Riflessioni sulla sentenza della Corte Costituzionale del 25 settembre 2019

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Franco BellatoFranco BellatoLaureato in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Pisa, specializzato in Psichiatria all’Università degli Studi di Firenze, psicoterapeuta analitico, docente di Fondamenti Storici ed Epistemologici della Psicologia presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Pisa

 

La Corte Costituzionale ha emesso il 25/09/2019 la Sentenza che dichiara non punibile per l’art. 580 del Codice Penale chi, a determinate condizioni, agevola l’esecuzione del proposito suicidario. Il principio di autodeterminazione del cittadino riguarda la possibilità di disporre della propria vita. Richiama la Legge 219 del 2017. Necessario il dibattito tra medici portatori di differenti principi etici. Interessanti pensieri del Magistero Cattolico. Il Codice Deontologico richiede discussione per concordare con la Corte Costituzionale rispettando la Legge.

 

Parole chiave: eutanasia, suicidio assistito, Legge 219\2017, Sentenza Corte Costituzionale 2019, fine vita

 

Per un grave deficit legislativo del Parlamento, dopo un anno di attesa, ancora una volta la Corte Costituzionale ha dovuto colmare il vuoto relativo a problematiche del fine vita, in parti-colare per il processo istruito a Milano nei confronti di Marco Cappato. 

L’esponente radicale, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, ha accompagnato in Svizze-ra il signor Fabiano Antoniani, noto come dj Fabo, che aveva manifestato il desiderio in piena libertà e capace di intendere e di volere di porre fine alla propria vita, trovandosi in una condi-zione clinica grave, irreversibile, incurabile: tetraplegico e cieco per un grave incidente stra-dale.

La sentenza trasmessa alla Corte d’Assise di Milano che aveva posto il quesito di legittimità enuncia la non punibilità ai sensi dell’art. 580 del Codice Penale (istigazione o aiuto al suicidio che prevede pene da 5 a 12 anni), a determinate condizioni, di chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi:

La non punibilità è subordinata al rispetto delle modalità previste dalla normativa sul consenso informato, sulle cure palliative, sulla sedazione profonda continua (artt. 1 e 2 della Legge 219 del 2017). Si devono verificare sia le condizioni della richiesta sia le modalità di esecuzione in una struttura pubblica del Sistema Sanitario Nazionale, sentito il parere del Comitato Etico territorialmente competente. Quindi si depenalizza l’aiuto al suicidio secondo il citato art. 580 del Codice Penale.

Osserviamo la differenza tra eutanasia e suicidio assistito.

La prima è atto il cui obiettivo è anticipare la morte su richiesta, allo scopo di togliere la sof-ferenza ed è dall’ordinamento inquadrabile nell’omicidio del consenziente.

Il secondo prevede che l’interessato compia l’ultimo atto che provoca la sua morte, atto reso possibile dalla determinante collaborazione di un terzo che potrebbe essere un medico, ma non necessariamente.

Nell’ordinamento italiano è assente una disciplina specifica delle due pratiche trattate come aspetti generali dei delitti contro la vita.

Nel lungo cammino di sofferenza da Welby, a Englaro, a Antoniani – dj Fabo, morto il 20 febbraio 2017 in una clinica svizzera –, c’è un vuoto legislativo di tanti anni. In parte si è provveduto con la Legge 219 del 2017, cosiddetta del Biotestamento e Dichiarazione Anticipata di Trattamento, DAT.

In opportune sedi hospice, si possono applicare le terapie palliative e la sedazione profonda continua per richiesta del paziente o dei parenti. Sono stati 115 gli italiani a recarsi in Svizzera per morire con la metodica del Suicidio assistito.

Giuseppe Battimelli, il Vice Presidente dell’Associazione Medici Cattolici Italiani, di circa 4.000 iscritti, ha invocato il diritto all’obiezione di coscienza, peraltro prevista nella sentenza.

Il Presidente dell’OMCeO di Roma Antonio Magi ricorda di considerare il Codice Deontologico Medico che all’art. 17 recita che anche su richiesta del paziente il medico non deve effettuare atti finalizzati a provocarne la morte; aggiunge che le infrazioni al Codice possono comportare la radiazione dall’Ordine.

Il Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini Provinciali Filippo Anelli, già Presidente dell’Ordine di Bari, dice di affidare l’atto estremo, la consegna di un farmaco, a un funzionario pubblico ufficiale, individuato per questo ruolo.

Mario Riccio, anestesista che assistette Pier Giorgio Welby, afferma che il Codice Deontolo-gico è fonte secondaria di fronte alla Legge.

Mario Sabatelli, Primario Neurologo del reparto che cura i malati di SLA del Policlinico A. Gemelli dell’Università Cattolica di Roma, dice che il rifiuto delle cure non è eutanasia, ma buona prassi medica.

La Legge, la Costituzione, il Codice Deontologico lo consentono. Anche il Magistero della Chiesa afferma che “non c’è il diritto di morire, ma c’è il diritto a morire in serenità con dignità umana e cristiana”.

Se Welby e Piludu fossero stati miei pazienti avrei seguito le loro decisioni senza tribunali.

I nostri malati di SLA sanno che potranno rinunciare al respiratore quando per loro dovesse diventare intollerabile. Solo il malato può valutare se la ventilazione meccanica è proporzio-nata alle proprie condizioni e non lesiva della propria dignità di vita.

Chi accetta ha diritto di essere assistito a domicilio dai pubblici servizi e chi rifiuta ha diritto di morire con dignità.

I medici che si arrogano il diritto di intubare i malati che si erano detti contrari compiono veri e propri abusi.

Seguire le scelte del paziente, alleviare le sofferenze, molti medici non lo fanno per paura e ignoranza e non informano il paziente in modo approfondito e chiaro. Ho tolto il respiratore a pazienti stanchi di vivere, immobili, li ho sedati profondamente, ho spento la macchina e sono morti nel sonno.

L’eutanasia è diversa: dare un farmaco che provoca la morte.

La Chiesa nel 1980 affermò che era lecito interrompere l’applicazione di tali mezzi quando i risultati deludono le speranze riposte in essi. La sedazione profonda non è eutanasia.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica ricorda che talora vi è la possibilità in cui non si vuole la morte, ma si accetta di non poterla impedire.

Pio XII negli anni ’50 del Novecento disse “Compito del medico è lenire le sofferenze e se anche il farmaco dovesse accelerare la fine, il nostro obiettivo è togliere la sofferenza”.

Papa Francesco durante l’assemblea europea della World Medical Association, a Mons. Vin-cenzo Paglia, Presidente della Pontificia Commissione per la vita, dice che “occorre un sup-plemento di saggezza perché oggi è più insidiosa la tentazione di insistere con trattamenti che producono potenti effetti sul corpo, ma talora non giovano al bene integrale della persona. Ciascuno dia amore nel ruolo che gli è proprio: come padre o madre, figlio o figlia, fratello o sorella, medico o infermiere. E se sappiamo che dalle malattie non possiamo sempre garanti-re la guarigione, della persona vivente dobbiamo e possiamo sempre prenderci cura senza abbreviare noi stessi la sua vita, ma anche senza accanirsi inutilmente contro la sua morte”.

Il Giudice Tutelare del Tribunale di Roma, IX sezione civile, riconosce la volontà del cittadino, che va rispettata ed eseguita, quando egli non può manifestarla, tramite il potere/dovere dell’Amministratore di sostegno di ricostruire e far valere la decisione del paziente, senza necessità di ulteriori ricorsi o autorizzazioni da parte del Tribunale per procedure, previo per-corso di cure palliative e sedazione profonda al distacco dai trattamenti, ai sensi della Legge Consenso informato e DAT 219 del 2017.

Occorre studiare, approfondire i vari aspetti del fine vita, dialogare con onestà intellettuale, escludendo pregiudizi e certezze precostituite estranee alla Scienza Medica, fondata su cammino storico plurimillenario, dati oggettivi, esperienza clinica.

La Presidente OMCeO di Firenze, Professoressa Teresita Mazzei, invita al confronto, ai toni pacati, a una dialettica positiva.

Pubblica su Toscana Medica ottobre 2019 la Comunicazione 124 del Presidente della Federa-zione Nazionale OMCeO Filippo Anelli dopo il clamore e le polemiche dei primi giorni dalla Sentenza della Corte Costituzionale.

La Medicina non è confessionale e opera in questa Società e in questo tempo in uno Stato laico quale è la Repubblica Italiana.

Il medico può avere idee religiose o non, essere credente o agnostico o ateo, prima di tutto è medico che svolge la propria professione in Scienza e Coscienza, rispettando le Leggi.

Spero si attivi un dibattito aperto e costruttivo tra colleghi su Toscana Medica senza dogmi o posizioni precostituite che non fanno parte della Medicina.

 

fec@outlook.it

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