a cura della dottoressa Francesca Prignano MD, PhD
Professore Associato di Dermatologia
Direttrice della SOS “Patologie croniche cutanee e biologici”
Dipartimento di Scienze della Salute, Sezione di Dermatologia
Università degli Studi di Firenze
Una compressa al giorno, senza iniezioni, ma con risultati che nei trial clinici ricordano quelli dei più moderni farmaci biologici. È questa la prospettiva aperta da icotrokinra (JNJ-77242113), nuova molecola sperimentale sviluppata per il trattamento della psoriasi a placche moderata-severa.
La psoriasi è una patologia infiammatoria cronica che interessa circa 125 milioni di persone nel mondo. Oltre alle manifestazioni cutanee — placche eritematose, desquamazione e prurito — la malattia è gravata da una serie di comorbidità reumatologiche ed internistiche con mediatori patogenetici condivisi che rendono particolarmente importante un trattamento precoce per impedire la progressione di malattia. Proprio con questa visione della patologia, gli esperti parlano di “malattia psoriasi” per sottolineare quanto sia rilevante l’infiammazione sistemica. La psoriasi cutanea ha un impatto significativo sulla qualità della vita, soprattutto quando si localizza in “ aree sensibili” quali volto, mani, area genitale, cuoio capelluto, con ripercussioni psicologiche e sociali spesso sottovalutate. Negli ultimi anni le terapie biologiche hanno migliorato radicalmente il controllo della malattia, ma la necessità di somministrazioni iniettive rappresenta ancora un limite per molti pazienti.
Icotrokinra appartiene a una nuova classe di farmaci orali mirati. Agisce bloccando selettivamente il recettore dell’interleuchina-23 (IL-23), una delle principali molecole coinvolte nei processi infiammatori della psoriasi. L’obiettivo è ottenere un controllo efficace delle lesioni mantenendo al tempo stesso un buon profilo di tollerabilità.
L’interesse della comunità scientifica è cresciuto dopo la pubblicazione dei risultati degli studi registrativi di fase 3, denominati Iconic-Lead e Iconic-Advance. Nel trial Iconic-Lead, che ha arruolato 684 pazienti con psoriasi moderata-severa, il 65% dei soggetti trattati con icotrokinra ha raggiunto dopo 16 settimane una cute quasi completamente libera dalle lesioni, contro l’8% del gruppo placebo. Ancora più rilevante il dato relativo al Pasi 90 — parametro che indica una riduzione del 90% della gravità della malattia — ottenuto dal 50% dei pazienti trattati.
Negli studi Iconic-Advance 1 e 2 il nuovo farmaco è stato confrontato con deucravacitinib, un inibitore selettivo della tirosin-chinasi 2 (Tyk2), una delle più recenti terapie orali approvate per la psoriasi. Anche in questo caso icotrokinra ha mostrato percentuali di risposta superiori, sia in termini di miglioramento delle lesioni sia nella rapidità dell’effetto clinico. I dati sulla sicurezza appaiono incoraggianti. Gli eventi avversi osservati sono stati prevalentemente lievi, soprattutto infezioni delle alte vie respiratorie e nasofaringiti, con frequenze simili a quelle registrate nei gruppi placebo. Nei trial non sono emersi segnali significativi di tossicità cardiovascolare o epatica.
La possibilità di disporre di una terapia orale con efficacia elevata potrebbe modificare l’approccio terapeutico alla malattia, soprattutto nei pazienti che rifiutano o interrompono i trattamenti iniettivi. Restano ora da confermare i risultati nel lungo periodo e nelle altre manifestazioni della malattia, come l’artrite psoriasica e le forme cliniche più sfidanti, che coinvolgono unghie, cuoio capelluto e sedi difficili.
Se le evidenze attuali verranno consolidate, icotrokinra potrebbe diventare una delle novità più importanti nel panorama terapeutico della dermatologia degli ultimi anni.
Ultimo, ma non ultimo, ancora non è noto il costo del trattamento, dato non trascurabile, considerando la cronicità della patologia.