Toscana Medica - Marzo 2020

3 / 2020 T OSCANA M EDICA 4 testatina edi or ale Se agli scienziati spetta il compito importantissimo di fornire solide basi di scienza all’agire degli amministra- tori della cosa pubblica, non voglio però dimenticare i professionisti del- la salute che in questi giorni portano avanti le azioni di contrasto al progre- dire di Covid-19 in situazioni spesso di assoluta difficoltà, all’interno di un sistema sanitario già in assai precarie condizioni anche prima della mazza- ta inferta dal virus proveniente dalla Cina. Mai come adesso appare in tutta la sua eccezionale valenza il giuramen- to che i medici fanno all’inizio della carriera, quando probabilmente nes- suno avrebbe immaginato di finire un giorno in una tenda di pre-triage davanti a un Pronto Soccorso, confi- nato in ospedale per giorni e giorni in attesa di un cambio, recluso in labo- ratorio a studiare sempre più a fondo il nemico da combattere, disponibile 24/7 a placare ansie e dissipare dubbi di pazienti ogni giorno più confusi e disorientati. Tutti abbiamo giurato di “curare ogni paziente con eguale scrupolo e impegno, prescindendo da etnia, religione nazionalità, condizione so- ciale e ideologia politica e promuo- vendo l’eliminazione di ogni forma di discriminazione in campo sanita- rio”. E altresì ci siamo impegnati a “esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di com- portamento, rifuggendo da ogni in- debito condizionamento”. Molto altro si legge nel Giuramento: usiamolo oggi come antidoto all’in- certezza di questi giorni. re che la paura del contagio colpisce oggi più o meno alla stessa stregua di quanto accadeva in passato. La Medicina moderna permette oggi conquiste neppure immaginabili solo qualche tempo fa, eppure la tenden- za a cercare e colpevolizzare l’“un- tore”, chiunque esso sia, anche in questi periodi si fa presente e certa- mente non contribuisce a migliorare la situazione complessiva. I medici sono evidentemente al cen- tro dell’attenzione, o almeno dovreb- bero esserlo, visto che spesso il loro parere è stato, soprattutto nelle pri- me fasi della vicenda Covid-19, usato in maniera a dir poco discutibile da parte di vari livelli della struttura po- litico-amministrativa e degli organi di stampa. In uno scenario come quello attuale, dove la gente viene quotidianamente investita da valanghe di notizie spes- so senza controllo riversate dai social, dove l’incertezza porta all’assalto de- gli scaffali dei supermercati, dove tutti si sentono in dovere di dare il proprio parere tecnico-scientifico, dove i telegiornali parlano sempre di più di emergenza globale, l’unica voce alla quale dare veramente ascol- to dovrebbe essere proprio quella degli specialisti in materia. La po- polazione e la politica dovrebbero in pratica imparare a formare le proprie convinzioni e adattare i propri com- portamenti solo dopo avere ascoltato epidemiologi, virologi, infettivologi e, più in generale, tutti coloro che, esclusivamente sulla scorta delle rile- vanze scientifiche, realmente sanno di cosa si sta parlando. Lo sconquasso planetario provoca- to dal diffondersi dell’infezione da Covid-19 inevitabilmente ha portato alla mente situazioni più o meno ana- loghe che nel passato hanno più volte funestato le umane vicende in molte parti del mondo. Anche se in questo periodo la peste di manzoniana memoria o le vicen- de dei giovani protagonisti del De- camerone probabilmente affiorano alla mente di tutti come paradigmi dell’atavica convivenza dell’uomo con la malattia, altrettanto presenti possono essere le vicende degli anti- chi eserciti che spargevano per l’Eu- ropa il “mal francese” o il ricordo del- la vicenda di Gustav von Aschenbach nella Venezia ammalata del capola- voro di Mann. Andiamo però ancora più a ritro- so nel tempo ed ecco la descrizione che Lucrezio ci offre della pestilenza che colpì Atene nel 430 a.C.: i malati “dapprima avevano il capo in fiamme per il calore e soffusi di un luccichio rossastro ambedue gli occhi. La gola, inoltre, nell’interno nera, sudava san- gue e occluso dalle ulcere il passag- gio della voce si serrava e l’interprete dell’animo, la lingua, stillava gocce di sangue, infiacchita dal male, pesante al movimento, scabra al tatto”. Alla descrizione delle sofferenze degli ammalati, fa da tragico contraltare l’impotenza della medicina dell’epo- ca che, scrive ancora Lucrezio, “bal- bettava in un muto sgomento”. Dalle testimonianze degli antichi Au- tori alle vicende odierne il divario è fortunatamente ben ampio, anche se con sgomento dobbiamo riconosce- Il Covid-19 e la peste di Atene di Teresita Mazzei Riteniamo opportuno ricordare a tutti i colleghi che il ruolo di Toscana Medica è quello di diffondere informazione e stimolare il dibattito tra professionisti. Non si tratta di una Rivista con referaggio, ma vuole essere luogo di riflessioni utili alla cultura medica

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