I Servizi per le Dipendenze dell’Area Fiorentina e la pandemia

L’esperienza di due SerD fiorentini attraverso alcuni casi clinici

Adriana Iozzi

 

Adriana Iozzi
Direttore UFC SERD Zona 1 Firenze AUSL Toscana Centro

 

Laura Angelica Berni
Dirigente Medico UFS SERD Sud-Est Zona 2 Firenze AUSL Toscana Centro

Laura Calviani
Dirigente Medico UFS SERD C Zona 1 Firenze AUSL Toscana Centro

Paola Trotta
Direttore UFC SERD Zona 2 Firenze AUSL Toscana Centro


“Mi chiamo Robert Neville, sono un sopravvissuto che vive a New York. Sto trasmettendo su tutte le frequenze in onde medie. Sarò al porto di South Street tutti i giorni a mezzogiorno, quando il sole è più alto nel cielo. Se ci siete, se c’è qualcuno da qualche parte, posso offrire cibo, posso offrire riparo, posso offrire protezione. Se c’è qualcuno, chiunque sia, ti prego, non sei solo”

Will Smith, dal film Io sono leggenda


Introduzione

L’epidemia da SARS-CoV-2, dal suo esordio, ha portato alla necessità di un adattamento a cambiamenti significativi, anche a livello dei Servizi per le Dipendenze (SerD).

L’Area Dipendenze, in una riunione di fine febbraio 2020, precocemente, è stata in grado di cogliere l’emergenza, il significato e i molti dei rischi di ciò che si preparava. Contemporaneamente i Servizi sono stati instradati a massima prudenza e salvaguardia del funzionamento. Ciò ha consentito il mantenimento quasi completo dell’attività essenziale, con costante supporto alle persone in carico e alle famiglie, anche laddove le Comunità Terapeutiche non potevano ancora ammettere utenza, con un’azione di contenimento degli effetti fisici e psichici della situazione pandemica.

I SerD hanno anche cominciato a ragionare su come organizzare un nuovo modo di informare, di fare promozione della salute, di presentarsi, anche perché ci siamo trovati di fronte, insieme all’utenza che conosciamo, a una nuova tipologia di persone che si sono rivolte a noi sull’onda dell’emergenza e della perdita di punti di riferimento.

A distanza di un anno, vediamo anche un’utenza rappresentata da persone che più o meno consapevolmente hanno peggiorato la loro situazione soprattutto sul piano dell’abuso delle sostanze legali (alcol e tabacco) e delle nuove dipendenze comportamentali.

Sempre più importante è che i nostri Servizi siano conosciuti, dalle persone e dai colleghi, così da fornire risposte adeguate e in fasi precoci del disturbo.

Cura shock. Tutti in casa

Quotidiano la Repubblica, 10 marzo 2020

Da oggi l’Italia intera come la Lombardia fino al 3 aprile. Un intero paese in quarantena. Assediato da un nemico invisibile. Il 10 marzo 2020 entra in vigore un nuovo DPCM sottoscritto dal Presidente del Consiglio per cui tutta l’Italia diventa zona protetta. Tutti i servizi territoriali, compresi quelle per le Dipendenze, si sono trovati improvvisamente travolti da una situazione che ha imposto sia aggiustamenti nelle modalità di presa in carico sia una continuità delle cure, con la consapevolezza della necessità di veloce adeguamento.

A un anno dall’inizio della pandemia stiamo riflettendo su quanto osservato nei SerD prendendo come riferimento un SerD cittadino, quello di Lorenzo Il Magnifico a Firenze, e un SerD di Provincia, quello di Figline Valdarno che ha come bacino il Valdarno Fiorentino e la Val di Sieve. Riporteremo di seguito situazioni esemplificative che mostrano quanto desideriamo analizzare.

Riccardo e i cambiamenti dovuti alle misure restrittive

Riccardo è uno studente residente a Figline Valdarno.

Il 18 marzo 2020, a 24 anni, si presenta, senza appuntamento, al SerD di zona per astinenza da oppiacei. Abusa di più sostanze: eroina, che fuma, tramadolo, cocaina, amfetamine, MDMA e cannabis. Ne ha iniziato l’uso dai 21 anni, partendo dalla marijuana, fino ad approdare all’eroina, ora sua sostanza primaria; si è sempre autogestito e non si sarebbe rivolto al SerD ancora per chissà quanto tempo se le chiusure legate alla pandemia non avessero stravolto le sue abitudini e posto ostacoli all’approvvigionamento di sostanza. Aveva sentito parlare del SerD, ma mai si era posto il problema se andarci o meno. Riccardo è tuttora in carico, procede nel suo percorso. Nonostante le sue vecchie riserve siamo riusciti ad agganciarlo e motivarlo a un programma terapeutico-riabilitativo.

Lino, l’alcol e l’autocura di vissuti di incertezza

Il 1° marzo 2021, dopo un anno di pandemia, Lino, 36 anni, operaio in proprio, padre di famiglia, telefona al SerD di Figline e chiede del medico che si occupa di alcol perché ha un problema. Nel colloquio di accoglienza spiega come, da circa un anno, il senso di vuoto lo abbia portato da essere un bevitore moderato a una condizione di perdita del controllo, che definisce come dipendenza. I conflitti familiari sono arrivati a livelli insostenibili, la moglie ha minacciato di lasciarlo. La coppia ha due figli in età scolare.

La pandemia ha fatto registrare un notevole aumento dei consumi alcolici generando, secondo la SIA (Società Italiana di Alcologia), un aumento del passaggio da bevitori moderati a problematici di circa il 20%.

Paola e l’aumento delle sigarette

Paola è sempre stata una tabagista che non ha mai contemplato l’ipotesi di cessare completamente. Durante il lockdown, il consumo di sigarette è aumentato a circa 60-70 sigarette al giorno. Purtroppo, l’inattività, i numerosi spazi vuoti e la situazione di stress legata alle preoccupazioni per il futuro hanno aggravato la sua dipendenza e la compulsione nei confronti della nicotina. Come può accadere, l’automatismo dell’atto del fumare è peggiorato e spesso si è ritrovata a svuotare il posacenere la sera pieno di mozziconi, senza ricordare le sigarette fumate. Il fiato corto, la tosse produttiva mattutina l’hanno condotta da specialisti e tutti hanno indicato la cessazione dal fumo.

Secondo gli studi del S. Raffaele la prevalenza del consumo di sigarette tradizionali è diminuita ma chi non è riuscito a smettere ha incrementato il numero delle sigarette fumate soprattutto nelle donne. Risultano inoltre aumentati notevolmente i consumatori di tabacco riscaldato (svapatori), i cui effetti sulla salute sono a tutt’oggi da approfondire.

Antonio e l’astinenza da slot machine per le chiusure del lockdown

Antonio è affetto da disturbo da gioco d’azzardo patologico. Gioca prevalentemente alle slot machine. Il lockdown ha ridotto drasticamente le opportunità di gioco. Non ha mai giocato online e non essendo giovanissimo non ha dimestichezza con il digitale. Contattato telefonicamente, ci comunica che durante le prime settimane ha sofferto di una vera crisi astinenziale con tutto il corredo sintomatologico del disagio da mancanza di gioco, ma successivamente si è rassegnato. Inoltre, durante la chiusura completa, ha preferito limitare le uscite allo stretto indispensabile.

Lo studio Gaps (aprile-maggio 2020) condotto dall’istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa ha rilevato una generale diminuizione del gioco fisico e un incremento del gioco online.

Gli accessi per disturbo da gioco d’azzardo patologico ai SerD sono diminuiti drasticamente sia per i pazienti in carico che per i nuovi, a causa della riduzione delle occasioni di gioco ma, forse, anche per altri fattori, come la paura del Covid. Molti però sono passati al gioco online e ci attendiamo in un prossimo futuro un’ondata di ritorno.

Tommaso, l’isolamento, il tempo a casa, la DAD e il gaming

Tommaso ha 15 anni. I genitori si rivolgono al nostro servizio perché l’aumento del tempo in casa e del tempo libero, la DAD, la drastica riduzione dei contatti con i pari e l’azzeramento delle attività sportive di gruppo hanno contribuito ad accrescere il tempo trascorso online del figlio soprattutto attraverso l’ingaggio nei giochi di gruppo online. Il tempo del gaming è progressivamente aumentato… occupando persino le ore di DAD, durante le quali Tommaso in camera da solo, mentre i genitori lo pensano connesso con la classe, apre anche il collegamento con il gioco. Adesso è difficile staccare, il gioco lo attiva in una competizione con antagonisti virtuali ed è l’unica occasione di “attivazione” e di contatto con pari. Resta collegato anche di notte, quando in casa c’è silenzio, ed ha invertito il fisiologico ritmo sonno-veglia.

Il gaming è un problema che già da qualche anno si pone all’osservazione degli esperti ma l’iperconnessione lo ha accentuato e numerose sono state le richieste di aiuto da parte di genitori preoccupati e impotenti.

Conclusioni

Gli operatori dei SerD hanno dovuto affrontare le problematiche di un’utenza tradizionale, formata anche da persone gravi, croniche, molto malate, spesso povere, e insieme una serie di accessi con peculiarità diverse rispetto a quelli dell’era pre-Covid.

Abbiamo potuto/dovuto sia agganciare un sommerso che è “stato messo alle strette” da una situazione straordinaria sia far fronte a nuove richieste di aiuto, da parte di altri, disorientati e stupiti da problematiche di dipendenza in loro sorte nell’ultimo anno, durante la pandemia, in maniera drammaticamente progressiva.

Inoltre, l’epidemia da SARS-CoV-2 ha molto ostacolato i Servizi nel continuare la preziosa attività di sensibilizzazione e prevenzione sul territorio alla maniera dell’era pre-COVID.

L’attività dei SerD si ripercuote non solo sui pazienti, ma anche sulle loro famiglie, gli ambienti di lavoro e le relazioni personali. Durante la pandemia i SerD hanno continuato a esercitare le attività cliniche e contemporaneamente hanno cominciato a ragionare su come organizzare anche un nuovo modo di informare, di fare promozione della salute, di presentarsi a persone ed Enti. La rete tra Servizi sta acquistando, a nostro avviso, una particolare rilevanza e ci stiamo adoperando per mantenerla attiva e adattarla alle nuove modalità di contatto, conoscenza e informazione. È auspicabile che si possa interagire sempre più con i colleghi degli ospedali e del territorio, e che loro possano porre massima attenzione in primis a un’anamnesi mirata dei pazienti, con invii il più possibile precoci al SerD di coloro che necessitano di una presa in carico per abuso o dipendenza da sostanze, vecchie e nuove, da alcol e da gioco d’azzardo patologico o per altre dipendenze comportamentali.

Ricordando Robert Neville, il personaggio di Io sono leggenda, vogliamo utilizzare questo nostro lavoro, queste riflessioni sul periodo dell’epidemia COVID e dire: se c’è qualcuno, chiunque sia, ti prego, non sei solo.

adriana.iozzi@uslcentro.toscana.it