Negli ultimi anni le aggressioni contro medici, infermieri e operatori sanitari sono aumentate in modo significativo, toccando la spaventosa cifra di 18mila casi nel 2024. I dati diffusi in questi giorni dall’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma parlano di episodi più che raddoppiati nell’arco di cinque anni.
La Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari, che si celebra oggi12 marzo, richiama l’attenzione su una questione che riguarda non solo la sicurezza di chi lavora negli ospedali e nei servizi sanitari, ma il funzionamento stesso del sistema di cura.
È necessario ristabilire il giusto rapporto tra medico e paziente. La medicina funziona quando esiste un’alleanza tra chi cura e chi viene curato. Il vero avversario è la malattia, non il medico, non l’infermiere, non l’operatore sanitario. Quando questa consapevolezza si perde, quando la frustrazione o la paura si trasformano in aggressività, il rischio è quello di compromettere il clima di fiducia che è alla base di ogni percorso di cura.
Ricostruire questo rapporto è prima di tutto una sfida culturale. Significa riconoscere il valore del lavoro di chi opera nella sanità e comprendere la complessità delle situazioni che quotidianamente si affrontano negli ospedali, nei pronto soccorso, negli ambulatori e nei servizi territoriali. Significa anche ricordare che le priorità assistenziali vengono stabilite esclusivamente sulla base delle condizioni cliniche dei pazienti.
Accanto a questo lavoro di carattere culturale servono però anche strumenti concreti di prevenzione e di tutela. In molte strutture sanitarie la presenza delle forze dell’ordine rappresenta un elemento importante. Non si tratta di trasformare gli ospedali in luoghi militarizzati, ma di garantire un presidio che possa intervenire rapidamente in caso di aggressione e, allo stesso tempo, contribuire a disinnescare situazioni di tensione prima che degenerino.
La sicurezza di chi lavora nella sanità è una condizione essenziale per garantire cure efficaci e di qualità ai cittadini. Medici, infermieri e operatori sanitari devono poter svolgere il proprio lavoro in un clima di serenità e di rispetto reciproco.
Dalla Giornata del 12 marzo arriva un messaggio chiaro: la relazione tra paziente e medico è il cuore del sistema sanitario. Difenderla e ricostruirla significa proteggere la qualità della cura e, in ultima analisi, il diritto alla salute di tutti.