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14 Gennaio 2026

Il filo invisibile tra cervello e cuore: il ruolo chiave del nervo vago

Una ricerca della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa apre nuove prospettive nella prevenzione dell’invecchiamento cardiaco

Il cuore non è soltanto una pompa che risponde a stimoli meccanici ed elettrici, ma un organo profondamente connesso al sistema nervoso. È da questa consapevolezza che nasce una ricerca condotta dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che ha messo in luce il ruolo centrale del nervo vago nel mantenimento della salute cardiaca e nel contrasto dei processi di invecchiamento del cuore. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Science Translational Medicine e coordinato da Vincenzo Lionetti in collaborazione con Silvestro Micera e altri team nazionali e internazionali, ha dimostrato che la connessione tra il cuore e le fibre del nervo vago, in particolare il ramo destro, è cruciale per mantenere giovane e in buona salute il tessuto cardiaco.

Il nervo vago è uno dei principali canali di comunicazione tra cervello e organi interni. Regola funzioni vitali come la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa e la risposta allo stress, agendo come una sorta di freno naturale dell’organismo. Lo studio pisano ha dimostrato che questa connessione non si limita a modulare il ritmo del battito, ma esercita un’influenza diretta sulla qualità e sulla “giovinezza” delle cellule cardiache.

I ricercatori hanno osservato che un’innervazione vagale integra e funzionale è associata a un cuore più efficiente e meno soggetto ai cambiamenti degenerativi legati all’età. In altre parole, il nervo vago non si limita a dire al cuore quando accelerare o rallentare, ma contribuisce a preservarne la struttura e la funzionalità nel tempo. Un dato particolarmente rilevante è che questo effetto protettivo sembra indipendente dalla semplice frequenza cardiaca, suggerendo un meccanismo biologico più profondo e complesso.

Le implicazioni sono significative. In ambito clinico, questa scoperta apre la strada a nuove strategie terapeutiche, soprattutto in cardiochirurgia e nei trapianti di cuore, dove il ripristino o la tutela della connessione nervosa potrebbe migliorare gli esiti a lungo termine. Allo stesso tempo, rafforza l’idea che la salute del cuore non possa essere separata dall’equilibrio del sistema nervoso autonomo.

Prendersi cura del cuore significa anche, quindi, prestare attenzione ai meccanismi che lo collegano al cervello. Ridurre lo stress, favorire uno stile di vita equilibrato e proteggere le funzioni regolatrici dell’organismo non sono solo consigli di benessere generico, ma potenziali alleati della longevità cardiaca. La scienza, ancora una volta, mostra come le connessioni invisibili del corpo siano spesso le più decisive.

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Il filo invisibile tra cervello e cuore: il ruolo chiave del nervo vago

14 Gennaio 2026

Una ricerca della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa apre nuove prospettive nella prevenzione dell’invecchiamento cardiaco

Il cuore non è soltanto una pompa che risponde a stimoli meccanici ed elettrici, ma un organo profondamente connesso al sistema nervoso. È da questa consapevolezza che nasce una ricerca condotta dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che ha messo in luce il ruolo centrale del nervo vago nel mantenimento della salute cardiaca e nel contrasto dei processi di invecchiamento del cuore. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Science Translational Medicine e coordinato da Vincenzo Lionetti in collaborazione con Silvestro Micera e altri team nazionali e internazionali, ha dimostrato che la connessione tra il cuore e le fibre del nervo vago, in particolare il ramo destro, è cruciale per mantenere giovane e in buona salute il tessuto cardiaco.

Il nervo vago è uno dei principali canali di comunicazione tra cervello e organi interni. Regola funzioni vitali come la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa e la risposta allo stress, agendo come una sorta di freno naturale dell’organismo. Lo studio pisano ha dimostrato che questa connessione non si limita a modulare il ritmo del battito, ma esercita un’influenza diretta sulla qualità e sulla “giovinezza” delle cellule cardiache.

I ricercatori hanno osservato che un’innervazione vagale integra e funzionale è associata a un cuore più efficiente e meno soggetto ai cambiamenti degenerativi legati all’età. In altre parole, il nervo vago non si limita a dire al cuore quando accelerare o rallentare, ma contribuisce a preservarne la struttura e la funzionalità nel tempo. Un dato particolarmente rilevante è che questo effetto protettivo sembra indipendente dalla semplice frequenza cardiaca, suggerendo un meccanismo biologico più profondo e complesso.

Le implicazioni sono significative. In ambito clinico, questa scoperta apre la strada a nuove strategie terapeutiche, soprattutto in cardiochirurgia e nei trapianti di cuore, dove il ripristino o la tutela della connessione nervosa potrebbe migliorare gli esiti a lungo termine. Allo stesso tempo, rafforza l’idea che la salute del cuore non possa essere separata dall’equilibrio del sistema nervoso autonomo.

Prendersi cura del cuore significa anche, quindi, prestare attenzione ai meccanismi che lo collegano al cervello. Ridurre lo stress, favorire uno stile di vita equilibrato e proteggere le funzioni regolatrici dell’organismo non sono solo consigli di benessere generico, ma potenziali alleati della longevità cardiaca. La scienza, ancora una volta, mostra come le connessioni invisibili del corpo siano spesso le più decisive.

Di Redazione Toscana Medica

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