Toscana Medica - Marzo 2020

T OSCANA M EDICA 3 / 2020 23 testatina qualità e prof sio e Per un proficuo rapporto medi- co-paziente in carcere è indispen- sabile entri in gioco nel medico un sentimento di empatia, con la sua componente centrale di identifica- zione, nel senso che è prioritario per lui comprendere la situazione in cui viene a trovarsi l’altro, come se rive- stisse i suoi panni. Il problema centrale è l’esistenza di comunicabilità tra medico e detenuto. Il rapporto medico-paziente non deve perdere la propria valenza tera- peutica e si deve fondare soprattutto sulla capacità di ascolto da parte del medico stesso. È una comunicazione di gesti, parole, atteggiamenti, forme complesse. Non è facile: i detenuti sono ripe- titivi, con discorsi spesso insolubili. La pazienza non deve essere solo nell’ascoltare, ma anche nel rispon- dere, nel tranquillizzare. Nel caso del medico penitenziario l’ascolto acquista una speciale va- lenza, costituendosi come un dovere preciso a maggior ragione se l’inter- locutore non ha chi lo ascolti, non tanto sul piano giuridico o istituzio- nale, ma sul piano umano, perché il carcere è soprattutto solitudine. La vita, la salute, il benessere possi- bile di ogni uomo sono beni preziosi la cui tutela merita tanta più atten- zione e tanto più impegno quando si tratti, come nel caso dei detenuti, di persone affidate interamente alle no- stre cure. Il medico penitenziario deve avere il tempo per ascoltare in profondità il detenuto, non mutilando così la pro- pria capacità di comprendere la reale natura dei suoi disturbi. Il detenuto deve rappresentare per lui un uomo provato, molte volte cosciente, talora acriticamente in- consapevole, con un comportamento asociale che lo ha portato a pagare una serie di errori commessi prima di tutto contro la propria persona, in quanto uomo fornito di raziocinio, e in seconda istanza contro altri uomi- ni degni del rispetto che tutti siamo tenuti a esigere e a donare. Al momento attuale la popolazione detenuta ha raggiunto numeri esor- bitanti (oltre 60.000 con circa 700- 800 nuovi ingressi al mese): una marea variegata di gente, uomini, donne e bambini che si muovono in spazi ridottissimi come burattini, privi di ogni attributo di coscienza e vita e alla ricerca di una scintilla di illusione, alla stregua di vere om- bre abitate. Mancano circa 10.000 posti-letto. Un sovraffollamento inaccettabile che lede i diritti e la dignità. Un degrado strutturale che rende ancora più dif- ficile la penosa esistenza quotidiana e che provoca ulteriore marginaliz- zazione. Il sovraffollamento diventa a questo punto sinonimo di tortura ambientale. In questo contesto complesso e pro- blematico si inserisce in tutta la sua importanza il delicato rapporto me- dico-paziente. Qualunque sia lo stato contingente, qualunque la vicenda umana, noi medici dobbiamo credere per primi che dietro qualsiasi maschera di cir- costanza si nasconde sempre il volto di un uomo. Il rapporto medico-paziente assume in ambito carcerario una valenza particolare. Il medico che lavora con pazienti detenuti deve avere caratteristiche e sensibilità che gli permettano di bene operare in un ambiente così peculiare. Parole chiave: medicina penitenziaria, rapporto medico-paziente, empatia Il rapporto medico-paziente in carcere di Francesco Ceraudo Francesco Ceraudo Professore a contratto presso l’Università degli Studi di Pisa. Specialista in Medicina Interna, Medicina del Lavoro. Perfezionato in Medicina Penitenziaria, Infettivologia e Psichiatria Penitenziaria Il detenuto, per natura, per costi- tuzione acquisita, è diffidente nei confronti del medico penitenziario, innanzitutto perché lo vede im- posto dall’alto, se non addirittura come un collaboratore della stessa Autorità che lo ha condannato. Di conseguenza il medico dovrà farsi accettare. La disponibilità del paziente-detenu- to si instaura quanto più egli riesce a percepire la preparazione e la quali- ficazione del medico, la bontà delle attrezzature, la puntualità dei servizi. Dunque per il medico penitenziario si delinea l’esigenza di aderire ai va- lori, alle aspettative e alla disponibi- lità del malato, un malato particola- re, che ha già perso il bene prezioso della libertà.

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