Valdo Ricca, Livio Tarchi, Cattedra di Psichiatria, Università d Firenze, SOD Complessa Psichiatria, AOU Careggi.
Il recente rapporto dell’Osservatorio Nazionale sull’Impiego dei Medicinali (OsMed), ripreso dalla stampa locale e nazionale, offre l’occasione per una riflessione sull’andamento delle prescrizioni di psicofarmaci nei pazienti minorenni. I dati relativi alla Toscana evidenziano un incremento della prevalenza d’uso del 5,9% rispetto al 2023 (contro un incremento del 8,6% su scala nazionale). La stessa prevalenza d’uso, in termini assoluti, rimane a tassi significativamente inferiori (0,57% sul territorio nazionale) rispetto a quanto evidenziato da altri studi epidemiologici internazionali. A titolo d’esempio, negli Stati Uniti il numero di soggetti in età scolare che assumono più o meno regolarmente psicofarmaci è aumentato di 3 volte rispetto a vent’anni fa. Anche escludendo il maggior utilizzo dei farmaci per il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività’ (ADHD) oltreoceano, permane una prevalenza d’uso di antidepressivi, antipsicotici e stabilizzatori dell’umore significativamente maggiore – anche all’interno della singola categoria farmacologica – rispetto al dato aggregato italiano.
Nella nostra regione si osserva una prevalenza più elevata di utilizzo di psicofarmaci nei soggetti minorenni rispetto al dato nazionale (0,96% contro il sopracitato 0,57%). È fondamentale interpretare questi dati con prudenza metodologica, evitando letture semplicistiche o allarmistiche. Una parte significativa di tale fenomeno riflette la peculiare concentrazione, sul territorio toscano, di servizi altamente specializzati di neuropsichiatria infantile. Presidi clinici di riferimento regionale e nazionale tendono fisiologicamente a riconoscere e prendere in carico casistiche più complesse, che richiedono interventi integrati e, in determinate condizioni, anche farmacologici. Il confronto dei dati del 2024 con quelli del 2023 permette meglio di comprendere come, senza particolari eccezioni, ogni regione italiana si stia allineando su dati di prevalenza d’uso sostanzialmente omogenei. Infatti, tassi di incremento maggiori sono rilevati nelle regioni a più bassa prevalenza d’uso. Questo dato fornisce ulteriore supporto all’ipotesi che l’utilizzo maggiore in Toscana sia legato a una migliore rete dei servizi specializzati in psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, ma suggerisce anche che questo divario potrebbe presto diminuire.
Il maggior impiego di farmaci psicotropi nei minorenni (principalmente limitato alla fascia d’età 12-17 anni, per cui la prevalenza d’uso è circa 4 volte maggiore rispetto alla fascia 6-11 anni, Figura 1) rimane tuttavia un indicatore clinico che richiede attenzione, non soltanto per l’andamento temporale della patologia psichiatrica, che si conferma in forte incremento post-pandemia da COVID19, ma soprattutto per ciò che suggerisce rispetto alla diffusione e tipologia dei principali disturbi mentali, all’integrazione dei servizi, ai bisogni emergenti delle famiglie e alle dinamiche di invio ai centri specialistici.

Come già sottolineato, la letteratura internazionale mostra che negli ultimi anni, vari sistemi sanitari hanno assistito a un incremento delle richieste di presa in carico per disturbi psichiatrici nei minori, incremento che non appare ad oggi completamente ascrivibile solo a una maggiore accuratezza diagnostica e una più precoce presa in carico dei bisogni di salute. Le cause possono essere diverse. Tra queste, è prioritario sottolineare la grande diffusione del consumo di sostanze di abuso nei minorenni, fenomeno assai preoccupante che coinvolge percentuali altissime di soggetti. In particolare, desta grande preoccupazione il consumo di cannabis, sia perché l’età di inizio dell’assunzione di tale sostanza è sempre più precoce, sia perché essa, nei soggetti vulnerabili, aumenta significativamente il rischio di insorgenza, anche nei primi anni dell’adolescenza, di disturbi dello spettro bipolare e schizofrenico. Tali quadri psichiatrici, che fino alla fine del secolo scorso tipicamente si manifestavano clinicamente al raggiungimento della maggiore età o negli anni successivi, sono particolarmente gravi, invalidanti, e richiedono inevitabilmente trattamenti psicofarmacologici prolungati e spesso assai complessi. La Toscana non può ovviamente fare eccezione, anche perché questi fenomeni non interessano solo il territorio nazionale, ma sostanzialmente tutta la popolazione nei paesi sviluppati. È quindi essenziale che l’interpretazione dei dati epidemiologici sia accompagnata anche da un riconoscimento del bisogno di investimento strutturale nei servizi ospedalieri e territoriali, che abbia come obiettivo il potenziamento della diagnosi e cura precoce dei disturbi mentali, passando attraverso la migliore integrazione dei servizi di salute mentale dell’infanzia e dell’adolescenza con i servizi dedicati a pazienti adulti.
La lettura dei dati OsMed, in definitiva, deve essere inserita in un quadro più ampio che consideri i nuovi fattori di rischio, le caratteristiche del territorio, la presenza di poli specialistici e le esigenze cliniche emergenti delle nuove generazioni. L’obiettivo comune rimane quello di garantire a bambini e adolescenti interventi tempestivi, appropriati e fondati sulle migliori evidenze disponibili, preservando al contempo un uso consapevole dei trattamenti psicofarmacologici, che spesso sono indispensabili.