La mobilità sanitaria interregionale continua a rappresentare uno dei fenomeni più significativi per comprendere gli equilibri e le criticità del Servizio sanitario nazionale. Si tratta di un tema dalle importanti implicazioni sanitarie, sociali, etiche ed economiche, che riflette le diseguaglianze nell’offerta di servizi tra le diverse Regioni italiane e, in particolare, il persistente divario tra Nord e Sud del Paese.
Nel 2023 la mobilità sanitaria ha raggiunto in Italia il valore record di 5,15 miliardi di euro, con un consistente flusso di pazienti, e di risorse economiche, in uscita dal Mezzogiorno verso le Regioni del Centro-Nord. Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto si confermano infatti i territori con la maggiore capacità di attrazione.
Per analizzare questo fenomeno, la Fondazione Gimbe ha realizzato un report indipendente sulla mobilità sanitaria interregionale, pubblicato in occasione dell’apertura ufficiale dell’anno del trentennale di attività della Fondazione. Lo studio utilizza i dati economici aggregati sulla mobilità attiva e passiva, i flussi informativi trasmessi dalle Regioni al Ministero della Salute e i dati Agenas relativi ai ricoveri e alla specialistica ambulatoriale, con l’obiettivo di valutare la capacità delle diverse Regioni – e delle strutture pubbliche e private – di attrarre pazienti per le varie tipologie di prestazioni.
“La mobilità sanitaria interregionale è un fenomeno dalle enormi implicazioni sanitarie, sociali, etiche ed economiche, che riflette le grandi diseguaglianze nell’offerta di servizi sanitari tra le varie Regioni e, soprattutto, tra il Nord e il Sud del Paese”, sottolinea Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe.
Il report completo è disponibile al link seguente: https://salviamo-ssn.it/attivita/osservatorio/mobilita-sanitaria-2023.it-IT.html