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12 Maggio 2026

Hantavirus, il nefrologo: “No allarmismi, ma attenzione anche ai reni”

del dottor Marco Lombardi, Nefrologo, già direttore SOS emodialisi del Mugello

Le recenti notizie internazionali sugli Hantavirus hanno riportato l’attenzione su un’infezione virale poco conosciuta, ma studiata da molti anni anche nel nostro Paese. Già alla fine degli anni ’80, presso il Policlinico di Careggi a Firenze, furono descritti alcuni casi italiani con coinvolgimento renale acuto da virus Hantaan, tra i primi segnalati in Italia.

Gli Hantavirus sono virus che possono essere trasmessi principalmente da roditori selvatici, soprattutto attraverso le loro deiezioni (urine, saliva e feci essiccate disperse nell’ambiente). L’infezione nell’uomo può avviene soprattutto inalando le polveri contaminate da queste deiezioni specie in ambienti chiusi, poco ventilati e frequentati da roditori, come cantine, soffitte, capanni, magazzini o rifugi di montagna. Non siamo certo di fronte ad un virus come quello che ha prodotto la pandemia da Covid, la malattia normalmente non si trasmette da persona a persona.

Nei rari casi occorsi in Italia l’infezione è decorsa in modo lieve o addirittura asintomatico: da qui la probabile sotto diagnosi nella maggior parte dei contagiati. Quando invece decorre con sintomi, può iniziare con febbre elevata, dolori muscolari, cefalea, nausea e intensa stanchezza, in modo simile a molte sindromi influenzali. Alcuni ceppi europei possono interessare il rene causando alterazioni urinarie e, raramente, insufficienza renale acuta; altri ceppi presenti nelle Americhe possono invece provocare un grave interessamento polmonare.

Si tratta comunque di una malattia rara e il rischio per la popolazione generale resta molto basso. Ci sono categorie di persone che possono essere più esposte: agricoltori, forestali, escursionisti, campeggiatori, persone che lavorano in ambienti rurali o che puliscono locali chiusi smuovendo polveri inerti e contagiate da lungo tempo.

La prevenzione è semplice ed ovviamente importante e si basa semplicemente su (come illustrato in figura 1):

  • evitare il contatto con roditori e loro escreti; 
  • aerare bene gli ambienti chiusi e bagnarli prima di pulirli; 
  • non spazzare polvere a secco in locali che potrebbero essere infestati; 
  • utilizzare guanti e, se necessario, mascherine durante le pulizie; 
  • detergere le superfici con disinfettanti ma soprattutto con panni umidi. 

In presenza di febbre importante dopo una supposta esposizione ad ambienti potenzialmente contaminati è opportuno consultare il medico, soprattutto se compaiono riduzione della diuresi, dolori muscolari, affanno o marcata debolezza.

Lontani da allarmismi ed incubi post-Covid, come sempre conoscere anche queste rare infezioni senza creare allarmismi è il modo migliore per prevenirle. Come spesso accade in medicina, malattie considerate “rare” o “lontane” possono talvolta essere semplicemente poco riconosciute e diagnosticate a differenza di malattie di grande rischio come è stato il Covid nel primo anno di pandemia.

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di
Marco Lombardi

Nefrologo, già direttore SOS emodialisi del Mugello
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