Toscana Medica - Marzo 2020

T OSCANA M EDICA 3 / 2020 25 testatina qualità e prof sio e penetranza. Per questo, le diagno- si non esistono in natura, ma sono costruzioni mentali, artificiali, non definitive ma storicizzate, in funzio- ne di parametri epidemiologici ma anche socio-culturali, talvolta ideo- logici. Si utilizzano per convenien- za operativa, lo scopo principale è soprattutto quello di descrivere il paziente in quanto oggetto di cura, anche se in realtà non c’è quasi mai perfetta corrispondenza tra il pro- blema del singolo individuo come persona e la categoria nosografica nella quale viene inserito. Medicus non accedat nisi vocatur L’inevitabile arbitrarietà nella scel- ta delle soglie di rischio e di ma- lattia ha contribuito a determinare il fenomeno della medicalizzazione e del disease mongering (commer- cio di malattie), una forma di me- dicalizzazione tesa ad aumentare il numero di malattie e malati allo scopo di allargare il mercato della salute. Tale commercio viene este- so alle problematiche della vita e della morte, alle emozioni, alla sessualità. Il marketing enfatizza i rischi di malattia, i pericoli per la salute e specularmente elenca i potenziali benefici delle cure me- diche, le possibilità di intervento per rassicurare chi nel frattempo è stato trasformato in malato e so- prattutto consumatore. Il connubio tra business e medicina non è peraltro recente, una lucida descrizione delle dinamiche con cui il mercato colonizza massiccia- mente l’ambito della salute è pre- sente ad esempio nel fondamenta- le Nemesi Medica di I. Illich, dove viene descritta la paradossale noci- vità del sistema medico: “ Il concet- to di morbosità si è esteso fino ad abbracciare i rischi prognosticati. Dopo la cura delle malattie, anche la cura della salute è diventata una merce, cioè qualcosa che si compra e che non si fa… ci si tramuta in pazienti senza essere malati ” . Un tempo valeva la regola Medicus non accedat nisi vocatur ( il me- dico non varchi la soglia se non è chiamato): il paziente, in base alla sintomatologia avvertita, decideva di recarsi dal medico. Oggi è il me- dico che stabilisce chi deve curarsi, indipendentemente dalla sogget- tività, in un passaggio sempre più sfumato dalla clinica alla preclini- ca, dalla cura del malato alla cura del sano. Qualcuno si è chiesto se il sano non sia in fondo soltanto “ uno che non ha fatto abbastanza esami ”. Si assiste a una sempre maggiore espropriazione delle percezioni: il paziente, che dovrebbe essere l’e- sperto di se stesso, in realtà spesso non si identifica in tale ruolo . La conoscenza di sé sta diventando vera solo in quanto scientifica. Gli accertamenti, anziché strumento di conoscenza, sono divenuti oggetti di conoscenza “in sé”, rischiando di perdere il loro significato originale. La medicina provoca una vera e propria costruzione delle malattie: sul piano qualitativo aumentando le non-malattie, sul piano quanti- tativo riducendo le soglie diagno- stiche e terapeutiche, sul piano temporale mediante l’anticipazio- ne della diagnosi, spacciata per prevenzione. Questa narrazione, tra le più dirom- penti degli ultimi decenni, ha pro- Una delle narrazioni più dirompenti degli ultimi decenni, in ambito medico, è quella della medicalizzazione e del disease mongering (commercio di malattie), una forma di medicalizzazione tesa ad aumentare il numero di malattie e malati allo scopo di allargare il mercato della salute. Nell’articolo si riporta il pensiero di un’autorevole “dissidente”, secondo la quale “ talvolta meno è meglio, talvolta più è più e spesso non lo sappiamo ”. Parole chiave: medicalizzazione, disease mongering , Slow Medicine , sovradiagnosi, sovratrattamento In medicina non sempre meno è meglio… di Giampaolo Collecchia Giampaolo Collecchia Medico di Medicina Generale di Massa, docente e tutor di Medicina Generale, componente titolare del Comitato di Etica Clinica Azienda USL Toscana Nord-Ovest Le malattie e le condizioni di ri- schio sono quasi sempre fenome- ni quantitativi, che si presentano come continuum , con diverse gra- dazioni, piuttosto che come feno- meni categoriali o qualitativi. Le eccezioni sono rarissime e princi- palmente limitate a malattie gene- tiche causate da singoli geni ad alta

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