Toscana Medica - Marzo 2020

3/2020 T OSCANA M EDICA 12 testatina quali à e professione e studiare il Talmud, uno dei testi sacri dell’ebraismo. Come lei, tan- te altre donne sono state costrette a mimetizzarsi per poter esercitare una professione, scrivere un libro, studiare… Ma era una condizione sommersa: nel 1991, invece, Ber- nardine Patricia Healy, cardiologa americana, prima donna a diveni- re Direttrice dell’Istituto Nazio- nale della Salute (NIH) negli Stati Uniti, descrisse questa sindrome, sottolineando come nell’Istituto di Cardiologia, che lei stessa dirigeva, le donne fossero meno ospedaliz- zate, meno sottoposte a procedure diagnostiche, interventi e terapie rispetto agli uomini; le donne, inol- tre, risultavano meno rappresentate nelle sperimentazioni cliniche. Se questo articolo, pubblicato sul “New England Journal of Medicine”, può essere considerato il punto di par- tenza per l’implementazione della Medicina di Genere, grandi passi in avanti sono stati fatti negli ultimi 20 anni, progressi davvero significa- tivi, soprattutto se si considera che, fino al Settecento inoltrato, non esi- steva nemmeno una vera e propria Ginecologia. Forse, perché la Don- na, come i Bambini, scarsamente produttivi, non era valutata né dal punto di vista sociale né tantome- no da quello medico… In realtà, il concetto di Medicina di Genere va molto al di là dell’approccio scienti- fico e clinico alle patologie legate al sistema riproduttivo o alla salute/ai problemi delle donne, di pertinenza ostetrico-ginecologica. La Medici- na di Genere è una sorta di chiave di lettura per comprendere in che modo le malattie di tutti gli organi e sistemi si manifestino nei due generi e, soprattutto, valutare le differenze di genere rispetto ai sintomi delle malattie, alla necessità di differenti percorsi diagnostici e interpretazio- ni dei risultati, alle variabili nella ri- sposta ai farmaci o, addirittura, alla necessità di utilizzare farmaci diver- si e, ancora, alle difformità in merito alla prevenzione di tutte le malat- tie. La Medicina di Genere, quindi, come sostiene la Professoressa Te- resita Mazzei, Presidente dell’Or- dine dei Medici e degli Odontoiatri della Provincia di Firenze, propone un approccio trasversale alla me- dicina, che supera una tradizione atavica, legata alla tendenza a con- siderare solo il sesso maschile nelle sperimentazioni e, di conseguenza, nella clinica. Analogo destino ha coinvolto i bambini: le espressioni della storia dell’arte rinascimentale documentano la faticosa conquista anche di un’immagine dei bimbi con le proporzioni corrette, come ha di- mostrato la recente ricerca auxolo- gica. Ora, giustamente, si dà spazio anche alle donne in questa prospet- tiva di Medicina personalizzata, che va concepita come una Medicina genere-specifica: non si tratta di una medicina parallela o alternativa, ma di una pratica e di un insegnamento che tenga conto di una differenzia- zione di genere, all’interno dell’uni- tà della medicina clinica. Dal punto di vista operativo, in ottemperanza alla Legge 3/2018, è stato appronta- to dal Ministero della Salute e dal Centro di Riferimento per la Medi- cina di Genere dell’Istituto Superio- re di Sanità – in collaborazione con referenti scientifici delle Regioni e Somerset Maugham, Il filo del rasoio (1944): “Uomini e donne non sono solo se stessi: sono anche la regione dove sono nati, la casa, l’aia dove hanno imparato a camminare, i giochi con cui si sono divertiti da bambini, i racconti delle vecchie comari uditi di straforo, i cibi che mangiavano, le scuole che hanno frequentato, gli sport che l’interessavano, i poeti che leggevano, il dio in cui credevano. Tutte queste cose li hanno resi ciò che essi sono”. Parole chiave: genere, sesso, Medicina di Genere, parità La Medicina di Genere: diagnosi e terapie a misura di donna di Donatella Lippi Donatella Lippi Professore di Storia della Medicina e Medical Humanities, Università degli Studi di Firenze Si chiama “Sindrome di Yentl”: Yentl, eroina della storia del Pre- mio Nobel Isaac B. Singer, Yentl, studente di “yeshivà , dovette rasar- si i capelli e vestirsi da uomo per poter accedere alla scuola ebraica

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