All’Ordine l’incontro “Autodeterminazione e relazione di cura”, a quasi 10 anni dalla legge 219. Dattolo: “Non è un tema del futuro ma di oggi”
Firenze, 10 ottobre 2026. 48 disposizioni anticipate di trattamento ogni 10mila abitanti. È il dato della Toscana sulle Disposizioni anticipate di trattamento registrate nel Registro nazionale, aggiornato al 31 dicembre 2022. A quella data erano 17.682 le Dat registrate in Toscana, su 217.326 a livello nazionale, riferibili a 212.877 disponenti.
Sono i numeri emersi oggi durante l’incontro “Autodeterminazione e relazione di cura. Dat e Pianificazione condivisa delle cure nella pratica clinica”, organizzato dall’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della provincia di Firenze.
“Il convegno ha messo al centro temi complessi, di cui non è sempre facile parlare, ma che è importante riuscire ad affrontare all’interno della relazione di cura. Il fine vita non è soltanto un evento clinico: riguarda la persona, le sue relazioni, i suoi valori e ciò che considera importante. Per questo le scelte che possono presentarsi nelle fasi avanzate della malattia non dovrebbero essere affrontate soltanto nel momento dell’urgenza, ma per tempo, con informazioni adeguate e uno spazio reale di confronto tra professionisti e persone assistite. In questo senso, informare i cittadini e formare adeguatamente i professionisti sanitari è essenziale perché questi strumenti possano trovare una reale applicazione nella pratica clinica.”, spiega Alessandro Toccafondi, psicologo e membro della commissione Bioetica dell’Ordine fiorentino.
Nel corso dell’incontro sono stati approfonditi la legge 219 del 2017, le Dat e la Pianificazione condivisa delle cure, prevista per le persone affette da patologie croniche e invalidanti o caratterizzate da prognosi infausta. Al centro anche il ruolo della formazione dei professionisti, dell’informazione ai cittadini e della comunicazione nella relazione tra medico e persona assistita.
“Il dato sulle Dat ci dice che esiste ancora un problema di conoscenza, eppure questo tema non riguarda il futuro ma il presente. Anche per questo la medicina non può prescindere dalla capacità di informare e confrontarsi con le persone sulle scelte che riguardano la loro cura, comprese quelle che possono presentarsi nelle fasi più avanzate della malattia e alla fine della vita. Dat e Pianificazione condivisa delle cure sono strumenti differenti, ma entrambi richiedono conoscenza, comunicazione e una relazione di cura nella quale le decisioni possano essere realmente comprese e condivise”, conclude Pietro Dattolo, presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della provincia di Firenze.