Intervista a Maria Pia Giovannini – Presidente del CDTI Roma, associazione che riunisce dirigenti e professionisti del settore ICT e promuove lo sviluppo dell’innovazione digitale in Italia.
“Il digital gender gap non riguarda soltanto l’accesso alle tecnologie, ma anche la possibilità di partecipare ai processi decisionali, alla progettazione delle soluzioni digitali e alla governance dell’innovazione.
In ambito sanitario, questa disparità può tradursi in un accesso meno equo a strumenti come la telemedicina, il Fascicolo Sanitario Elettronico e le applicazioni per il monitoraggio della salute. Le difficoltà nell’utilizzo delle tecnologie, soprattutto tra le donne di età più avanzata, possono infatti avere conseguenze concrete sulla prevenzione, sulla cura e sulla fruizione dei servizi.
A questo si aggiunge la scarsa rappresentanza femminile nei gruppi che progettano le tecnologie sanitarie. Quando le donne non partecipano allo sviluppo di piattaforme, algoritmi e servizi digitali, aumenta il rischio che tali strumenti non riescano a interpretare pienamente le differenze biologiche, sociali e comportamentali e i bisogni dell’intera popolazione.
Le cause di questo divario sono profonde e stratificate: stereotipi culturali, orientamento scolastico ancora condizionato dal genere, minore presenza femminile nei percorsi STEM, modelli organizzativi poco inclusivi e difficoltà di accesso ai ruoli di leadership.
Per superare questi ostacoli è necessario intervenire fin dall’infanzia, promuovendo un rapporto più libero e consapevole con la tecnologia, ma anche costruire percorsi formativi, professionali e dirigenziali capaci di valorizzare competenze e talenti femminili.
La sanità del futuro sarà sempre più digitale e basata sui dati. Per questo la formazione, la partecipazione delle donne ai processi di innovazione e una governance realmente inclusiva rappresentano condizioni essenziali per progettare servizi più efficaci, equi e vicini ai bisogni delle persone.
Ridurre il digital gender gap non significa soltanto garantire pari opportunità, ma rafforzare la capacità di innovazione e la qualità dell’intero sistema sanitario.”