Intervista a Maria Paola Monaco – Delegata della Rettrice all’inclusione e alla diversità e professoressa associata di Diritto del lavoro presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Firenze.
“Il bilancio di genere non è una semplice fotografia della realtà, ma uno strumento fondamentale per leggere le organizzazioni, individuare i divari e costruire azioni concrete di riequilibrio.
All’interno dell’Ateneo, l’analisi dei dati consente di osservare le tre componenti della comunità universitaria – docenti, studenti e personale tecnico-amministrativo – mettendo in evidenza differenze e criticità che spesso restano meno visibili.
Tra il personale docente, la presenza femminile è significativa nelle fasce iniziali della carriera, ma tende a ridursi nei ruoli apicali, in particolare tra i professori ordinari e in alcune aree disciplinari STEM. Anche tra gli studenti emergono forme di segregazione legate ai percorsi di studio: le donne sono più presenti nelle aree umanistiche e sanitarie, mentre restano meno rappresentate in ambiti come ingegneria, informatica e tecnologia.
Disporre di dati disaggregati per genere è quindi essenziale per superare percezioni generiche e intervenire dove esistono bisogni reali. Il bilancio di genere diventa così la base per un piano strategico dinamico, capace di orientare politiche e azioni positive in modo misurabile.
Accanto ai dati, resta centrale il tema culturale. L’Università ha infatti un ruolo importante nella costruzione della cittadinanza attiva e nella diffusione di competenze trasversali, anche sui temi dell’inclusione, della parità e del contrasto alla violenza di genere.
Promuovere una cultura dell’inclusione significa lavorare su consapevolezza, formazione e multidisciplinarità, affinché l’equità non resti un principio astratto, ma diventi parte concreta della vita accademica e della società.”