a cura della dottoressa Cristiana Baggiore, Direttore Area Diabetologia Endocrinologia e Allergoimmunologia Clinica Azienda USL Toscana Centro
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente coniato il termine clinico “diabesità” per descrivere la compresenza e la stretta correlazione patologica tra obesità e diabete mellito di tipo 2.
L’obesità infatti incide profondamente sullo stato di salute, poiché si accompagna a importanti malattie quali, oltre al diabete mellito, ipertensione arteriosa, cardiopatia ischemica e altre condizioni che peggiorano la qualità della vita e ne riducono la durata. Gli ultimi dati epidemiologici italiani segnano un incremento importante dell’incidenza dell’obesità e un abbassamento dell’età di insorgenza. L’ISS ha stimato, nel biennio 2023 /24, che il 43% degli adulti in Italia abbia problemi di peso: 33% e’ in sovrappeso e il 10 % è obeso.
La Toscana presenta valori di sovrappeso e di obesità leggermente inferiori, anche se permane il problema dell’eccesso di peso nella popolazione infantile. Infatti nella regione il 1,3% dei bambini risulta in condizioni di obesità grave, il 5,7% risulta obeso, il 17% sovrappeso. Anche per quanto riguarda il diabete la percentuale dei malati in Toscana presenta dati leggermente migliori della media nazionale (7% circa) e oscilla tra il 5,6 per cento e il 6,3 per cento, come pure la situazione epidemiologica legata alla diabesità, ma la pressione economica sulle casse del sistema sanitario regionale rimane estremamente pesante e in crescita.
Questa situazione si e’ determinata soprattutto a causa dell’accelerazione fortissima, cui si è assistito negli ultimi anni , dell’immissione in commercio di nuove molecole attive sia per il controllo del diabete che per la riduzione del peso corporeo. Farmaci come gli agonisti del recettore del GLP-1 e del GIP , come gli inibitori del SGLT-2 , hanno profondamente modificato l’approccio farmacologico alla diabesita’, fornendo armi con un forte impatto sul danno d’organo legato a questa condizione . La riduzione del rischio di eventi cardio cerebro vascolari e la prevenzione dell’ insorgenza e della progressione del danno renale che offrono le nuove categorie farmacologiche, hanno imposto un cambio di visione e di strategia terapeutica , come ormai evidenziato chiaramente nelle principali linee guida prodotte dalle più autorevoli società scientifiche nefro cardio diabetologiche.
è ormai ampiamente dimostrato che l’ insorgenza del diabete nei soggetti a rischio, come nel caso delle persone obese, si può prevenire o ritardare, così come si può ottenere la remissione di un diabete già manifesto agendo sul peso corporeo della persona con diabesità: presupposto fondamentale è intercettare le persone a rischio, effettuare la diagnosi precocemente e intervenire nelle prime fasi della malattia , in particolare in quella popolazione che ancora non ha manifestato danno d’organo ed ha una più lunga aspettativa di vita. Infatti il costo sociale della diagnosi tardiva è altissimo: quindi, nonostante i progressi farmacologici, è imprescindibile continuare a investire in programmi di prevenzione, promuovendo stili di vita sani e agendo sui determinanti ambientali e comportamentali della malattia. Per questo motivo la Regione sta potenziando sul territorio l’offerta di iniziative di formazione e d’informazione per i cittadini mirando ad ottenere un miglioramento consistente degli stili di vita ed una maggiore consapevolezza di quanto possa essere ottenuto a prescindere ad interventi farmacologici.
Interventi , questi ultimi, che forniscono un supporto irrinunciabile quando la diabesità ha già portato a danni a carico di organi e apparati, oppure quando il grado di obesità è tale da ostacolare l’inizio di programmi di attività motoria e il solo approccio dietetico e’ ampiamente insufficiente. La disponibilità di medicinali efficaci sul peso corporeo non deve trasformarsi, avverte Aifa, in un uso improprio per finalità meramente estetiche o in assenza di controllo medico.
Il trattamento farmacologico per la perdita di peso deve essere sempre inserito in una strategia più ampia, che comprenda dieta ipocalorica e attività fisica e dovrà essere l’equipe medica a valutarne l’opportunità , la risposta clinica del paziente, considerandone lo stato di salute complessivo, eventuali patologie concomitanti, l’età e gli altri farmaci assunti: la sfida dei prossimi anni sarà quindi garantire soprattutto prevenzione, appropriatezza prescrittiva e aderenza alle cure affinché la maggior spesa si traduca realmente in miglior salute.