Vitamina D, l’ormone dell’osso

Antonio Panti Presidente ordine dei Medici e degli Odontoiatri di firenze;


 Antonio PantiCome si sa la vitamina D è in realtà un ormone la cui sintesi avviene a partire dal colecalciferolo, attraverso la cute, sintesi questa che diminuisce con l’età, particolarmente nelle donne. Studi recenti però danno valori significativamente alti di ipovitaminosi anche nei giovani per quanto, ovviamente, i valori più bassi si trovino nella post menopausa, nella terza età e nei soggetti affetti da particolari patologie. È un deficit più diffuso di quanto si creda e la sua definizione diagnostica mediante il dosaggio rappresenta un problema di non facile soluzione perché, particolarmente dopo i 65 anni, forse si spende meno a trattare per prevenire piuttosto che effettuare un dosaggio indiscriminato.
Le ragioni per cui questo quadro di ipovitaminosi sembra più diffuso oggi risiedono sia nel dato concreto che il dosaggio nel sangue è assolutamente più affidabile sia in alcune questioni di ordine generale. Oggi si vive più al chiuso, connessi via computer, si fa meno esercizio fisico e l’esposizione al sole è sempre meno di moda e spesso ci si protegge fin troppo. È proprio il sole e l’aria aperta che favoriscono la sintesi della vitamina D, che è contenuta anche in alcuni alimenti: pesce, uova, formaggio, per quanto l’alimentazione media del nostro Paese sia tranquillizzante. Tuttavia per mantenere un equilibrio fisiologico bisognerebbe introdurre almeno 800 Unità Internazionali di vitamina D al giorno, cosa che non sempre è raggiungibile ed ecco perché si interviene in prevenzione sia nei bambini molto piccoli, nel primo anno o meglio fino al quarto, o oltre il sessantacinquesimo anno o nelle donne in menopausa.
Questa somministrazione è preventiva a rischi fratturativi da cadute. Ovviamente la vitamina D può essere somministrata in prevenzione secondaria o terziaria nei rifratturati, da sola nei soggetti ad alto rischio, sempre insieme ai farmaci antifratturativi. I nostri esperti hanno discusso a lungo sul rapporto tra dosaggio e somministrazione, nell’insieme valutando le decisioni della Regione Toscana come corrette ma suscettibili di grandi miglioramenti nell’utilizzo in prevenzione e, più che altro, nel trattamento. Infatti dovendosi abbandonare la somministrazione in bolo perché controproducente, resta da definire il dosaggio e la periodicità dell’assunzione per ottenere i migliori risultati e la migliore compliance. L’orientamento generale è verso la somministrazione settimanale per un dosaggio che corrisponda a circa 800 unità al giorno. Ovviamente bisognerà tener conto dei farmaci assunti, del malassorbimento e dei fattori che possono modificare il ciclo biologico di questo ormone.
L’aumentato utilizzo della vitamina D dovuto alla maggior consapevolezza dei medici di questa situazione va affrontato anche dal punto di vista dei costi, nella cui valutazione complessiva entrano anche le problematiche umane e sociali delle rifratture. In conclusione, sulla base di una definizione precisa del target, il rapporto costo/benefici é favorevole all’uso di questo farmaco che non può essere sostituito da integratori alimentari. I compiti del medico generale in questa vicenda riguardano l’intervento preventivo di popolazione, il miglioramento della compliance dei pazienti, l’eventuale trattamento giornaliero in situazioni ad alto rischio e, insieme agli specialisti e all’autorità sanitaria, la partecipazione a campagne informative, che specificano esattamente il ruolo di questo ormone e la necessaria attenzione all’invecchiamento dell’osso.
I nostri esperti hanno particolarmente insistito sul fatto che, come spesso accade, in Italia vi siano numerosi ostacoli burocratici ad un corretto uso dei farmaci. In questo caso le note AIFA non consentono al medico di famiglia un approccio terapeutico completo a queste problematiche, che, in una più moderna organizzazione sanitaria, devono essere superate.

Si ringrazia ABIOGEN PHARMA S.p.A. per aver contribuito alla realizzazione della presente pubblicazione