Abbreviazioni

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Fernando Prattichizzo

 

di Fernando Prattichizzo
Specialista in Cardiologia. Specialista in Immunoematologia. Specialista in Medicina Interna, Rete Ambulatoriale Misericordie d’Italia, Empoli

 

Il lessico medico è ricco di abbreviazioni, soprattutto derivate dalla letteratura internazionale in lingua inglese. Le abbreviazioni consentono indiscutibilmente un risparmio di tempo, ma dovrebbero essere utilizzate soltanto all’interno di un articolo scientifico o di una relazione medica dopo aver chiarito il significato dell’abbreviazione alla sua prima enunciazione. Secondo l’articolo 26 del Codice Deontologico il medico redige la cartella clinica con completezza, chiarezza e diligenza. L’utilizzo di abbreviazioni può certamente compromettere la chiarezza della cartella clinica. Circa il 5% degli errori in terapia si verificano per l’utilizzo di abbreviazioni, per cui si raccomanda di limitare l’uso di abbreviazioni, acronimi, sigle e simboli a quelli standardizzati, secondo la raccomandazione numero 18, emanata dal Ministero della Salute nel settembre del 2018. Si assiste a una vera proliferazione di sigle, acronimi e abbreviazioni nei più disparati contesti, che pongono a dura prova la comprensione non solo da parte del cittadino, ma anche dello stesso operatore sanitario.

A seconda del contesto la “NET” rappresenta la “Nutrizione Enterale Totale” o il “Tumore Neuroendocrino”.

In ambito neurologico i “BPSD” sono i “Behavioral and Psycological Symptoms of Dementia”, la “PRES” è la “Posterior Reversible Encephalopathy Syndrome” e la “MOCA” indica il “Montreal Cognitive Assessment”.

In cardiologia l’“EVAR” rappresenta la “Riparazione Endovascolare dell’Aneurisma Aortico”, la “SVAO” è la “Sostituzione Valvolare Aortica”, il “MINOCA” è il “Myocardial Infarction with Non-Ostructive Coronary Arteries”, il “BRAO” vuol dire “Branch Retinal Artery Occlusion”.

In pneumologia “NSIP” indica la “Non-Specific Interstitial Pneumonia”. In epatologia la “NASH” sta per “SteatoEpatite Non Alcolica”.

Per il senologo “CAC” vuol dire “Complesso Areola-Capezzolo” e “CDIS” significa “Carcinoma Duttale In Situ”.

Gli esempi potrebbero andare avanti molto a lungo. L’abbreviazione è utile per chi scrive, ma costringe a un intrigante prolungamento nell’attività di chi legge. Ai nostri giorni ipertecnologici, se proprio si volesse risparmiare tempo, meglio sarebbe utilizzare le app di dettatura vocale, che offrono i più recenti sistemi operativi dei computer. L’“abbreviologia” appare una neodisciplina assolutamente deprecabile, che nei suoi eccessi dovrebbe trovare un apposito divieto nel nostro Codice Deontologico.

fernando.prattichizzo@inps.it

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