COVID-19, una valutazione a distanza in medicina generale

di Raffaele Rasoini, Camilla Alderighi

Segnaliamo un interessante contributo scientifico, tradotto dai colleghi Raffaele Rasoini e Camilla Alderighi per la rivista “Recenti Progressi in Medicina”, su autorizzazione di Trisha Greenhalgh e del “British Medical Journal”.

La malattia denominata COVID-19, veicolata dal virus SARS-CoV-2, è caratterizzata da elevata contagiosità e i luoghi sanitari (RSA, ospedali, ambulatori territoriali), ovvero i luoghi di solito deputati alla cura, sono stati individuati come ad alto rischio di trasmissione e quindi di amplificazione della malattia stessa.

Da qui le necessità parallele di contenere i contagi e al tempo stesso di continuare a soddisfare le necessità di cura dei pazienti. L’impiego della telemedicina si è rivelato essenziale per il disbrigo di alcune pratiche burocratiche (per esempio, ricette regionali da parte del medico di medicina generale, piani terapeutici specialistici) e per la valutazione clinica a distanza di pazienti senza criteri di urgenza.

Le linee guida regionali per la gestione territoriale hanno sottolineato, in questa circostanza, la necessità del ricorso a consulenze telefoniche o video come strumenti al supporto della valutazione clinica generale e, nello specifico, della valutazione di pazienti con sospetta COVID-19.

Gli operatori sanitari si sono quindi trovati di fronte non solo a una situazione nuova, ma anche a nuove modalità di cura.

L’articolo di Trisha Greenhalgh e coll. colma l’attuale carenza dei dettagli necessari per le valutazioni cliniche a distanza e fornisce agli operatori sanitari del territorio (medici di medicina generale, ma anche specialisti) un orientamento basato sulle migliori evidenze disponibili sulla telemedicina, interpretate alla luce dell’attuale situazione pandemica.

L’articolo affronta diversi aspetti della valutazione clinica a distanza in pazienti con sospetto COVID-19: da quelli tecnici (tipo di strumento di connessione usato, modalità di inserimento delle note cliniche nella cartella del paziente) a quelli clinici (anamnesi del paziente, nutrita di dati diretti e indiretti, esame obiettivo, segnali di allarme), a quelli di gestione pratica, attraverso una stratificazione dei pazienti in base alla gravità di malattia. Una nota di cautela viene posta sull’impiego dello score di Roth, talvolta utilizzato per la valutazione della dispnea, ma ritenuto poco adeguato e fuorviante dopo aver acquisito i risultati di un’intervista indirizzata a operatori sanitari addestrati alla telemedicina. L’infografica associata all’articolo, infine, integra e sintetizza tutte le informazioni necessarie.

Raffaele Rasoini
Cardiologo, Firenze

Camilla Alderighi
Cardiologo, Firenze

raffaele.rasoini@unifi.it

Il link alla traduzione italiana: https://www.recentiprogressi.it/r.php?v=3347&a=33186&l=340305&f=allegati/03347_2020_04/fulltext/Rassegna%20-%20Greenhalgh.pdf