimase la sua pubblicazione più apprezzata e famosa.

hetherington cat

I lavori scritti in maniera automatica da programmi per computer

Un altro aspetto interessante è quello di lavori non-senso scritti interamente al computer.

SCIgen, un software realizzato dai ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT) Jeremy Stribling, Daniel Aguayo e Krohn Maxwell per dimostrare la facilità con cui si possono realizzare falsi scientifici, crea artico-li combinando stringhe di testo generate casualmente. Nel 2005 Rooter: a methodology for the typical unifica-tion of access points and redundancy”, lavoro generato con SCIgen, fu accettato al 2005 World Multiconference on Systemics, Cybernetics and Informatics e gli autori furono invitati a parlare al congresso.

Con SCIgen sono stati realizzati almeno 120 lavori fasulli, scovati da Cyril Labbé, ricercatore alla Joseph Fourier University di Grenoble, realizzatore di un software che identifica gli articoli scritti da SCIgen.

I lavori fasulli scritti ad hoc

Vari ricercatori e/o giornalisti specializzati, al fine di rilevare le falle dei controlli di qualità delle produzioni scienti-fiche, hanno documentato l’accettazione di lavori fasulli da parte di riviste titolate. Come pubblicato da John Bo-hannon su “Science” nel 2013, un lavoro deliberatamente fasullo sulla proprietà anti-tumorali di un lichene, scritto da un autore inesistente di un istituto inesistente, fu inviato in versioni leggermente diverse a 304 riviste scientifiche e fu accettato da più della metà di esse. Qualunque revisore con una conoscenza della chimica di base avrebbe dovuto individuare immediatamente le grossolane carenze del manoscritto.

Gli autori ospiti o onorari

Benché tutti gli autori dei lavori scientifici debbano aver contribuito alla pubblicazione, molto spesso compare tra gli autori chi in realtà non ha fornito alcun contributo (autore onorario o ospite, guest author). Spesso vengono inseriti fra gli autori per aumentare la visibilità e credibilità della pubblicazione: ciò può minare il lavoro svolto nel-la ricerca, causando un danno nel lungo periodo.

Gli autori fantasma o ombra

Si distinguono due situazioni completamente differenti sul piano morale e legale:

l’omissione dalla pubblicazione finale dei nomi di medici in formazione, studenti o tecnici coinvolti nella ricerca. Sebbene non dia il dovuto riconoscimento a chi ha realmente contribuito al lavoro, ciò non è necessariamente una truffa. La paternità fantasma può però essere utilizzata in modo francamente scorretto, ad esempio per oscurare potenziali conflitti di interesse, come nel caso di omissione del nome di un dipendente dell’azienda farmaceutica che produce il farmaco sperimentato;

l’omissione del nome dello scrittore fantasma (ghost-writer) o scrittore ombra, un professionista pagato per scrivere pubblicazioni scientifiche (medical writer) da un’industria. Una volta scritto un articolo, il medical wri-ter che non apparirà come autore (autore fantasma) lo spedisce a un autore (ospite) indicato dall’industria sponsor. L’autore ospite, ricevuto l’articolo, lo invia a suo nome alla rivista indicata dallo sponsor. Sia l’editore che il lettore vedranno solo il nome dell’autore ospite mentre non saranno in grado di sapere chi sia il vero autore né quanto i contenuti del lavoro siano stati influenzati dallo sponsor. Vi sono esempi famosi legati al marketing di farmaci molto diffusi come Neurontin, Zoloft, Redux e Vioxx, per i quali è stato dimostrato che in molte pubblicazioni scritte da autori fantasma erano stati intenzionalmente omessi gli importanti effetti collate-rali.

L’intero processo di ghost-writing è eticamente inaccettabile poiché gravato dalla non trasparenza e dal ruolo, generalmente nascosto, delle industrie farmaceutiche, con ricadute sulla salute pubblica potenzialmente mol-to gravi. Il ghost-writing deve essere considerato al pari del plagio e punito con il ritiro della pubblicazione e con le azioni disciplinari.

Le difese da queste mal-pratiche

Per scoraggiare l’abuso di paternità, alcune riviste hanno implementato linee guida rigorose al fine di specificare chiaramente il contributo dei singoli autori alla pubblicazione. Infine gli stessi lettori che abbiano percezione di qualsiasi irregolarità hanno la possibilità e l’obbligo morale di segnalare queste all’editore della rivista scientifica.

Conclusioni

Il meccanismo della pubblicazione di articoli scientifici con revisione tra pari non è perfetto e può essere aggirato in maniera volontaria e fraudolenta in vari modi. L’evoluzione futura del processo editoriale scientifico dovrà prevedere strumenti sempre più efficaci di contrasto all’abuso di paternità e di identificazione di problematiche etiche inaccettabili.

 

giofalsini@gmail.com

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