a cura del dottor PierCarlo Ballo, Dirigente di I livello nel reparto di Cardiologia dell’ Ospedale S. Maria Annunziata, Azienda Sanitaria di Firenze.
La prevenzione cardiovascolare rappresenta una delle strategie fondamentali per ridurre il rischio di eventi come l’infarto miocardico e l’ictus, patologie che ad oggi rimangono la principale causa di morte nei Paesi occidentali.
Il principio basilare può essere sintetizzato nel controllo dei fattori di rischio modificabili, condizioni che aumentano il rischio di eventi ma su cui è possibile intervenire. Su questo principio si inseriscono i concetti di prevenzione primaria – rivolta ai soggetti in cui la patologia non si è ancora verificata con l’obiettivo di evitare che questa si sviluppi – e secondaria, riferita a chi ha già subìto un evento per prevenirne la ricomparsa.
L’adozione di un sano stile di vita è un elemento portante in entrambe le tipologie di prevenzione: provvedimenti come abolizione del fumo, attività fisica e dieta equilibrata sono fondamentali per ridurre il rischio. A ciò si aggiunge il controllo di condizioni come ipertensione arteriosa, diabete mellito, dislipidemie, obesità, sindrome metabolica ed altre, che richiedono un preciso inquadramento clinico, una corretta gestione diagnostico-terapeutica ed un’adeguata compliance alla terapia.
I dati relativi alla regione Toscana confermano che le strategie di prevenzione sono efficaci. Focalizzandosi sugli eventi cardiovascolari acuti, le analisi condotte dall’Agenzia Regionale di Sanità mostrano risultati positivi ed incoraggianti: nel periodo dal 2019 al 2024, i ricoveri per infarto miocardico si sono ridotti del 24% negli uomini e del 35% nelle donne, con riduzioni anche nei ricoveri per ictus ischemico (>25%). A questi effetti si deve aggiungere il contributo del sistema organizzativo, che assicura una rapida possibilità di rivascolarizzazione: il tempo è in effetti l’elemento chiave che determina l’evoluzione clinica di questi eventi, in accordo agli storici concetti di time is myocardium, time is brain ed in ultima analisi time is outcome. La mortalità a 30 giorni post-infarto e post-ictus si è attestata al 5.7% e 7.4%, rispettivamente, mostrando dati di sopravvivenza superiori alla media italiana.
I miglioramenti nella prevenzione e nella gestione degli eventi acuti hanno contribuito inoltre ad aumentare la speranza di vita alla nascita, che nel 2024 ha raggiunto 84 anni (82.2 per gli uomini, 85.9 per le donne), superando il dato globale italiano ed invertendo il trend precedente legato alla pandemia da SARS-CoV-2.
Ciononostante, su vari aspetti esistono ampi margini di miglioramento. A titolo di esempio, un’analisi del 2020 ha mostrato che, degli oltre 600.000 cittadini toscani con dislipidemie, solo il 40% è trattato. Analogamente, altri dati sui pazienti diabetici toscani suggeriscono che l’avvio a visita diabetologica ed il controllo dei valori di Hb glicata siano sottoutilizzati rispetto a quanto desiderabile. È inoltre necessaria attenzione all’aderenza terapeutica: per l’ipertensione arteriosa e lo scompenso cardiaco, recenti dati indicano che in Toscana l’aderenza, seppur in aumento (alta nel 63% dei pazienti), può essere incrementata.
In conclusione, le strategie di prevenzione cardiovascolare hanno progressivamente migliorato l’outcome clinico, ma è necessario continuare ad implementarle ed ottimizzarle, ricordando che costituiscono non solo semplici misure prudenziali, ma interventi precoci in grado di ridefinire in modo proattivo la traiettoria della salute.