del dottor Roberto Leonetti, Neuropsichiatra dell’infanzia e dell’adolescenza
L’aumento dei casi di sovradosaggio di paracetamolo tra gli adolescenti è spesso associato a problematiche di salute mentale.
L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha recentemente diffuso un avviso sull’impiego dei medicinali a base di paracetamolo, con particolare attenzione ai casi di assunzione volontaria di dosi eccessive in età adolescenziale. Il richiamo dell’Aifa è conseguente all’analisi dei dati provenienti da fonti nazionali, tra cui la Rete nazionale di farmacovigilanza e il Centro antiveleni di Pavia, che hanno registrato un numero rilevante di episodi di sovradosaggio intenzionale di paracetamolo tra gli adolescenti.L’abuso di questo farmaco nei giovani è spesso una spia di un profondo disagio emotivo o di un momento di forte vulnerabilità. L’allarme è connesso anche dal diffondersi online di sfide social pericolose (come la “Paracetamol Challenge”) e dalla falsa percezione che un farmaco da banco sia innocuo.
Il paracetamolo, indicato per il trattamento sintomatico del dolore e della febbre, se utilizzato in modo non corretto superando le dosi consigliate, può causare effetti avversi anche gravi e irreversibili, provocando epatite tossica o insufficienza epatica. Inoltre c’è una latenza dei sintomi per cui i primi segnali (nausea, vomito, dolore addominale) possono manifestarsi anche 24-48 ore dopo l’ingestione, quando il danno epatico è già in atto.
Il sovradosaggio di farmaci a scopo autolesivo negli adolescenti è un problema clinico e sociale in crescita, collegato a varie cause tra le quali disagio psicologico, depressione, impulsività, disturbi d’ansia, conflitti familiari, bullismo, isolamento sociale e accesso facile ai medicinali. Non sempre l’intento è suicidario ma ogni episodio va considerato potenzialmente grave e degno di attenzione.
Il paracetamolo è frequentemente coinvolto nei sovradosaggi intenzionali perché è ampiamente disponibile e considerato relativamente sicuro, non per effetti euforizzanti o gratificanti.
In letteratura (S. M. Stahl) , troviamo aspetti che si collegano direttamente a questo fenomeno:
1. L’impulsività adolescenziale
Stahl descrive l’adolescenza come una fase caratterizzata da immaturità dei circuiti corticali di controllo e maggiore reattività emotiva. In questo quadro, gesti autolesivi o “dimostrativi” possono avvenire anche con farmaci percepiti come innocui, come il paracetamolo.
2. Il legame con depressione, disregolazione emotiva e suicidarietà
Nel modello clinico di Stahl, un episodio di overdose adolescenziale non va letto solo come “abuso di farmaco”, ma come possibile indicatore di: depressione, distress emotivo, comportamento impulsivo, richiesta d’aiuto, rischio suicidario.
3. la percezione del rischio, in adolescenza, è spesso sottovalutata (“rischio ergo sum”)
4. La falsa percezione di sicurezza dei farmaci da banco
In linea con quanto recentemente evidenziato da Agenzia Italiana del Farmaco, Stahl sottolinea spesso che i farmaci OTC (“over the counter”) vengono sottovalutati dai giovani e dalle famiglie perché facilmente accessibili.
Per questo si raccomanda sempre una valutazione psichiatrica completa dopo un’intossicazione volontaria.
Va però precisato che nella casistica alcuni episodi possono essere veri tentativi di suicidio, mentre altri costituiscono gesti autolesivi senza chiara intenzione di morire;oppure azioni impulsive fatte in momenti di forte angoscia o in alcuni casi si può trattare di sovradosaggi accidentali.
Cosa fare
Come già sottolineato, negli adolescenti la componente impulsiva è particolarmente importante, per questo motivo ogni overdose intenzionale di paracetamolo deve essere considerata una situazione seria sia dal punto di vista fisico sia psicologico.
Difronte a questo fenomeno, risulta importante la prevenzione a più livelli:
- la gestione sicura dei farmaci in casa e accesso limitato ai medicinali,
- a livello familiare: monitoraggio emotivo dell’adolescente, educazione sui rischi reali, riconoscimento precoce dei segnali di sofferenza psicologica,favorire dialogo familiare e supporto scolastico ,accesso tempestivo a supporto psicologico;
- inoltre, come sottolineato dall’Aifa, è necessario che i giovani siano informati ed educati sui rischi derivanti da un uso improprio e che gli adulti di riferimento – genitori, caregiver e operatori sanitari – aiutino a diffondere la corretta informazione.
La diffusa consapevolezza,negli adolescenti e negli adulti di riferimento degli aspetti evidenziati, può costituire una reale prevenzione degli eventi avversi gravi.