Lorenzo Salimbeni
Medico Emergenza Sanitaria Territoriale (118) USL TOSCANA CENTRO, Abilitazione in Medicina Generale, Triennio 2021-2024, Regione Toscana.
Abstract
Lo spreco farmaceutico in Italia vale circa 2 miliardi di euro annui, mentre oltre 463.000 persone vivono in povertà sanitaria. Questo lavoro propone un modello operativo di Centri di Recupero Farmaci (CRF) per le Case della Salute toscane, fondato sul ruolo del farmacista clinico, su protocolli rigorosi e su tecnologie di tracciabilità. L’analisi dimostra la fattibilità del modello e stima un recupero di 350.000-500.000 € annui da un pool di 10 Case della salute toscane
Parole chiave: spreco farmaceutico; recupero farmaci; Case della Salute; farmacista clinico; sanità territoriale
Il paradosso: miliardi sprecati, migliaia senza cure
L’Italia spende oltre 23 miliardi di euro annui in farmaci. Di questi, circa 2 miliardi vengono sprecati: medicinali acquistati e mai assunti, terapie interrotte, confezioni abbandonate negli armadietti domestici fino alla scadenza. Il dato è tanto più stridente se affiancato a un altro numero: nel 2024, oltre 463.000 persone – tra cui migliaia di minori – hanno sperimentato una condizione di povertà sanitaria, non riuscendo ad accedere ai farmaci di cui avevano bisogno.
Lo spreco non è solo economico. I Principi Attivi Farmaceutici (API) dispersi nell’ambiente attraverso lo smaltimento improprio contaminano acque e suoli, contribuendo alla diffusione dell’antibiotico-resistenza (AMR), una delle emergenze sanitarie più gravi del nostro tempo. Si configura così un paradosso etico, ambientale ed economico che richiede risposte strutturali.

Fig. 1 – Lo spreco farmaceutico in Italia: i numeri chiave (elaborazione dell’Autore su dati AIFA, ISPRA, Banco Farmaceutico 2023-2024).
La Toscana: un’opportunità che attende una rete
La Regione Toscana riflette le criticità nazionali con alcune peculiarità significative. Le ASL registrano pressioni finanziarie importanti: nel 2023, l’ASL Toscana Centro ha chiuso con un disavanzo di 43,2 milioni di euro, la Toscana Sud Est con -59,7 milioni. I costi regionali di gestione dei rifiuti urbani – che includono lo smaltimento dei farmaci domestici – si attestano a 258,11 € per abitante, oltre il 30% in più rispetto alla media nazionale (197,02 €).
Soprattutto, la Toscana è priva di un sistema regionale coordinato per il recupero dei farmaci donati. Esistono iniziative meritorie e consolidate – il Banco Farmaceutico, il Centro Missionario Medicinali di Firenze – ma operano senza un quadro organico regionale. Eppure, l’infrastruttura ideale esiste già: la rete delle Case della Salute (oggi in evoluzione verso le Case della Comunità previste dal DM 77/2022), strutture capillari, prossime ai cittadini, integrate con i servizi sociosanitari territoriali.
Il modello proposto: i Centri di Recupero Farmaci
La proposta consiste nell’istituzione di Centri di Recupero Farmaci (CRF), unità funzionali integrate nelle Case della Salute, dedicate alla raccolta, valutazione, stoccaggio e redistribuzione controllata di farmaci e presidi sanitari non utilizzati ma ancora validi, donati dai cittadini.
Il modello si fonda su cinque pilastri. Primo, il quadro normativo già disponibile: la Legge 166/2016 (“Legge Gadda”) e il DM 8 febbraio 2018 definiscono le condizioni per la donazione dei farmaci. Secondo, criteri di inclusione rigorosi: sono accettati solo farmaci con confezionamento integro, data di scadenza con almeno 6 mesi di validità residua, numero di lotto leggibile e foglietto illustrativo presente. Sono esclusi stupefacenti, termolabili e farmaci con catena del freddo non verificabile. Terzo, protocolli di sicurezza allineati alle Buone Pratiche di Distribuzione (GDP) e, per il deblistering selettivo, alle Norme di Buona Preparazione (NBP). Quarto, tracciabilità garantita dal sistema nazionale NMVS per la verifica dei farmaci serializzati. Quinto, redistribuzione attraverso la collaborazione con enti del Terzo Settore convenzionati e i servizi sociali territoriali.

Fig. 2 – Flusso operativo del Centro di Recupero Farmaci (CRF) nelle Case della Salute.
Il farmacista clinico: perno del sistema
Il successo del modello dipende dalla centralità del farmacista clinico, figura professionale le cui competenze evolute – dalla riconciliazione terapeutica alla pharmaceutical care – lo rendono il garante naturale di ogni fase del processo. In stretta collaborazione con il medico di medicina generale, il farmacista clinico del CRF svolge un ruolo che va dalla sensibilizzazione dei cittadini alla corretta restituzione dei farmaci, alla verifica rigorosa dell’idoneità di ogni confezione (integrità, scadenza, lotto, verifica NMVS), fino alla supervisione dello stoccaggio e alla dispensazione sicura.
Questo ruolo è coerente con l’evoluzione della professione farmaceutica verso la farmacia clinica territoriale e con le opportunità offerte dalla riforma della sanità territoriale (DM 77/2022, PNRR Missione 6), che prevede il potenziamento dei team multidisciplinari nelle Case della Comunità. Integrare il CRF nelle nuove strutture significherebbe valorizzare competenze già presenti sul territorio, generando un servizio ad alto valore aggiunto a costi contenuti.
Impatti attesi: economia, ambiente, società
L’analisi costi-benefici condotta nella ricerca stima che un’implementazione pilota su 10 Case della Salute toscane potrebbe recuperare farmaci per un valore compreso tra 350.000 e 500.000 euro annui, con un risparmio netto significativo una volta detratti i costi operativi (personale, tecnologia, logistica). A titolo di confronto, l’Istituto Oncologico Veneto (IOV) IRCCS ha dimostrato che il solo recupero dei farmaci oncologici in ambito ospedaliero può generare risparmi consistenti: l’esperienza veneta rappresenta una validazione concreta della fattibilità di questi programmi.
Sul piano ambientale, ogni farmaco recuperato e redistribuito è un farmaco sottratto all’incenerimento o alla dispersione, con benefici sulla riduzione della contaminazione da API e, indirettamente, sulla mitigazione dell’AMR. Sul piano sociale, il CRF contrasta la povertà sanitaria recuperando farmaci integri e non scaduti e garantendone l’accesso in un sistema sicuro e tracciabile. Inoltre il risparmio ottenuto può essere reinvestito in servizi sanitari.

Fig. 3 – Confronto tra il modello CRF proposto e i sistemi di recupero SIGRE (Spagna) e Cyclamed (Francia).
La finestra del DM 77: perché agire ora
La riforma della sanità territoriale rappresenta una finestra di opportunità unica. Il DM 77/2022 ridisegna l’assistenza primaria intorno alle Case della Comunità, con team multiprofessionali, tecnologie digitali e un’attenzione esplicita alla prossimità. Il PNRR (Missione 6) destina risorse significative all’infrastrutturazione di queste strutture. Inserire il servizio CRF nel modello organizzativo delle nuove Case della Comunità toscane significherebbe aggiungere una funzione a costo marginale, sfruttando spazi, personale e sistemi informativi già previsti dalla programmazione regionale.
La roadmap proposta prevede quattro fasi: una fase di progettazione strategica (6 mesi), con la costituzione di un Tavolo di Coordinamento Regionale e l’adozione di una Delibera di Giunta che definisca le linee guida; un progetto pilota su 10 strutture (12 mesi); una fase di monitoraggio e valutazione con KPI multidimensionali (6 mesi); l’estensione progressiva alla rete regionale.

Fig. 4 – Roadmap di implementazione del modello CRF in Toscana.
Conclusioni: un investimento, non un costo
Il recupero strutturato dei farmaci non è un’utopia: è una pratica già consolidata in altri contesti europei e in specifiche realtà italiane. Ciò che manca in Toscana è un quadro organico che trasformi esperienze virtuose ma frammentate in un sistema regionale coordinato.
Il modello CRF qui proposto offre una soluzione concreta, fondata su basi normative esistenti, su competenze professionali già disponibili e su un’infrastruttura territoriale in fase di potenziamento. Non richiede rivoluzioni: richiede volontà politica, coordinamento istituzionale e l’investimento iniziale per avviare un progetto pilota che generi dati reali.
Le raccomandazioni per i decisori regionali sono chiare: adottare una Delibera di Giunta con linee guida operative; istituire un Tavolo di Coordinamento Regionale; investire nel ruolo del farmacista clinico come garante del processo; avviare un pool misurabile su un campione di Case della Comunità. Se la Toscana saprà cogliere la finestra aperta dalla riforma del DM 77, potrà diventare un modello nazionale per la trasformazione dello spreco farmaceutico in un’opportunità di salute, risparmio e solidarietà.
Riferimenti bibliografici: dott.lorenzo.salimbeni@gmail.com