L’ORDINE AVEVA RAGIONE: RESPINTO IL RICORSO AVANZATO DA UN COLLEGA

Il 10 novembre scorso è arrivata a conclusione una vicenda iniziata tanto tempo fa che ha visto protagonisti su fronti opposti il nostro Ordine e un collega ad esso iscritto. In quella data infatti è stata depositata la notifica della decisione della Commissione Centrale per gli esercenti le Professioni Sanitarie presso il Ministero della Salute alla quale il collega aveva presentato ricorso contro la decisione dell’Ordine che gli aveva comminato la sanzione della sospensione dall’attività professionale per la durata di sei mesi.

La storia di cui parliamo è iniziata addirittura nel 2014 in seguito ad una segnalazione arrivata all’Ordine nella quale si indicava la presenza sul web di alcuni articoli il cui autore si definiva, tra l’altro, esperto di autismo con nomina dell’Istituto Superiore della Sanità, titolo peraltro contestato dallo stesso Istituto. Negli anni successivi la vicenda si è ulteriormente complicata e altri aspetti di varia natura deontologica e professionale sono venuti alla luce in relazione ai comportamenti messi in atto dal collega, da una dubbia attribuzione del titolo di “Professore” a esternazioni pubbliche circa la presunta correlazione tra vaccinazioni e autismo, dalla prescrizione di prodotti omotossicologici in assenza dell’iscrizione nell’elenco speciale degli esercenti le medicine complementari all’inserimento “a sua insaputa” nel corpo docente di alcune università italiane, risultate estranee alla vicenda e all’attività in qualità di “Professore” presso una non meglio precisata istituzione “di formazione e ricerca” priva di qualsiasi riconoscimento ufficiale da parte del competente Ministero e di altri Atenei italiani. A fronte di una tale mole di istanze (solo in parte qui riportate) e dopo un complesso e articolato processo disciplinare l’Ordine riteneva congruo sanzionare il comportamento del medico con la misura disciplinare della sospensione dall’esercizio della professione per sei mesi, decisione contro la quale il collega presentava ricorso.

A oggi la questione si ferma qui con un risultato completamente favorevole all’operato dell’Ordine che, senza alcun intento persecutorio, si è mosso solo a tutela della professione e della salute dei cittadini, a salvaguardia esclusiva dei principi fondanti della sua istituzione e del suo agire. Il collega, secondo quanto previsto dalla Legge, ha ora la facoltà di proporre ricorso alla Suprema Corte di Cassazione.