Le Commissioni dell'Ordine

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Commissione sulle problematiche dell’età evolutiva

Coordinatore
Pier Luigi Tucci

Referente per il Consiglio
Sergio Baglioni

Componenti
Sandro Domenichetti, Marta Generoso, Riccardo Lo Parrino, Luca Mugnaini, Monica Pierattelli, Massimo Resti, Giovanni Vitali Rosati

Secondo le indicazioni delle delibere consiliari, la Commisione è stata composta da colleghi appartenenti all’area pediatrica nelle sue diverse espressioni funzionali e colleghi appartenenti all’ambito psichiatrico.

Nel primo incontro si è valutato non fosse prioritario organizzare autonomi momenti formativi presso la sede dell’Ordine, in quanto le varie categorie rappresentate già svolgono frequenti attività formative, sia legate a contratti e convenzioni, sia per propria scelta. Si è ritenuto, vista la particolarità della Commissione legata a una fascia di età, fosse preferibile e auspicabile che alla Commissione venissero proposti dal Consiglio dell’Ordine pareri e valutazioni su aspetti di natura deontologica emersi da situazione evidenziate nel Consiglio stesso.

La Commissione ha discusso alcuni possibili argomenti di interesse crescente per la nostra professione ma allo stato attuale scarsamente trattati.

La prima questione discussa è stata il rapporto fra età evolutiva, privacy e social media, dal punto di vista sia del medico sia del paziente. In particolare nel primo caso ci si è chiesti quali contenuti relazionali possano essere scambiati con il paziente minorenne attraverso i social-media. Nel secondo caso ci si è concentrati in specifico sul ragazzo in età adolescenziale, nel quale un utilizzo improprio dei social-media può essere causa di disagio (cyberbullismo, stalking, autolesionismo, abuso sessuale).

Un secondo argomento affrontato è stato l’utilizzo degli psicofarmaci in età evolutiva. I farmaci psicoattivi sono prescritti con difficoltà da neuropsichiatri infantili e psichiatri dell’adolescenza perché sono off-label in età evolutiva, in quanto l’industria farmaceutica è poco interessata a studiare tali farmaci e c’è una certa reticenza a effettuare la sperimentazione clinica su pazienti in età inferiore ai 12 anni. Si segnala pertanto un “vuoto prescrittivo” per alcune patologie psichiatriche in età evolutiva.

Per entrambe le problematiche, in continua evoluzione normativa, si è preferito procedere attraverso articoli su Toscana Medica: Psicosi e tossicodipendenza: chi è all’ombra di chi?, Grande è la confusione e Sua maestà il trauma. Lo sviluppo è traumatico?, a cura di Sandro Domenichetti, e Farmaci antipsicotici in età evolutiva e Bambini contesi a cura di Riccardo Lo Parrino. Monica Pierattelli e Pier Luigi Tucci hanno inoltre pubblicato l’articolo Pediatri per l’allattamento materno.
Il 14 novembre 2019 Monica Pierattelli ha partecipato all’incontro svoltosi alla Prefettura di Firenze sul coordinamento per le strategie di intervento e prevenzione sul tema dell’abuso e della violenza a bambini e adolescenti.

Pier Luigi Tucci

Commissione Medicina di Genere

Coordinatore
Cristiana Baggiore

Referente per il Consiglio
Teresita Mazzei

Componenti
Francesca Bandinelli, Giancarlo Casolo, Valeria Dubini, Elisa Bissoni Fattori, Anita Labonia, Lara Lenzi, Maria Antonia Pata, Ida Rubino, Francesca Sani, nonché in qualità di esperta, Lucrezia Catania

La Commissione si è riunita regolarmente a partire dal dicembre 2018.

I punti essenziali trattati sono stati:

Relativamente al punto 1 è stata promossa l’alfabetizzazione in materia di medicina di genere attraverso un articolo divulgativo e la promozione alla partecipazione al corso on-line specifico, promosso da FNOMCeO.

L’articolo, dal titolo La Cecità di Genere: una sindrome poco conosciuta, è stato pubblicato su Toscana Medica nell’aprile 2019.

La Dr.ssa Lucrezia Catania ha curato la divulgazione anche in Italia di un manuale tascabile, redatto e già in uso in altri paesi, utile per il riconoscimento dei segni di violenza sulle donne.

Relativamente al punto 2, è stato organizzato un Convegno, svolto presso l’Ordine di Firenze il 9 novembre 2019 dal titolo Medicina di genere focus sugli aspetti genere-specifici di alcune patologie, incentrato sulle differenze di genere che caratterizzano le manifestazioni dell’infiammazione in alcuni organi o apparati. Il Convegno ha visto una partecipazione molto ampia, suscitando l’interesse di tutti i presenti. Nell’ultima riunione della Commissione tenutasi il 2 marzo 2020, è stato proposto di realizzare un evento formativo e divulgativo, rivolto sia agli operatori sanitari che alla popolazione, focalizzato sulla comunicazione in medicina, vista in ottica di genere. Gli argomenti clinici sarebbero stati trattati a “due voci “, medico e paziente, nell’intento di far emergere come il genere influenzi la comunicazione e il vissuto di malattia tanto del medico quanto del paziente.

Le riunioni della Commissione si sono interrotte con l’introduzione dei provvedimenti legati all’emergenza Covid-19.

Cristiana Baggiore

Commissione Formazione

Coordinatore
Andrea Ungar

Referente per il Consiglio
Letizia Ricupero

Componenti
Elisabetta Alti, Barbara Baldini, Silvio Bonanni, Alberto Fortini, Luca Giachetti, Raffaele Laureano, Giulio Masotti, Francesca Mazza

La Commissione si è occupata di:

Sono stati organizzati numerosi convegni, presso la sede dell’Ordine come anche in altre sedi. La Commissione ha dato supporto, insieme al personale amministrativo dell’Ordine, ai Colleghi con problematiche relative ai crediti ECM.

Gli eventi organizzati sono stati numerosi (Tabella). Oltre a questo, la Commissione ha accuratamente selezionato quelli patrocinati dall’Ordine secondo una procedura standardizzata e rigorosa.

Tab1a commissioni dellordine

Tab1b commissioni dellordine

Andrea Ungar

Commissione per l’Integrazione delle Medicine Complementari (CIMC)

Coordinatore
Gemma Brandi

Referente per il Consiglio
Teresita Mazzei

Componenti
Sonia Baccetti, Angela Becorpi, Simonetta Bernardini, Antonio Calabrò, Marco Carini, Margherita Ciabini, Franco Cracolici, Lorenzo Emmi, Fabio Firenzuoli, Piero Geppetti, Francesca Martella, Alberto Mattei, Rocco Domenico Mediati, Dante Melchionne, Gian Aristide Norelli, Pietro Pasquetti, Eugenio Pecchioli, Jacopo Periti, Elio Rossi, Raoul Saggini, Anna Truci

Nel gennaio 2018 chi scrive propose al Consiglio dell’OMCeO Firenze l’istituzione di una Commissione per l’Integrazione delle Medicine Complementari, istituita il 26 novembre 2018, dando a me il compito di coordinarla. Il tema da affrontare, spinoso per definizione, includeva istituire una sottocommissione composta dagli esponenti di spicco delle Medicine Complementari autorizzate (Agopuntura, Fitoterapia, Medicina Antroposofica, Omeopatia, Omotossicologia), affinché fosse controllato, tenendo conto dei prefissati standard formativi, l’accesso dei medici agli omonimi elenchi che l’OMCeO ha l’obbligo di gestire. Questo obiettivo è stato raggiunto.

La CIMC aveva e mantiene un altro importante compito, anche questo largamente adempiuto: promuovere l’informazione e la formazione nel campo delle Medicine Complementari, muovendo da un confronto dialettico con le aree specialistiche accademicamente previste. Della Commissione fanno parte, oltre ai citati esperti di Medicine Complementari, medici specialisti in Algologia, Dermatologia, Ginecologia, Gastroenterologia, Immunologia, Medicina Generale, Medicina Interna, Medicina Legale, Oncologia, Ortopedia, Psichiatria, Urologia. La Presidente dell’Ordine di Firenze ha supervisionato, in collaborazione con la Tesoriera, il lavoro svolto, connotato da misura e apertura.

L’attività informativa ha seguito i canali di Toscana Medica (sette articoli nel 2019 e due nel 2020) e di Quotidiano Sanità.

L’attività formativa si è sviluppata, nel 2019, attraverso due meeting dedicati rispettivamente all’Oncologia Integrata, con la partecipazione di esperti di fama nazionale e internazionale, e alla Cefalea, oltre a una tavola rotonda di grande eco all’interno del Convegno Mondiale SIMFER (Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa); nel 2020, per il tramite di una partecipazione a un master universitario sul Microbiota e organizzando un convegno sulla Fibromialgia. Purtroppo, la pandemia ha reso impossibile realizzare due altri eventi in programma.

Il lavoro svolto a Firenze ha ricevuto un vivo apprezzamento a livello nazionale. Ne sia prova il fatto che il Presidente dell’OMCeO Torino ha invitato l’OMCeO di Firenze al Convegno Nazionale di Oncologia Integrata che si è svolto a Torino nei giorni 29/30 novembre 2019.

La CIMC si è regolarmente riunita presso la sede ordinistica fino allo scoppio della pandemia, comunicando al Consiglio la data degli incontri e facendogli pervenire i verbali delle sette riunioni: della prima, che si tenne a fine 2018, a ridosso dell’istituzione della Commissione; delle cinque successive nel 2019; e dell’ultima nel 2020, in era pre-COVID.

Il Consiglio ha nel tempo aperto all’ingresso di nuovi membri, con una certa ipertrofia che oggi meriterebbe una revisione pensata delle presenze, in accordo con l’effettiva volontà di partecipazione e collaborazione e con la rappresentanza non ridondante degli orientamenti clinici. Per inciso, si avverte la mancanza di un pediatra e di un esperto di persone longeve, così come di una formazione rivolta ai medici di medicina generale.

Gemma Brandi

Commissione su gestione del rischio clinico e responsabilità professionale

Coordinatore
Massimo Martelloni

Referente per il Consiglio
Luciano Gabbani

Componenti
Aurelio Bonelli, Angela Citernesi, Paolo Fabbrucci, Carlo Giolli, Lucia Giunti, Anita Labonia, Raffaele Laureano, Daniela Lepore, Francesco Lunghi, Marcello Ridi, Riccardo Tartaglia

Nel triennio 2018-2020 la Commissione costituita sui temi del rischio clinico e della responsabilità professionale ha organizzato alcuni convegni e portato il contributo del Presidente della Commissione a varie iniziative culturali in rappresentanza dell’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri della Provincia di Firenze.

Nello specifico si rammentano gli interventi fatti:

Nel triennio il ruolo della Commissione è stato partecipare al buon funzionamento dell’Ordine con contributi medico-legali su svariati temi.
In particolare la continua collaborazione con il Tribunale di Firenze ha portato all’applicazione dell’accordo FNOMCeO in materia consulenziale e di iscrizione agli albi dei Consulenti del Tribunale di Firenze e alla sperimentazione del nuovo sistema informatico di iscrizione agli albi nell’ambito del Processo Telematico, fatto grazie al quale il Tribunale di Firenze vanta un ruolo di riferimento nazionale presso il Ministero della Giustizia.
Nel 2020 il massimo impegno è stato comunque dedicato a mettere a disposizione del sito web dell’Ordine il maggior numero di contributi scientifici in materia di COVID-19 per dare un aiuto diffuso sulla conoscenza del virus a fini curativi e in materia di gestione del rischio clinico e di responsabilità professionale.

Massimo Martelloni

Commissione di Bioetica

Coordinatore
Giancarlo Landini

Referente per il Consiglio
Pietro Giovanni Claudio Dattolo

Componenti
Alberto Appicciafuoco, Enrico Benvenuti, Barbara Cimolato, Luisa Fioretto, Martina Focardi, Donato Genzano, Maria Loredana Chiara Iorno, Maria Grazia Mori, Piero Morino, Pasquale Palumbo, Vittorio Pavoni, Alexander Peirano, Chiara Somma

La Bioetica è sicuramente uno dei temi principali con cui i medici devono confrontarsi. Specie in questi ultimi anni, anche con le norme di legge entrate in vigore, è accaduto che molti medici si sono trovati impreparati a gestire le disposizioni anticipate di trattamento, il consenso informato, la pianificazione condivisa delle cure.

Quindi preciso obbligo dell’Ordine è diventato farsi parte attiva per migliorare le conoscenze e sostenere i medici nella loro attività in relazione alla Bioetica. Anche i concetti di cure palliative e cure di fine vita sono molte volte sovrapposti e non ben distinti e la terapia del dolore non è ben standardizzata.

Questa cultura oggi non può più essere esclusiva dei medici palliativisti ma deve costituire un patrimonio di base di tutti i medici sia sul territorio che in ospedale. Ecco perché è giusto che l’Ordine se ne occupi andando a colmare una lacuna della preparazione medica.

Per questa ragione la Commissione di Bioetica è stata composta in maniera più interdisciplinare possibile comprendendo medici di medicina generale, ospedalieri e universitari di varie discipline, in particolare Medicina Interna, Geriatria, Anestesia e Rianimazione e Medicina Legale.

La Commissione si è riunita varie volte confrontandosi anche con esperti esterni. Sono stati fatti diversi interventi anche su Toscana Medica. L’attività più rilevante è stata organizzare all’Ordine tre giornate di aggiornamento sulla pianificazione condivisa delle cure e le disposizioni anticipate di trattamento, che hanno visto la partecipazione di tanti medici di tutte le discipline. Il dibattito è stato ampio ed ha permesso a tanti medici fiorentini di aumentare la conoscenza di questi argomenti. Gli incontri si sono svolti il sabato mattina e dopo una parte introduttiva sono stati caratterizzati da un’ampia discussione che ha rappresentato il valore aggiunto di questi incontri.

Inoltre, la Commissione ha aperto uno sportello di ascolto per problemi di Bioetica in cui si rispondeva ai quesiti dei nostri iscritti. È stato preparato un format da distribuire ai medici per raccogliere in modo standardizzato le disposizioni anticipate di trattamento.

L’auspicio è che il lavoro della Commissione possa essere ripreso da chi verrà dopo di noi perché la Bioetica è un campo che va presidiato e che l’Ordine ha il dovere di gestire proprio per la funzione e il ruolo che svolge. Più conoscenza ci sarà fra i medici in questo settore più sicurezza ci sarà per i pazienti e più efficacia nelle cure evitando accanimento terapeutico e nel contempo garantendo sicurezza medico-legale per i medici.

Giancarlo Landini

Commissione Libera Professione e Sanità Privata

Coordinatore
Alberto Appicciafuoco

Referente per il Consiglio
Alexander Peirano

Componenti
Tiziana Barone, Arturo D’Arienzo, Valerio Fancelli, Fabio Fanfani, Mauro Marzi, Laura Ombroni, Viviana Pasquini, Giampiero Peruzzi, Maria Cristiana Ricci

Il Consiglio Direttivo dell’Ordine dei Medici Chirurghi della Provincia di Firenze con Deliberazione 102 del 24/9/2018 ha approvato la composizione delle Commissioni Interne individuate per il triennio 2018-2020.

La Commissione si è riunita la prima volta il 14 novembre 2018 e ha continuato a riunirsi presso la Sala Riunioni dell’Ordine con periodicità bimestrale. Fu deciso di sviluppare un primo tema sentito come importante, poco e male disciplinato rappresentato dal ruolo del Direttore sanitario nelle strutture private di ricovero e ambulatoriali.

Furono infatti poste in evidenza la molteplicità delle realtà esistenti nel territorio con scarsa tutela del professionista medico e la necessità di dare indicazioni omogenee a tutti i colleghi desiderosi di cimentarsi in questo tipo di esperienza. Fu individuato un gruppo di lavoro costituito da Appicciafuoco, Ombroni, Peirano e Ricci, per la raccolta e l’esame della Legislazione vigente, per l’analisi sistematica dei requisiti, dei compiti e delle responsabilità del Direttore Sanitario, per l’individuazione dell’impegno orario delle incompatibilità e dei compensi dovuti. Infine, il gruppo di lavoro doveva mettere in evidenza le particolarità del settore odontoiatrico e i rapporti con l’Ordine Professionale. La sintesi di questo lavoro fu pubblicata su Toscana Medica nel numero 1/2020.

L’emergenza Covid e l’anticipazione delle elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine hanno di fatto impedito che il lavoro della Commissione proseguisse nel 2020.

Alberto Appicciafuoco

Commissione Salute e Ambiente

Coordinatore
Emanuela Masini

Referente per il Consiglio
Pietro Giovanni Claudio Dattolo

Componenti
Amparo Casal Lareo, Roberto Baronti, Annibale Biggeri, Elisa Bissoni Fattori, David Chiaramonti, Antonina Chiccoli, Giuseppe Ferro, Monica Pierattelli, Pier Luigi Tucci, Giovanni Antonio Silverii

Nel primo anno di attività, la Commissione Salute e Ambiente ha focalizzato la propria attenzione sul problema della gestione dei rifiuti, questione che riveste certamente un ruolo sempre più importante dal punto di vista sia economico che sanitario. Le sue ricadute, in termini di tossicologia ambientale nel breve e nel lungo periodo, e i relativi aspetti di salute pubblica richiamano l’attenzione non solo dei medici, come sancito nel Codice Deontologico, ma anche di tutta la popolazione.

Nell’estate 2016 nell’hinterland fiorentino era iniziato un ampio e animato dibattito riguardante i rischi ambientali e sanitari che sarebbero potuti derivare dalla costruzione di un termovalorizzatore di ultima generazione nella piana di Sesto Fiorentino. Il dibattito ha investito i cittadini e i medici della piana, organizzati in comitati, nonché gli amministratori dei comuni interessati, schierati per lo più su posizioni contrarie al progetto regionale.

I rifiuti urbani solidi rappresentano “solo” il 3% della quantità complessiva annua di rifiuti in Europa, circa 5 miliardi di tonnellate, e in questa misura contribuiscono all’inquinamento ambientale, ma sono quelli che più degli altri rifiuti (industriali, minerari, agricoli, scarti di energia e demolizioni ecc.) preoccupano la popolazione, soprattutto e comprensibilmente nelle aree dove insistono o dovranno essere costruiti impianti di smaltimento.

La sindrome NIMBY (Not In My Back Yard), un’informazione non sempre scientificamente corretta, influenza certamente l’opinione pubblica, troppo spesso dimentica del fatto che ognuno di noi è un produttore di rifiuti.

Esistono varie possibilità di gestione e smaltimento dei rifiuti, ma tutti i sistemi, anche i più evoluti e controllati, non sono a rischio zero riguardo alle emissioni in atmosfera e all’inquinamento del suolo e delle acque, anche se la gestione dei rifiuti urbani rispettasse pienamente la regola delle 3R: Riduzione, Riutilizzo, Riciclaggio a cui si può aggiungere oggi una quarta R, Recupero di energia.

Lo strumento più efficace per valutare l’esposizione umana a inquinanti ambientali ed effettuare un adeguato risk assessment è il bio-monitoraggio, che fornisce una misura della reale “dose interna” risultante da tutte le possibili vie e fonti espositive.

È stata affrontata, inoltre, la tematica delle interferenze dell’inquinamento ambientale con i processi riproduttivi, dall’alterazione del ciclo mestruale nella donna alla riduzione della fertilità maschile, con una particolare attenzione soprattutto su come l’inquinamento possa influenzare negativamente lo sviluppo fetale. Le polveri sottili, con altri inquinanti presenti nell’aria, sono responsabili dell’aumento di abortività spontanea, di ritardo di crescita intrauterina, nascita di bambini pretermine e sottopeso. La presenza di pesticidi negli alimenti assunti in un periodo sensibile o critico dello sviluppo possono determinare modificazioni epigenetiche di geni e proteine del sistema neuroendocrino e dare origine ad alterazioni dello sviluppo cognitivo e delle funzioni affettive.

L’influenza dei cambiamenti climatici sull’ambiente e la salute umana è la tematica che la Commissione voleva affrontare nell’ultimo anno; era in programma l’organizzazione di un convegno sul tema Le città sostenibili con la collaborazione del Professor Simone Orlandini, Direttore del Centro di Bioclimatologia dell’Università degli Studi di Firenze. L’iniziativa non ha potuto trovare realizzazione per la pandemia da SARS-CoV-2.

È lecito a questo proposito domandarsi se esista una correlazione tra l’inquinamento atmosferico e la diffusione del Covid-19. Può l’esposizione a inquinamento atmosferico, sia cronica sia acuta, avere un effetto sulla probabilità di contagio, sulla comparsa dei sintomi e il decorso della malattia da coronavirus? Molti gli studi in corso, le posizioni degli scienziati sono divergenti e al momento non possiamo trarre conclusioni definitive.

Emanuela Masini

Commissione Rapporti Ospedale-Territorio

Coordinatore
Sergio Baglioni

Referente per il Consiglio
Maria Antonia Rosaria Pata

Componenti
Cristiana Baggiore, Barbara Baldini, Alessandro Bussotti, Fabio Mazzarelli, Massimo Milli, Alessandro Morettini, Alessandro Pescitelli, Letizia Ricupero, Luciano Spatoliatore, Gianni Taccetti, Stefano Tatini

Il lavoro di questa Commissione teso ad analizzare i rapporti tra ospedale e territorio per identificare gli elementi negativi e positivi e suggerire al Consiglio chiavi interpretative e correttive/implementative si è trovato, in fondo al percorso, di fronte a uno stravolgimento dello scenario entro cui ha operato.

Due sono le cause, una naturale e una umana. La prima è la pandemia Covid e la seconda è la somma di una serie di delibere regionali (811) e aziendali (897 USL TC) che vanno a disarticolare il territorio, contraddicendo, oltre che le regole delle reciproche competenze, il buon senso e anni di progetti e affermazioni, evidentemente considerati dalla parte pubblica un esercizio di stile e non di sostanza.

Quanto accaduto coinvolge l’Ordine, i Sindacati, il Dipartimento di Medicina Generale: sarebbe stato difficile fare di peggio! Fortunatamente una reazione corale della medicina generale ha permesso a fine agosto scorso di ridurre i danni con una revisione della 897, ma lasciando in tutti i professionisti un’impressione di improvvisazione normativa e di ignoranza o indifferenza per la delicata trama di relazioni tra pazienti e medici e tra medici stessi.

La fatica di catalogare gli elementi critici, partendo dal dettaglio per andare al generale e dal generale per spiegare il particolare, e la buona volontà di approfondire alcuni progetti si sono trovate a fare i conti con modifiche così importanti da rendere tutto il materiale raccolto ormai sorpassato dagli eventi e soprattutto soggetto a una continua evoluzione ancora da interpretare correttamente.

Avevamo fatto un programma a fine 2019, per il 2020, che la pandemia ha travolto, ed è stato anche impossibile realizzare un momento di condivisione che eravamo riusciti a riconcordare per il 26 settembre, a causa dell’anticipo delle procedure elettorali dell’Ordine.

Il lavoro ha comunque parti pre-covid e parti post-covid e riteniamo utile portare all’attenzione dei colleghi quanto elaborato, in parte già noto perché diffuso un anno addietro negli scambi di mail senza alcuna ufficialità, sia perché alcune delle affermazioni contenute hanno avuto conferma da fatti successivi sia perché la maggior parte delle criticità persiste ed è da reinterpretare tramite la nuova esperienza.

In pratica possiamo vedere questo impegno come una testimonianza di una situazione precedente con proposte per gli scenari nuovi.

Sergio Baglioni

Commissione Pari Opportunità

Coordinatore
Federica Zolfanelli

Referente per il Consiglio
Teresita Mazzei

Componenti
Allaman Allamani, Luca Amoroso, Barbara Baldini, Fabrizio Bandini, Gabriella Bernini, Gemma Brandi, Lucrezia Catania, Gabriella Ciabattini, Angela Citernesi, Alfredo Dante Danti, Laura Doni, Valeria Dubini, Luisa Fioretto, Donatella Macchia, Massimo Martelloni, Maria Benedetta Ninu, Maria Antonia Rosaria Pata, Monica Pierattelli, Claudia Pozzi, Valeria Santini, Carla Zamboni

… Quando insediai la Commissione pari opportunità dell’Ordine di Firenze, molti anni orsono, posi una domanda che riappare nel dibattito ospitato da Quotidiano Sanità sulla “femminilizzazione” della professione medica. Entro pochi anni il numero delle donne iscritte agli Ordini supererà quello degli uomini; ciò influirà sulla medicina? La professione sarà esercitata nello stesso modo? Fa differenza che il medico sia uomo o donna?…. La cosiddetta “pari opportunità” è questione di organizzazione sociale. Gli asili nido, la partecipazione del padre all’accudimento dei figli, la gestione della casa, i concorsi, le carriere e così via sono problemi difficili ma non insolubili se vi è l’impegno di tutti. Tuttavia la parità è un processo di lunga durata… l’uguaglianza ha storia troppo breve per darla per scontata. Però procede con troppa lentezza, frenata da schemi culturali maschilisti… da: Donne in medicina. Molti interrogativi e qualche certezza, Antonio Panti, Quotidiano Sanità, 16 settembre 2013.

… In conclusione, secondo l’indagine, le peculiari caratteristiche del modello femminile in Sanità, che si fondano sulla competenza comunicativa, sulla capacità organizzativa e di sistematizzazione dell’intervento, sulla qualità relazionale del rapporto con il paziente, sull’efficienza del lavoro di gruppo, della gestione delle reti di relazioni e sulla capacità di mediazione fra posizioni differenti, sembrerebbero l’efficace chiave di volta per poter facilitare il processo di cambiamento già in atto nella Sanità… La proposta allora potrebbe essere che ad una maggiore presenza delle donne in Sanità possa corrispondere un proporzionale aumento di donne nei ruoli apicali, un aumento finalizzato alla salvaguardia ed al maggiore utilizzo di diversità di approcci, di relazioni e di competenze dedicate ad una complementare e per questo forse migliore promozione della salute globale del paziente… da: Le donne in Sanità fanno funzionare meglio il sistema, Teresita Mazzei, Quotidiano Sanità, 25 luglio 2013.

Cosa fare dunque? L’interrogativo della Commissione Pari Opportunità determina un impegno su tre fronti:

La Commissione Pari Opportunità, partendo da aspetti discriminativi nei confronti della donna medico di cui si è occupata da sempre, ha inteso allargare la prospettiva alle situazioni di discriminazione osservabili in Sanità realizzando i termini di Pari Opportunità per tutti.

Convegni realizzati e progetti di lavoro

Merito

È la Costituzione a stabilire la regola-guida per il reclutamento del personale della Pubblica Amministrazione: agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso – recita il terzo comma dell’articolo 97 – salvo specifiche eccezioni (“i casi stabiliti dalla legge”). Questa regola è una diretta e immediata conseguenza dei due principi-valori fondativi dell’ordinamento amministrativo, l’imparzialità e il buon andamento.
La Commissione Pari Opportunità si pone importanti riflessioni sul significato del termine “merito” e sulla sua valorizzazione nel reclutamento del personale medico nella Pubblica Amministrazione. Auspicabile lo Studio degli esiti.
Convegno seminariale 27 ottobre 2018: l’OMCeO di Firenze, per il tramite della Commissione Pari Opportunità, ha affrontato il tema de Il reclutamento nella Pubblica Amministrazione, invitando una Giudice fondatrice e membro della Commissione Pari Opportinità del CSM, la Dottoressa Silvia Governatori, e una Costituzionalista, la Professoressa Elisabetta Catelani.
Si progetta un focus tematico dal titolo Selezione per merito nelle Istituzioni Pubbliche, anticipato da un incontro preliminare con il dottor Nuvoli, Presidente della Sezione Lavoro del Tribunale di Firenze.

Gender Pay Gap

Convegno seminariale 18 febbraio 2018: La medicina, le donne, il merito e il gender gap, Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri.
Si progetta inoltre di proporre una tesi di laurea/specializzazione dedicata alla Medicina del Lavoro sull’attuale situazione fra gli operatori sanitari della Regione Toscana.

Mutilazione Genitali Femminili (MGF)

In occasione della Giornata Internazionale contro le Mutilazioni Genitali Femminili organizzata dall’Associazione Nosotras il 6 febbraio 2020 la dottoressa Lucrezia Catania, membro della Commissione, presenta alla Regione Toscana il Manuale didattico per la diagnosi di MGF e per l’approccio chirurgico della deinfibulazione in un convegno svolto presso l’Auditorium della Regione Toscana con il patrocinio dell’Ordine. Progetto di diffonderlo in rete a tutti i medici dell’Ordine di Firenze.

Conciliazione vita-lavoro

Convegno 17 giugno 2019 su conciliazione vita, lavoro e salute: Politiche regionali e buone pratiche - Le patologie per lo stress da sovraccarico, Commissione Pari Opportunità Interordinistica - relatrice Dottoressa Federica Zolfanelli.

Borsa di studio: i Comitati Pari Opportunità interordinistici promuovono un concorso per idee e progetti sul tema delle conciliazione vita, lavoro e salute, rivolto agli iscritti ai vari albi degli Ordini promotori con lo scopo di favorire una maggiore partecipazione e sensibilizzazione al tema delle Pari Opportunità nella ferma convinzione che l’inclusione di idee possa favorire la diffusione della cultura delle pari opportunità come diritto fondamentale di ogni individuo; la sostenibilità economica, l’impatto sociale, la rilevanza culturale del progetto, i tempi di attuazione e di applicazione del progetto sono i criteri di scelta. Fa parte della giuria la Dottoressa Maria Antonia Pata, membro della Commissione.

Invio di Progetto, su richiesta di spunti e riflessioni da parte del rappresentante degli Ordini Professionali presso la Camera di Commercio di Firenze: il Progetto riguarda la strutturazione di un portale web dedicato al welfare SWIP (Supporto Welfare Inter Professionale), creato dall’Ordine degli Ingegneri, progetto che dopo l’emergenza COVID può essere candidato ai fondi europei con il titolo “Alleanza”. Si tratta della costruzione di una Rete di Servizi che possa supportare le richieste di sostegno alla genitorialità, sostegno agli anziani, salute integrativa (servizi di assistenza e cura per minori, anziani, disabili), benessere e tempo libero - relatrice Dottoressa Federica Zolfanelli.

Convegno 27-29 settembre 2019 Montecatini Terme su conciliazione vita, lavoro e pari opportunità: Analisi dei rischi e buone pratiche, Festival della salute - relatrice Dottoressa Federica Zolfanelli.

Convegno empowerment organizzativo 20 novembre 2018 Firenze: L’alleanza delle differenze nelle strategie di sviluppo, organizzato dall’Ordine degli Psicologi. Tavola rotonda: Empowerment femminile e sviluppo sociale, dialogo fra le professioni - relatrice Dottoressa Federica Zolfanelli.

Violenza contro i Sanitari

Convegno 18 maggio 2018: Violenza da parte dei colleghi ed utenti, organizzato dall’Ordine dei Medici di Firenze in collaborazione con l’Ordine degli Avvocati - relatrice Dottoressa Federica Zolfanelli.

Giornata di studi 27 novembre 2017: Violenza no grazie!!, organizzato dall’Ordine degli Avvocati - relatrice Dottoressa Federica Zolfanelli.

Convegno 31 ottobre 2020: Violenza e salute Codice Rosa e ruolo del Medico - organizzatrice e relatrice Dottoressa Angela Citernesi membro della Commissione Pari Opportunità.

In progettazione

Diseguaglianze di salute

Nell’obiettivo di difendere i diritti fondamentali, da anni l’Unione Europea è passata dal contrasto alla discriminazione di genere (parità fra uomini e donne) alla lotta contro le discriminazioni in senso lato. Si va dalle Pari Opportunità alle Pari Opportunità per Tutti, un’accezione più ampia e complessa, intesa a comprimere, se non a sopprimere, ogni tipo di discriminazione basata su razza, etnia, religione, orientamento sessuale ma anche età, istruzione, assistenza sociale e sanitaria, accesso ai beni e servizi, prevenzione, tanto per fare qualche esempio.

La Commissione Pari Opportunità dell’Ordine ha affrontato l’argomento delle Diseguaglianze di Salute con l’intenzione poi di concretizzare un convegno, nella convinzione di un nuovo ruolo del medico, attento all’equità nella salute. Gli operatori sanitari, i medici e gli infermieri sono i primi (e devono essere i primi) a riconoscere le diseguaglianze di salute, le loro possibili cause, le possibili soluzioni o correzioni e a informare la politica sanitaria e la popolazione. La nostra professione è un osservatorio di privilegio da cui discende anche un impegno morale: parlare al posto di coloro che non hanno gli strumenti per parlare e farsi sentire.

Il Covid-19 non ci ha permesso di portare avanti questo convegno e i nostri pensieri, ma ha evidenziato ulteriori problemi di diseguaglianza sanitaria. Il lockdown non ci impedisce tuttavia di ricordare le nostre osservazioni, che sono state tante: discriminazione nell’anziano, nei pazienti fragili, nei migranti, nel bambino cronico, nel territorio, in Oncologia, nell’accessibilità ai Servizi, per etnie, per genere, con sguardo attento a problemi come l’analfabetismo sanitario, la tossicità finanziaria specialmente in Oncologia, la sostenibilità del Sistema.

Di seguito leggerete alcuni elaborati nati dalle nostre riflessioni e/o dalle nostre esperienze. Non possiamo qui addentrarci nell’importante questione dei Determinanti di Salute. Non è una pubblicazione scientifica, non abbiamo informazioni quantitative né dati scientifici, è un preliminare a un convegno futuro; abbiamo interessanti e intelligenti osservazioni su situazioni forse misconosciute, sulle possibili radici di queste e abbiamo anche proposte sulla possibilità di poterle comprimere (e come). Sono osservazioni preziose che meritano attenzione e sviluppo ulteriore.

Credo sia nostra responsabilità personale e anche peculiare della Commissione Pari Opportunità cercare potenzialità di salute ancora nascoste e poter contribuire al cambiamento.

Federica Zolfanelli

Discriminazioni e migranti

Si potrebbe affermare che la discriminazione tra “mio” e “tuo”, tra “mio territorio” e “tuo territorio” è il fondamento animale su cui si basa poi la differenza tra gruppi e culture umane; essa viene però trascesa dalla mente riflessiva per la quale i valori umani sono condivisi da un popolo ma sono anche universali e transculturali.

L’esperienza professionale sanitaria di chi scrive ha fatto spessissimo incontrare sentimenti e condotte di difesa, rifiuto, stigma, aggressività tra chi assiste e chi è assistito nell’area della psichiatria e delle dipendenze. E anche tante occasioni in cui tali sentimenti e condotte sono stati superati in un’alleanza terapeutica.

Quanto accade con persone affette da disturbi mentali o dipendenze, avviene in modo simile coi migranti – giunti dall’Africa, dall’Asia, dal Sud-America nelle nostre città – dove i problemi sono ancora più complessi. Qui le difficoltà sono almeno di quattro tipi:

Per quanto detto, raccogliere informazioni e inviare o accompagnare in percorsi terapeutici praticabili richiede a chi assiste tempi lunghi ed esercizio di pazienza.

L’assistenza a persone migranti e marginali, che non hanno regolare accesso all’assistenza sanitaria regionale, è una condotta non solo improntata a valori umanitari, ma anche con un effetto sull’insieme della popolazione. Ad esempio, permettere loro di conoscere la propria eventuale contagiosità da Covid-19 mediante un test o un tampone può da un lato aiutarle a trattare i propri possibili sintomi, dall’altro proteggere la comunità in cui risiedono dal propagarsi dell’infezione. È per questo che l’Epidemiologia della USL Toscana-Centro ha iniziato a pianificare uno studio-intervento in partenariato con l’Azienda di Careggi e l’Agenzia Regionale di Sanità e con la collaborazione della rete del volontariato sanitario fiorentino dedicato all’assistenza a immigrati.

Allaman Allamani

Trattamento o maltrattamento dell’anziano ospedalizzato?

A proposito di pari opportunità nella risposta di salute, da qualche anno a questa parte si parla con sempre maggiore frequenza del rilievo da attribuire alla differenza di genere. Accanto a tale squilibrio, che muove persino dalla ricerca, tarata sul genere maschile, occorre non trascurare l’assenza del rilievo che merita il fattore età. Se per i bambini si è tentato di sopperire alle inadeguatezze dei nosocomi destinati agli adulti, creando sofisticate strutture per l’infanzia, analogo interesse non hanno ottenuto i bisogni degli anziani. Su questo vuoto di pensiero e di norme vorrei qui soffermarmi.

La recente pandemia ha scoperchiato la pentola, mostrando come, fuori da qualsiasi dettato costituzionale, si possa decidere di non prestare all’anziano neppure assistenza urgente, nel caso si presenti in Pronto Soccorso, anche dopo di lui, una persona più giovane. Esistono quindi vite di serie A e di serie B, e addirittura la possibilità di sopravvivenza viene calcolata à la six quatre deux in base all’età del soggetto in condizione critica, mettendo alla porta, con grottesca superficialità, costituzione ed energia esistenziale individuali. Non si è poi troppo distanti dall’attribuire valore a una vita in base al censo: prima il più ricco, poi il più povero, in ordine decrescente di depositi bancari o di cura nell’abbigliamento.

Si sa più che bene che gli standard di assistenza ospedaliera sono tarati sull’età adulta e non contemplano i bisogni dell’anziano. Questi, non a caso, considera l’ospedalizzazione il male peggiore e, fin dove può, evita pervicacemente di mettere piede in un nosocomio. D’altra parte, come potrebbe aggirare il Pronto Soccorso in caso di infarto? E come evitare poi il passaggio in un’Unità Coronarica Intensiva? Già l’arrivo di una persona molto attempata in queste aree della cura fa storcere il naso a chi ci lavora, figuriamoci poi se ci si dà la pena di mettere in campo risposte specifiche per degenti i cui sensi potrebbero non essere al meglio (udito e vista mediamente ridotti), incapaci di muoversi per motivi anche contingenti e pertanto bisognosi di informazioni dettagliate su quanto accade intorno a loro. E voilà che le stesse risposte ritenute indispensabili per i minori di età diventerebbero superflue per i longevi. Costoro rischiano di inoltrarsi in uno stato confusionale, essendo cambiate le loro geografie, trovandosi in sistemi tutt’altro che protettivi, nei quali le cure urgenti e intensive fornite a un vicino di letto, non sempre con esito fausto, assumono i connotati di un inspiegabile trauma. Da qui a transitare verso stati illusionali che spieghino, pure alla maniera del delirio, il vissuto circostante il passo è breve, e fantasie consolatorie più o meno strutturate potrebbero diventare la regola, allontanando il soggetto da un buon adeguamento all’esame di realtà fino all’irreversibile e rapida perdita di lucidità e critica.

Per dare a un anziano pari opportunità di cura nell’emergenza, occorre rivedere gli standard di risposta adeguandoli ai bisogni di questi pazienti, come si è fatto per i bambini. Anche i longevi hanno bisogno di presenze accanto in grado di mediare e di dare spiegazioni che il personale in genere non fornisce. Comunque occorre che gli addetti ricevano una formazione che permetta loro di capire come una risposta frettolosa e seccata, pur non determinando la bizza che vedremmo nel bambino, inneschi una reazione regressiva e una perdita acuta ma potenzialmente cronica del senso di realtà, un indementimento da semplice ricovero.

Gemma Brandi

Diseguaglianze di genere, violenza

Il mio interesse a partecipare e promuovere iniziative nella Commissione Pari Opportunità dell’Ordine di Firenze viene da lontano e si sviluppa nel corso della vita professionale.

In generale e senza entrare nei dettagli credo sia ancora forte l’idea, diffusa tra uomini e donne, che la componente femminile della nostra società abbia non solo le capacità per procreare ma anche quelle migliori per prendersi cura dei figli, con effetto di disimpegno degli uomini nelle cure domestiche da una parte e di disimpegno delle donne nelle opportunità lavorative dall’altra. Alla fine le cosiddette donne emancipate o in carriera rischiano l’estinzione!

Negli anni di lavoro professionale mi sono resa conto che l’offerta di opportunità lavorative era dipendente non da meriti specifici e dichiarati ma da altro, e che alcuni contenuti scientifici erano solo in parte valorizzati e talvolta neppure considerati. Ho avuto modo di verificare come nel corso della mia esperienza formativa come ginecologa le conseguenze di abusi sessuali, emozionali e fisici sulla salute delle vittime, la maggior parte donne, non fossero presi in considerazione o nella migliore delle ipotesi fossero ritenuti un cattivo adattamento a condizioni sociali e culturali inevitabili. È poco presente nel mondo sanitario la consapevolezza che si possa fare formazione e intervenire per la prevenzione della causa di tante patologie, suicidi e omicidi!

Il mio impegno nella Commissione Pari Opportunità dell’Ordine ha come interesse promuovere all’interno della professione l’equità, in particolare quella di genere, cioè obiettivi di pari opportunità, pari diritti, pari risorse tra uomini e donne. Per questi obiettivi propongo in generale un impegno a sviluppare politiche di genere secondo una precisa metodologia:

proposta di soluzioni/obiettivi (criteri dichiarati e pubblici per la carriera, formazione professionale su argomenti trascurati, servizi per l’infanzia a sostegno della gestione della famiglia…).

In particolare vorrei che la Commissione sviluppasse interventi sulle discriminazioni violente o sugli abusi nei confronti di donne.

Il webinar che ho organizzato assieme alle altre Colleghe su Violenza e salute: codice rosa e ruolo del medico tenuto lo scorso 31 ottobre aveva lo scopo di affermare, all’interno della professione medica, vecchi e nuovi argomenti scientifici e culturali. Da una parte, ricordare che il Codice Rosa è un modello del Sistema Sanitario Ospedaliero Toscano come risposta alle conseguenze acute che episodi di violenza di tutti i generi, ma soprattutto fisica e sessuale, determinano sulle figure fragili, bambini, anziani, donne, uomini. Dall’altra, sviluppare una consapevolezza tra i medici, sempre più validata da evidenze scientifiche, di come gli atti di violenza, sessuale, emozionale e fisica procurino gravi danni alla salute della vittima.

All’interno delle politiche di genere reputo quindi opportuno un impegno su temi più scientifico/professionali e credo sia importante che nel bagaglio formativo di ogni medico si inserisca la consapevolezza del fatto che molte malattie fisiche e psichiche non sono solo espressione delle debolezze di quel particolare individuo ma hanno una causa ben precisa, a cui quel particolare individuo sa rispondere proprio con uno stato di cattiva salute. Né medici né i pazienti hanno fino in fondo coscienza delle malattie conseguenti agli abusi. Se è possibile addurre a condizioni di abuso passato e/o presente l’alta incidenza di alcune patologie tra le ragazze e le donne (dolori cronici, malattie psichiche…), è poi più difficile risolvere la causa e le conseguenze di lungo termine sul corpo e sulla mente della vittima. Certamente una prevenzione dei danni con un intervento precoce sembrerebbe più efficace.

Sono fiduciosa che l’impegno della Commissione nel ridurre le discriminazioni di genere, che come ben sappiamo hanno le loro radici nella cultura e nell’organizzazione delle nostre società, potrà comunque avere i suoi effetti e i piccoli obiettivi, passo dopo passo, potranno fare una differenza.

Quindi le mie proposte per obiettivi concreti e immediati possono essere così riassunte:

Formazione dei medici relativa ai danni degli abusi (fisici, sessuali, emozionali) sulla salute della vittima.

Proseguire con seminari formativi mirati a gruppi omogenei di medici, medici di famiglia, pediatri di famiglia, psichiatri, medici del Pronto Soccorso, ginecologi.

Richiesta di trasparenza nel reclutamento delle risorse, dopo recupero dei dati sulle differenze e gli svantaggi di genere nella professione.

Durante la selezione delle risorse (concorsi) richiedere pubblicazione online dei curriculum dei candidati, dei test effettuati e dei criteri della scelta, affinché tutto sia verificabile da parte di chiunque, singolo o istituzione.

Creazione di servizi a sostegno dell’infanzia perché le donne possano lavorare e avere una famiglia allo stesso tempo.

Asili nido all’interno delle istituzioni sanitarie con orari estremamente elastici, scuole elementari con elasticità d’orario o buoni per baby-sitter.

Angela Citernesi

Riflessioni sulle esperienze professionali in epoca Covid-19

Marzo. Arriva in ambulatorio, per la prima volta, una giovane donna italiana di meno di 30 anni con forti dolori pelvici. Ha recentemente effettuato un test di gravidanza, positivo, e presenta perdite vaginali scure in atto. All’ecografia non sono visualizzati una gravidanza intrauterina né elementi suggestivi di gravidanza extrauterina (GEU) ma la donna presenta dolori in fossa iliaca sinistra. Riferisce una precedente GEU destra con asportazione della tuba corrispondente prima della gravidanza FIVET di sua figlia, nata due anni prima. Sospettando una nuova gravidanza extrauterina la indirizzo presso la maternità del presidio ospedaliero più vicino. La mattina dopo la chiamo, per essere sicura che stia bene, e apprendo che è ancora a casa in preda ai dolori. Racconta di aver telefonato tre volte all’ospedale riferendo il mio sospetto diagnostico. Tuttavia, la persona che si è qualificata come ostetrica e ha risposto alle sue chiamate le ha sconsigliato di presentarsi in ospedale perché “c’era un caos e un alto rischio di venire infettate dal coronavirus”. Di presentarsi solo in caso di emorragia. La indirizzo presso un altro presidio dove verrà confermata la diagnosi di GEU e la paziente operata d’urgenza.

Settembre. Donna albanese di 49 anni, madre di 5 figli rimasti in patria a cui manda soldi dall’Italia. Da mesi presenta sanguinamenti uterini anomali, emorragici, dismenorrea e dolori pelvici, anemia. Riferisce di essere in lista d’attesa per un intervento di isterectomia a causa di un utero miomatoso.

Arriva da me, ginecologa privata, perché non sa più a chi rivolgersi. Racconta che all’Asl le hanno rilasciato un documento sanitario con codice fiscale, nazionalità e data di nascita sbagliati; in questura le hanno tolto il soggiorno e all’ospedale è stata cancellata dalla lista d’attesa operatoria. Non ha più diritto all’assistenza pubblica. L’intervento è urgente, ma senza documenti non ha diritti. Io posso solo darle terapia medica in quanto non può permettersi un intervento chirurgico in clinica privata.

Novembre. Paziente italiana di 49 anni in amenorrea secondaria da mesi. Test di gravidanza negativo. Viene per “rivedere le sue mestruazioni”. Prima di prescrivere una terapia ormonale, visto che ha un Body Mass Index (BMI) > 35, chiedo degli esami di laboratorio che evidenziano diabete mellito tipo 2, emoglobina glicata a 10, segni di insufficienza renale, grave ipercolesterolemia e ipertrigliceridemia. All’ecografia addominale sono presenti steatosi epatica diffusa e calcoli renali. Gli esami di due anni prima, visti al secondo appuntamento, sono quasi sovrapponibili. La donna dice di non avere tempo, essere dedita alla famiglia e che le cose sono peggiorate in questi mesi di pandemia.

Marzo-novembre. Sono svariate le donne infibulate che negli ultimi 3 anni hanno richiesto di essere operate a causa di complicanze genito-urinarie e sessuali che affliggono la loro vita quotidiana, senza un posto dove andare o qualcuno che dica loro cosa fare.

Una ragazza con mutilazione genitale femminile (MGF) viene portata nel mio ambulatorio privato per dolori cronici invalidanti in sede clitoridea a causa di una cisti, probabile neurinoma. La mia frustrazione e quella delle operatrici che la seguono è immensa. Non si trova un luogo dove un esperto possa operarla e le trattative per poter avviare una collaborazione con una struttura pubblica sono bloccate a causa della pandemia.

Secondo alcuni report i progressi nella lotta contro le Mutilazioni Genitali Femminili sono stati in parte annullati dall’emergenza Covid-19 (EIGE 2020), come quelli nella lotta alle violenze contro le donne.

Secondo il rapporto UNFPA (marzo 2020) la pandemia COVID-19 ha aggravato le disuguaglianze di genere e ha aumentato il rischio di violenza di genere (GBV) e il ricorso alle Mutilazioni Genitali Femminili. I rischi maggiori riguardano le ragazze e le donne che vivono in zone difficili da raggiungere dalle organizzazioni che fanno sorveglianza e prevenzione. UNFPA e UNICEF raccomandano di inserire nei piani di azione contro la violenza e il Covid-19 dei bambini anche le Mutilazioni Genitali Femminili per mantenere l’obiettivo di eliminarle entro il 2030 (raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile SDGs); in caso contrario, potrebbe esserci un aumento di circa due milioni di nuovi casi di Mutilazioni Genitali Femminili. Queste stesse organizzazioni internazionali raccomandano di valutare se, a causa del Covid-19, i servizi dedicati alla mutilazione genitale femminile risultino ancora operativi.

Il rapporto delle Nazioni Unite su violenza di genere pubblicato a ottobre 2020 ha evidenziato che, dall’inizio dell’epidemia Covid, c’è stato un incremento dei casi di femminicidio e di violenza sessuale e domestica per donne e bambini rimasti confinati a casa per lunghi periodi con il loro aguzzino.

In molti Paesi sono stati osservati un minor numero di interventi di polizia, la chiusura totale o parziale dei tribunali, l’accesso limitato a linee di assistenza telefonica, la chiusura di rifugi e alloggi sicuri per le vittime; tutto ciò ha aumentato i rischi per donne e ragazze e ha incoraggiato i responsabili di violenze contro di loro.

Tuttavia l’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (EIGE 2020) ha anche valutato le misure adottate da ciascun Paese dell’UE in difesa delle donne durante la pandemia e ha mostrato che alcuni Paesi hanno introdotto misure speciali per proteggere le donne dalla violenza domestica.

La Spagna ha rafforzato il coordinamento tra i suoi servizi sanitari di polizia e giuridici. L’Irlanda ha stanziato 160.000 euro per rafforzare i rifugi per le vittime e aiutarle a svolgere il lavoro secondo le nuove condizioni di lavoro a distanza. I tribunali irlandesi hanno dato la priorità ai casi di violenza domestica e hanno ampliato le udienze a distanza. La polizia sta controllando le donne che hanno subito violenze in passato. Altri Paesi hanno adattato la legislazione per dichiarare i rifugi per le donne maltrattate “servizi essenziali” e mantenerli sempre accessibili.

Grecia, Finlandia e Portogallo si sono occupati anche di rifugiati e migranti, mentre altri Paesi delle donne delle comunità rom e delle donne LGBTIQ+ o con problemi di udito. La campagna spagnola ha sottolineato che la violenza domestica è una violazione dei diritti umani, non una questione privata.

Il Covid-19 ha messo in luce come le società spesso siano impreparate a proteggere le vittime della violenza. Per aumentare la consapevolezza sulla violenza contro le donne è partita la campagna “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”, durante la quale importanti edifici in tutto il mondo saranno illuminati di arancione. Il tema della campagna di quest’anno è Orange the World: Fund, Respond, Prevent, Collect!

Recentemente l’OMS ha parlato dell’infertilità come malattia, rendendo il suo trattamento una cura medica essenziale. “Ogni essere umano ha diritto a godere del più alto standard raggiungibile di salute fisica e mentale. Gli individui e le coppie hanno il diritto di decidere il numero, i tempi e la distanza dei propri figli. L’infertilità può negare la realizzazione di questi diritti umani essenziali”. L’OMS ha dato quindi un messaggio di sostegno ai pazienti che in questo periodo, dettato dall’emergenza COVID-19, hanno visto la chiusura dei servizi di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA).

Dalla descrizione degli episodi accaduti ad alcune pazienti e dalla letteratura disponibile si risale facilmente alle seguenti riflessioni: in epoca di pandemia, specialmente nella prima ondata, l’accesso alle cure per patologie più o meno urgenti, non COVID-19, si è reso talvolta difficoltoso, con liste d’attesa lunghissime e appuntamenti annullati e rimandati.

Dalla testimonianza di Maria Grazia Laureano, Presidente dell’Associazione Volontari Ospedalieri (AVO) di Firenze viene confermato che molti pazienti con patologie croniche non hanno potuto accedere alle visite periodiche, a fisioterapia, con conseguenze importanti aggravate dall’immobilità. Chi ha potuto pagare è ricorso alle strutture private, ma chi non ha potuto è stato anche danneggiato ulteriormente dalle condizioni economiche peggiorate a causa della perdita del lavoro o dei ridotti introiti.

Le cose sono state particolarmente difficili per gli stranieri, specialmente quando non conoscevano la lingua, anche semplicemente nel sapere come e a chi rivolgersi per accedere alle prestazioni. Così per gli anziani che hanno avuto difficoltà all’accesso telefonico, per problemi fisici, di udito e di vista (premi 1… premi 2… !) o non sono stati informati sulle modalità di attivazione dei servizi di cura.

L’OTGC (Organismo Toscano per il Governo Clinico) conferma che tra gli effetti indiretti della pandemia vi sono stati una riduzione degli accessi ai Pronto Soccorso dei pazienti con patologie acute (con un aumento della mortalità per infarto del miocardio ad esempio), il blocco quasi totale delle attività chirurgiche, la chiusura degli ambulatori, l’abbandono dei pazienti più fragili, di quelli con patologie croniche e delle persone con handicap. Il come affrontare tutta questa criticità deve rimanere centrale nel ripensamento del servizio sanitario, mentre dobbiamo fare tesoro di quei miglioramenti organizzativi o gestionali che poche settimane fa ci sembravano impossibili e che si sono realizzati nel corso dell’emergenza, a partire dalla possibilità di ricevere per via telematica ricette e prescrizioni dai medici di base senza dover fare code negli ambulatori, fino al potenziamento della medicina sul territorio, all’assunzione di nuovo personale medico e infermieristico, a un massiccio finanziamento del sistema sanitario.

Il documento fa tesoro delle criticità emerse nella prima fase della pandemia e offre pressanti sollecitazioni a accelerare un ripensamento complessivo del sistema sanitario, a livello sia nazionale che regionale. Quali cittadini, abbiamo condiviso la consapevolezza che il virus si sconfigge a partire dal territorio, attraverso cambiamenti e innovazioni sia organizzativi che tecnologici, che richiedono la massima rapidità attuativa e decisionale e un rafforzamento, in termini sia di dotazioni professionali che di politiche di prevenzione e igiene pubblica (Verso una nuova sanità, se saremo capaci di cambiare, 22-5-2020, Franco Alaimo - Cittadinanzattiva Toscana).

Lucrezia Catania

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