a cura di Paolo Bonanni
Professore Ordinario di Igiene
Dipartimento di Scienze della Salute, Università degli Studi di Firenze
Negli ospedali dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo, l’indagine ECDC 2022-2023 ha rilevato un’infezione correlata all’assistenza nel 7,1% dei pazienti presenti il giorno dello studio; nel campione italiano la prevalenza era del 9,8%. Su base annua, l’incidenza stimata nell’area europea è del 6,5% dei ricoverati, pari a circa 4,3 milioni di pazienti.
A questa frequenza contribuiscono la fragilità di molti ricoverati e la necessità di cure invasive. Un intervento chirurgico o diagnostico invasivo, un catetere vescicale o venoso, o la ventilazione assistita possono infatti offrire ai microrganismi una via d’ingresso, consentendo anche ai germi normalmente presenti sulla cute o nell’intestino di provocare un’infezione. Polmoniti, infezioni urinarie, delle ferite chirurgiche e del sangue possono così allungare il ricovero e, nei casi più gravi, mettere a rischio la vita.
Quando invece i germi arrivano dall’esterno, le mani rappresentano uno dei principali mezzi di trasmissione tra ambiente, operatori e pazienti. Ecco perché igienizzarle nei momenti giusti, soprattutto prima e dopo il contatto con il malato e prima di una medicazione, è decisivo. Indossare i guanti non risolve il problema: anche questi si contaminano, vanno cambiati tra pazienti e attività diverse e, dopo averli tolti, le mani vanno nuovamente lavate o, in mancanza di acqua e sapone, trattate con gel idroalcolici. Per lo stesso motivo, l’igiene delle mani deve accompagnarsi alla pulizia e disinfezione di superfici e attrezzature condivise.
Questa protezione va completata con una gestione scrupolosa di cateteri e ferite, verificando ogni giorno se un dispositivo sia ancora necessario. Se poi i microrganismi sono resistenti agli antibiotici, curare l’infezione diventa più difficile. Evitare prescrizioni inutili o troppo prolungate riduce la selezione di questi batteri: anche il buon uso degli antibiotici è dunque parte della prevenzione.
Questa attenzione coinvolge anche chi riceve le cure e chi gli sta accanto. Pulire le mani prima dei pasti e dopo l’uso di servizi igienici, non manipolare medicazioni e cateteri e chiedere chiarimenti sulle precauzioni aiuta a interrompere la trasmissione. Poiché alcuni germi si diffondono per via respiratoria, occorre rispettare le indicazioni sulle mascherine e rinviare le visite se si è malati. E dato che un’infezione può manifestarsi dopo la dimissione, febbre, secrezioni da una ferita o diarrea vanno riferite tempestivamente.
È un’attenzione che deve proseguire anche a casa, negli ambulatori e nelle residenze per anziani: per questo si parla di infezioni correlate all’assistenza. Molte sono evitabili, se le strutture rendono queste precauzioni una pratica quotidiana, sostenuta da formazione, personale adeguato e sorveglianza.
Fonti: ECDC, indagine 2022-2023 (2024); ISS, Infezioni correlate all’assistenza; OMS, igiene delle mani (2025); CDC, prevenzione (2024) e sicurezza del paziente (2026).