Valerio Fancelli
Presidente Commissione Albo Odontoiatri OMCeO di Firenze
Con il primo ciclo di lauree del nuovo ordinamento si compie un passaggio storico per l’odontoiatria italiana: la formazione universitaria si completa con l’abilitazione e il giovane odontoiatra può affacciarsi direttamente alla professione. Una riforma fortemente voluta e nata per avvicinare sempre di più Università, formazione e mondo del lavoro.
La conclusione del primo ciclo di lauree del nuovo ordinamento rappresenta un momento importante per l’odontoiatria italiana perché non è semplicemente la conclusione di un percorso universitario, ma il primo risultato concreto di una trasformazione che modifica il rapporto tra formazione e professione, tra Università e mondo del lavoro, tra acquisizione delle competenze e responsabilità professionale. La trasformazione della laurea magistrale a ciclo unico in Odontoiatria e Protesi Dentaria in titolo abilitante alla professione è stata introdotta dalla Legge 8 novembre 2021, n. 163 e attuata, per Odontoiatria, con il Decreto Interministeriale n. 653 del 5 luglio 2022. La riforma ha un significato che va ben oltre la modifica di una procedura amministrativa. Il suo obiettivo è rendere il percorso universitario più strettamente collegato alla concreta realtà della professione, attraverso una formazione che non sia soltanto teorica, ma che consenta allo studente di acquisire e dimostrare le competenze necessarie per esercitare.
Dalla laurea all’abilitazione
Nel vecchio ordinamento il conseguimento della laurea e l’abilitazione all’esercizio della professione erano due momenti distinti: il giovane laureato concludeva gli studi universitari e doveva affrontare un successivo esame di abilitazione prima di poter esercitare. Con la laurea abilitante questa separazione viene superata.
Il percorso universitario comprende infatti il tirocinio pratico-valutativo, nel quale lo studente è chiamato a sviluppare competenze professionali concrete e una prova pratica valutativa che concorre al conseguimento dell’abilitazione. Il tirocinio previsto dal nuovo ordinamento deve essere svolto attraverso attività professionalizzanti, con lo studente come primo operatore sotto la supervisione di un docente-tutore. Il cambiamento, quindi, non consiste soltanto nel fatto che non sia più necessario sostenere un successivo esame di abilitazione separato bensì la novità più importante è un’altra: l’Università è chiamata a formare un professionista, non soltanto a conferire un titolo accademico. È una differenza sostanziale. L’odontoiatra non è soltanto un professionista che possiede conoscenze scientifiche. Deve saperle trasformare in decisioni cliniche, capacità diagnostiche e terapeutiche, gestione del paziente e assunzione di responsabilità. La laurea abilitante riconosce formalmente questa esigenza e la inserisce nel percorso universitario.
Il primo ciclo a Firenze: un passaggio generazionale
Nella sessione di luglio u.s. sono stati proclamati i primi laureati del nuovo ordinamento, completando così, anche nella nostra sede universitaria, il percorso che porta direttamente dalla formazione all’abilitazione professionale. Si tratta di un momento che merita di essere sottolineato, perché questi giovani sono i primi protagonisti di una trasformazione che per le generazioni precedenti rappresentava soltanto un progetto.
Per loro il giorno della laurea assume quindi un significato particolare. Non è soltanto il completamento degli studi universitari, ma il momento nel quale una preparazione costruita attraverso anni di studio, tirocinio e attività clinica si traduce nella possibilità concreta di accedere alla professione, una volta completati gli adempimenti previsti e ottenuta l’iscrizione all’Albo.
È un cambiamento importante anche dal punto di vista del rapporto con il mondo del lavoro perché si riduce così la distanza tra la fine dell’Università e l’inizio della vita professionale. Questo è particolarmente importante per una professione come la nostra nella quale il passaggio dalla formazione alla pratica rappresenta un momento delicato. Il giovane professionista deve poter entrare nel mondo del lavoro portando con sé non soltanto un patrimonio di conoscenze, ma anche una reale capacità di operare.
È esattamente questa la direzione indicata dalla riforma: nella nuova fase della laurea abilitante, l’obiettivo dichiarato è contribuire a formare odontoiatri pronti a svolgere la professione anche dal punto di vista pratico, affinché possano inserirsi nel mondo del lavoro con competenza, autonomia diagnostica e capacità terapeutica. La laurea abilitante deve garantire che il giovane odontoiatra arrivi al momento dell’iscrizione all’Albo con una preparazione pratica adeguata alla responsabilità che si appresta ad assumere.
È questo, probabilmente, il vero banco di prova della riforma e perché questo obiettivo possa essere raggiunto pienamente, è necessario che tutti gli attori coinvolti facciano la propria parte. L’Università deve garantire una formazione teorica e pratica di qualità, con adeguate strutture, tutoraggio e occasioni di esperienza clinica. Il mondo professionale deve mantenere un confronto costante con l’Università, contribuendo a evidenziare le competenze realmente necessarie nella pratica quotidiana. L’Ordine deve accompagnare i giovani nel passaggio dalla condizione di studente a quella di professionista. E le organizzazioni professionali, ANDI e AIO, hanno il compito di rappresentare le esigenze del mondo del lavoro e di contribuire alla costruzione di una professione capace di guardare al futuro.
La laurea abilitante rende quindi ancora più importante il dialogo tra Università, Ordine e professione, non tre mondi separati, ma tre componenti di uno stesso percorso.
Una professione che cambia
Questa riforma arriva, peraltro, in un momento nel quale l’odontoiatria sta vivendo una trasformazione profonda. La rivoluzione digitale ha modificato il modo di diagnosticare, progettare e realizzare le terapie. Scanner intraorali, flussi digitali, chirurgia guidata, stampa 3D, nuovi biomateriali e sistemi di intelligenza artificiale stanno entrando progressivamente nella pratica professionale. I giovani che oggi conseguono la laurea abilitante saranno probabilmente i protagonisti di una trasformazione tecnologica ancora più rapida. Ma proprio per questo sarà necessario ricordare che gli strumenti, per quanto sofisticati, non potranno mai sostituire la responsabilità del professionista. L’intelligenza artificiale potrà assistere il processo decisionale, ma non potrà assumersi la responsabilità di una decisione clinica. Potrà elaborare informazioni, ma non potrà costruire quella relazione di fiducia che rappresenta il fondamento dell’alleanza terapeutica. L’odontoiatra continuerà a dover ascoltare, spiegare, rassicurare, scegliere e assumersi la responsabilità delle proprie decisioni: più crescerà la potenza della tecnologia, più dovrà crescere la responsabilità di chi la utilizza.
La laurea abilitante non è la fine della formazione
C’è poi un altro aspetto che non dobbiamo dimenticare.
La laurea abilitante consente un ingresso più diretto nella professione, ma non rappresenta la conclusione della formazione. È, al contrario, l’inizio della formazione professionale permanente. Nessun percorso universitario può esaurire ciò che un odontoiatra dovrà imparare nel corso della propria carriera. Le conoscenze scientifiche cambiano, le tecniche evolvono, le tecnologie introducono continuamente nuove possibilità diagnostiche e terapeutiche. Continuare a studiare non è quindi soltanto un obbligo previsto dalla formazione continua: è una responsabilità nei confronti dei pazienti. Essere abilitati significa essere autorizzati a esercitare. Essere professionisti significa continuare ogni giorno a dimostrare di essere all’altezza della fiducia che ci viene affidata.
Il ruolo dell’Ordine
In questo percorso l’Ordine professionale assume un ruolo ancora più importante. Il giovane odontoiatra non entra semplicemente in un mercato del lavoro: entra in una comunità professionale. Con l’iscrizione all’Albo assume diritti, doveri e responsabilità nei confronti dei cittadini e dei colleghi. Il Giuramento professionale e il Codice Deontologico ricordano che la professione sanitaria non può essere ridotta a una semplice attività economica. L’Ordine è la casa comune della professione: tutela contemporaneamente il cittadino e il professionista, promuove la formazione, custodisce i principi deontologici e difende l’autonomia e la dignità della professione. Per i giovani che oggi entrano nel mondo del lavoro deve essere anche un punto di riferimento. Perché il passaggio dall’Università alla professione non è soltanto un cambiamento di status, è il passaggio dalla responsabilità dello studente alla responsabilità diretta nei confronti del paziente.