a cura del dottor Pier Luigi Blanc, infettivologo
La notizia dei due casi di difterite, con un decesso di una bambina di 4 anni non vaccinata a Palermo, ci ripropone il rischio di infezioni ritenute ormai improbabili e raramente considerate nelle diagnosi differenziali. La difterite è una malattia infettiva acuta, causata dalla tossina prodotta da alcuni ceppi (detti appunto tossinogenici) appartenenti alla specie Corynebacterium diphtheriae.
La gravità della malattia è strettamente correlata al coinvolgimento delle vie respiratorie e alle complicanze sistemiche tossino – mediate che possono interessare diversi organi ed in particolare miocardio, tessuto nervoso, rene e surrene, provocando una condizione di sofferenza multi organo.
La diagnosi non è semplice considerando che quasi nessun medico attualmente in servizio in Italia ha mai avuto esperienza di questa malattia. In Italia, agli inizi del 1900, si registravano ogni anno nella popolazione infantile 20-30 mila casi di difterite e circa 1.600 decessi. Dopo l’introduzione della vaccinazione, stabilita per legge nel 1939, i casi di malattia sono diminuiti fino a diventare rari e sporadici. Dal 1996 la malattia è considerata “eliminata” nel nostro paese. Tuttavia l’eliminazione (ossia l’assenza di casi endemici), dovuta alla estesa copertura vaccinale, non corrisponde all’eradicazione (ossia l’assenza completa del patogeno causa della malattia).
Il rischio di infezioni da Corynebacterium diphtheriae rimane, dato che la vaccinazione protegge dalla tossina ma non dal batterio, che può continuare a circolare. L’unica protezione efficace nei confronti della malattia, comunque, rimane la vaccinazione. Oggi la vaccinazione contro la difterite è obbligatoria per tutti i nuovi nati ed è offerta in una formulazione esavalente che offre protezione contro sei diverse infezioni (difterite, tetano, pertosse , poliomielite, epatite Be infezione da haemophilus influenzae di tipo B).
Nel 2025, secondo i dati pubblicati dal ministero della Salute, la copertura vaccinale contro la difterite in Italia ha raggiunto il 94,46% a 24 mesi tra i bambini nati nel 2023. Si deve ricordare che la copertura vaccinale è ritenuta ottimale quando copre più del 95% della popolazione esposta. La fotografia dell’Anagrafe Nazionale Vaccinale evidenzia una forte variabilità territoriale. A 24 mesi la copertura più elevata è quella della Toscana (97,90%), seguita da Lombardia (97,56%)eProvincia autonoma di Trento (97,18%). Il valore più basso si registra invece in Sicilia (85,88%). Il fatto che i due casi difterite si siano verificati in Sicilia non appare un evento casuale. La morte della bambina di Palermo è un esempio quasi scontato nella sua tragicità di cosa può succedere quando non si vaccinano i bambini nei tempi e nei modi raccomandati. La responsabilità di proteggere i bambini è primariamente dei genitori, ma il servizio sanitario deve offrire a questi ultimi strumenti facilmente accessibili per un’adesione consapevole all’offerta vaccinale perché la mancata vaccinazione deve essere considerata a tutti gli effetti un fallimento per la sanità pubblica.