11/02/21-11/04/21: due mesi di lavoro e di esperienze al Mandela Forum di Firenze Hub Vaccinale ASL Toscana Centro

di Alessandro Pescitelli in collaborazione con Operatori Sanitari Mandela Forum Firenze

Alessandro Pescitelli

Alessandro Piscitelli

Dipartimento Prevenzione e Igiene ASL Toscana Centro

 

Prologo

Mi telefona Alessandro:

– Noi del Mandela potremmo scrivere della nostra esperienza da quando abbiamo aderito al bando Arcuri. Sarebbe una testimonianza interessante da diffondere su riviste scientifiche e anche sulla stampa –.

– L’idea è interessante, gli rispondo, ma lo scrivere a più mani mi sembra un po’ complicato –.

– Le mani sarebbero solo due, mi dice, io avrei pensato alle tue. Semmai per qualche nozione più scientifica avrei coinvolto Giorgio.-

Dentro di me penso che Alessandro tenta di intortarmi, però l’idea di diffondere ciò che noi stiamo vivendo in fondo mi piace.

Il Bando Arcuri

Si ricercano 3.000 medici e 12.000 infermieri e assistenti sanitari che dovranno essere inseriti nella “taske force” per sostenere la campagna di somministrazione dei vaccini nelle 1.500 strutture individuate e distribuite su tutto il territorio nazionale. L’avviso è rivolto a cittadini italiani, UE ed extra UE. Potranno aderire anche i medici pensionati.

Quest’ultima riga in cui l’appello si rivolge anche ai medici pensionati mi ha messo in crisi, confesso. La mia mente si stava già orientando verso il controllo, del tutto volontario, dei lunghi e complessi lavori della 4° linea della tranvia di Firenze, che per l’appunto si svolgono sul viale dove abito. Dopo lunga riflessione decido che s’ha da fare e presento la mia candidatura con ogni documento possibile, laurea, specializzazione, curriculum, assicurazione ecc.

Dopo un mese circa mi comunicano la mia assunzione e comincia l’avventura. Per la prima volta incontro alcuni miei compagni vaccinatori a un corso su BLSD e sull’uso del defibrillatore. Era l’8 febbraio 2021. Alcuni di noi, tutti maschi, sono over 70. È come una rimpatriata. Sono le facce, lievemente stagionate, dei compagni del corso di Medicina, dei colleghi di lavoro a Careggi e dei medici di medicina generale in pensione. Altri sono appena laureati e altri ancora hanno un’età di mezzo e non si sa perché siano lì. L’atmosfera è positiva.

Il giorno seguente ci troviamo davanti al Mandela e a quelli appena conosciuti se ne aggiungono altri. C’è un certo fermento perché la destinazione iniziale per me sarebbe stata il Santa Maria Nuova, altri l’ospedale nuovo San Giovanni di Dio più conosciuto come “Torre Galli”, altri ancora addirittura Empoli. Si è deciso colà dove si puote di concentrarci in questa struttura multiuso, dove gli ampi spazi concederanno di rispondere alle esigenze di una vaccinazione di massa.

L’entusiasmo iniziale viene un po’ fiaccato dai corsi “obbligatori” a cui dobbiamo sottoporci. Vada per quelli dell’Istituto Superiore di Sanità volti a informare sull’infezione da sars-cov-2 e sulle differenze tra i vari vaccini, la loro conservazione, somministrazione ecc., ma quelli sulla sicurezza dei posti di lavoro sono pestiferi e ti fanno spesso riconsiderare la scelta fatta, anche se poi la voglia di andare avanti prevale.

Buona volontà

Si comincia a vaccinare.

Inizialmente sono previsti 10 box, dove vengono effettuate le vaccinazioni.

Medici e infermieri addetti controllano il consenso informato e la scheda anamnestica compilate dai pazienti e valutano se il vaccino s’ha da fare. Se si hanno dubbi si parla con i colleghi del Dipartimento di Igiene e si concorda un’azione comune. Il vaccinando arriva da noi dopo essere passato dall’accettazione e la vaccinazione, una volta effettuata, viene registrata in alcune postazioni dove verrà anche assegnata la data per la seconda dose e dove i vaccinati poi si fermano per 15 minuti.

Inizialmente siamo circa trenta supportati da infermieri dell’ASL Toscana Centro che ci fanno da guida esperta. Ognuno di noi prepara, con molta attenzione, le singole dosi di vaccino che vengono aspirate da flaconcini multi dose. In seguito i box aperti saranno molti di più. Si può arrivare a 4.000/5.000 vaccinazioni al giorno e questo ci riempie di orgoglio.

Tutto sarebbe perfetto se talvolta non mancassero i vaccini. Di media si hanno più di mille prenotazioni al giorno, questo vuol dire predisporre le scorte del vaccino in maniera adeguata. La cosa non è semplice.

In ogni flacone sia di AstraZeneca che di Moderna le dosi sono 10, ma poiché si tiene conto della “diversa capacità aspirativa” del sanitario, se si è precisi le dosi che possiamo aspirare possono essere 11 con un lieve avanzo. Non è cosa da poco, perché vuol dire fare il 10% di vaccinazioni in più. Purtroppo ogni giorno qualche prenotato non si presenta, basta l’1% per fare 10-15 dosi e fra i prenotati ci può essere qualcuno che si è iscritto per un vaccino, mentre il suo stato di salute richiede la somministrazione di uno diverso. Poiché in ogni flacone le dosi sono 10/11 è facile capire che ha del miracoloso far sì che le eccezioni siano divisibili per 10.

Quando da un flacone di Moderna si è aspirata la prima dose bisogna trovare anche a chi dare le altre 9.

Il Moderna si conserva a -20 gradi. Se scongelato può rimanere in frigo per circa 1 mese, ma se il flacone portato a temperatura ambiente viene aspirato, tutte le dosi vanno somministrate in poche (6) ore. Medici e infermieri sono costretti ad arrampicarsi in calcoli matematici che non sempre hanno una soluzione ottimale.

Le vaccinazioni proseguono tutti i giorni della settimana, dobbiamo vaccinare più persone possibili nel più breve tempo possibile, con un lavoro un po’ ripetitivo. A volte, riusciamo a scambiare qualche parola con i vaccinandi e le loro storie si sovrappongono l’una con l’altra. Intanto, siamo arrivati a Pasqua lavorando come tutti i giorni senza fatica e abbiamo anche festeggiato con dolci e bevande.

I dati delle vaccinazioni nell’AS Toscana centro sono riportati nella Tabella I.

Infine qualche aneddoto
L’AstraZen

È un periodo in cui mi capita di fare strani sogni. Questa mattina per esempio muovevo con forza le braccia cercando di volare e il fatto di non ottenere risultati, rimanendo pesantemente al suolo, lo imputavo allo scarso esercizio fatto nei giorni trascorsi. Non mettevo in dubbio il fatto di saper volare, ma solo la causa del non decollo. La mia pigrizia non mi aveva fatto esercitare abbastanza. Il sogno è proseguito e mi son trovato su di un 777 in fase di atterraggio su Mumbay o Bombay come normalmente questa grande città la si chiama da noi.

L’aereo aveva estratto il carrello già da alcuni minuti, i flap erano estesi e si stava sorvolando un’immensa bidonville. La mia mente stava calcolandone l’estensione. Velocità del mezzo in atterraggio poco sotto i 300 km/ora, minuti e minuti di sorvolo di lamiere, teli, plastica, rifiuti. Qualche chilometro quadrato di umanità disperata, dove lo spazio per famiglie numerose è di pochi metri. Milioni di anime ammassate in pochi chilometri quadrati. Una voce mi risuonava nella testa: “restate a casa, restate a casa”.

La sveglia impietosa mi ha liberato di questo sogno angoscioso e subito è iniziata la corsa per raggiungere il Mandela prima delle sette. C’è da preparare il box, controllare che non manchino disinfettante, igienizzante, cotone, aghi, siringhe, in modo da essere pronti quando Antonio, Mario, Gianluca, Federico e Francesco ci consegnano i flaconcini col vaccino.

– Ho la pressione alta e il mio dottore mi ha detto che presto sarò anche diabetica. Lei è sicuro che per me vada bene l’AstraZen? –

La signora, una splendida over 70, ben vestita e dalle mani e volto curati, sembra provarci, ma non con grande convinzione.

– In base ai moduli che ha riempito, lei è in buona salute e i disturbi che mi elenca non sono sufficienti perché le possa assegnare un vaccino diverso dall’AstraZeneca. Per ottenere il Moderna, oltre al mio giudizio, il parere va concordato col medico igienista di turno ed entrambi dobbiamo attenerci a uno schema che detta le regole. –

La delusione sul volto della signora mi induce ad aprire una piccola parentesi sull’AstraZen.

– Vede, il vaccino da lei menzionato purtroppo non esiste, ma se fosse reale ritengo sarebbe molto utile e da preferirsi a tutti gli altri. Quello che io sto per farle è ricavato da un adenovirus di scimpanzé inattivato, a cui è stata aggiunta la proteina spike che costituisce parte dell’involucro del Covid-19, lui sì che è il vero cattivo. La proteina spike fa parte della capsula virale e non è infettante. Il nostro organismo produrrà anticorpi verso questa proteina, che assaliranno il Covid quando e se lei dovesse infettarsi. Se però potessi iniettarle anche un po’ di Zen sarebbe utile. –

– Che intende, non capisco – mi dice la signora perplessa con già in mostra la spalla sinistra.

– Vede, capisco come la gente possa essere disorientata di fronte a tante informazioni contrastanti che riceve dai media, e pure impaurita. Tra i colpevoli di tanta cattiva informazione mi ci metto anch’io, come categoria naturalmente. Anche noi medici abbiamo contribuito a tutta questa confusione.

Il messaggio corretto avrebbe dovuto essere fin dall’inizio che il vaccino è un farmaco e come tale ha controindicazioni, effetti collaterali e pure può causare gravi patologie, ma rispetto alla malattia che si vuole combattere queste hanno un’incidenza minima. È vero per l’anti-covid come per qualsiasi altro vaccino, che so, contro il morbillo, la polio ecc.

Si fa un grosso errore se per rassicurare lo si vuol far passare come innocuo. Su milioni e milioni e tra poco miliardi di vaccinazioni è impensabile che non si scoprano effetti anche infausti causati dal vaccino, ma in Medicina questi vanno rapportati ai numeri. È uscito sul “Corriere” un bell’articolo su questo tema, ma non l’ha scritto un medico. Lei non indovinerebbe mai chi possa essere l’autore, a meno che non l’abbia letto. –

Nel frattempo la signora veniva vaccinata e il mio parlare l’aveva distratta e fatta rilassare.

– Mi ha già vaccinata? –

– Sì, signora cara. Ha già ricevuto la prima dose. Ora spetta a lei produrre più anticorpi possibili. –

– A me? Ma come faccio? –

– Quando ha un momento libero, si concentri e faccia anticorpi. –

– Lei mi prende in giro. –

– Un po’ si, ma lo faccio con affetto. Comprendo le perplessità di chi viene a vaccinarsi. Ora può rimettere in sesto i suoi abiti mentre le compilo la scheda dell’avvenuta vaccinazione. – Non mi ha detto, però, chi è l’autore di quell’articolo sul “Corriere”.

– È un banchiere famoso. Uno che ha rappresentato l’Italia nel board della BCE e che è stato nei consigli di amministrazione di numerose banche e grosse finanziarie. –

– Non è per caso Draghi? –

– No. È un fiorentino come noi. Si chiama Lorenzo Bini Smaghi. È sul “Corriere” del 10/04/21 e si intitola Vaccini dopo gli errori serve una operazione verità. –

– E cosa dice di così importante questo banchiere? –

– Dà i numeri. –

- Dare i numeri non mi sembra un complimento… –

– Dà i numeri veri. Dà le proporzioni tra il numero di vaccinazioni e gli eventi infausti che si pensa causati dal vaccino. Dice che in Europa si prendono decisioni non in base a un’analisi razionale dei costi e dei benefici delle diverse alternative, ma piuttosto cercando di minimizzare le responsabilità e i rischi di essere criticati. Le decisioni vengono prese sull’onda dell’emotività. Tralasciando tutte le considerazioni fatte sugli errori di approvvigionamento dei materiali e dei vaccini, la parte per me più interessante è stata quella sui dati sanitari. A vaccinazione avviata con l’AstraZeneca furono segnalati 30 eventi tromboembolici su 5 milioni di vaccinazioni. Significava per chi era stato vaccinato avere una probabilità pari allo 0,0006% di subire effetti collaterali. Si è così sospeso un vaccino perché sicuro solo al 99,9984%. Non si è pensato che con questi numeri la sospensione avrebbe causato più malati e vittime. La motivazione è stata che così avevano fatto anche altri Stati europei. Quanto alle trombosi cerebrali si è fatto anche di peggio. 9 decessi su 2,7 milioni di iniezioni. Ciò significa una probabilità di morte dello 0,0003%, in Francia addirittura la casistica rileva una probabilità di morte dello 0,0002. L’EMA finalmente il 7 aprile ha confermato su di una statistica ancora più ampia che è più probabile morire perché colpiti da un fulmine che di vaccino. In Inghilterra con una casistica ancora più ampia hanno calcolato che gli eventi tromboembolici, pur mantenendosi nella percentuale dello 0,0002/0,0008, hanno un’incidenza maggiore nelle classi di età più giovani e diminuiscono progressivamente nelle più vecchie pur rimanendo evento raro, non comparabile con i rischi di una non vaccinazione. –

- Allora io che devo fare? –

– Lei ora deve fare registrare la vaccinazione avvenuta e verrà richiamata per la seconda dose, naturalmente se è ancora viva. –

– A lei, dottore, piace scherzare, vero? –

– Come vede le notizie che le ho fornito sono servite e non si è fatta prendere dal panico. –

Il medico in pensione

Sono nel box 19, è diventato il mio box, in attesa del prossimo vaccinando. Si presenta un signore anziano che mi grida: – oh Pescitelli dove dovevo ritrovarti dopo tanti anni, ti ricordi di me? –. In verità non ricordo il collega, ma per non deluderlo gli rispondo sì ma ricordami chi sei. – Sono il Dr… medico di famiglia in pensione, ci vedavamo spesso alle riunioni della FIMMG ma soprattutto sono stato medico dello sport e anti doping. Ho avuto la possibilità di conoscere il variegato mondo sportivo. Ho girato tutta l’Italia e seguito numerosi giri d’Italia. È successo di tutto e di più. – Intanto gli dico di liberarsi il braccio sinistro e preparo il vaccino. Ma lui continua: – in una Milano-San Remo a fine corsa, a sorpresa, dovevo fare alcuni controlli antidoping. Il vincitore non riusciva a urinare, ma il collega ha usato un termine più colorito, in mia presenza, così lo feci spogliare tutto assicurandomi che non ci fossero altri campioni di urina e uscii dalla stanza lasciandolo solo. –

L’attacco di panico della giovane insegnante

Entra nel box una giovane signora che, consegnandomi il consenso informato e la scheda anamnestica, dice:

– Dottore non sono sicura di fare il vaccino, sono venuta perché se non mi vaccino non posso insegnare ho iniziato da poco con delle supplenze –.

La faccio sedere su una comoda poltrona, presente solo nel mio box, e cerco di spiegarle la necessità di vaccinarsi e che le insegnanti sono fra le categorie prioritarie. La signora comincia a liberarsi il braccio sinistro, ma appare agitata e nervosa.

Chiedo conferma alla vaccinazione e la vaccino.

Mi ringrazia per non aver sentito dolore. Invito la signora a far registrare la vaccinazione e ad attendere almeno 15 minuti nella zona del Mandela Forum dedica all’attesa.

Vengo chiamato dal volontario di un’associazione perché la signora aveva dei sintomi strani. Infatti presentava:

  • dolore a livello toracico;
  • senso di soffocamento;
  • vertigini, tendenza all’instabilità o allo svenimento;
  • paura di morire;
  • paura di impazzire o di perdere il controllo.

Con i volontari l’abbiamo portata nella stanza delle emergenze. I parametri vitali erano nella norma. Ho concluso per un disturbo da attacco di panico. La signora ci ha fatto compagnia per circa 2 ore e poi contenta di essersi vaccinata è tornata libera cittadina.

Manca lo specchio

Entra un signore di una certa età, di altri tempi oserei dire, vestito di tutto punto: cappotto, giacca, panciotto e cravatta. Mi deve liberare il braccio sinistro. Inizia a spogliarsi e toglie la cravatta sciogliendo il nodo. Lo vaccino. Inizia a rivestirsi e mi chiede: – manca lo specchio, come faccio a rifare il nodo alla cravatta e a pettinarmi? –. Mi scuso per la dimenticanza e gli prometto di richiedere uno specchio nel box. In verità dopo un mese lo specchio ancora non c’è.

Speriamo che per il richiamo vada in un altro box.

 

ale.pescitelli@gmail.com