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25 Marzo 2026

È successo a Firenze…

Un venerdì pomeriggio di dicembre, ambulatorio di medicina generale di via Tavanti. Due colleghi, la dr.ssa Susanna Ongari ed il dott .Aliraj Kreshnick sono in studio: paziente, ricetta, visita,  telefono, segretaria, computer, stampante, paziente, colloquio, mail, ricetta….. la solita routine insomma, con un occhio al fine serata e al sabato e domenica che concederanno un pò di pausa al ritmo serrato della settimana. Ma quel giorno la routine si interrompe…… grida disperate richiamano l’attenzione dei due medici che appena aprono la porta per capire cosa sta accadendo si trovano con due giovani genitori che gridavano :” non respira, aiutateci” , con un neonato di neanche un mese in braccio , blu cianotico……In quei momenti il pensiero si blocca su una unica domanda: “ adesso che faccio?” e scorrono in mente le azioni previste, in maniera tumultuosa, da riorganizzare e da applicare immediatamente! Non c’era un minuto da perdere! Ma su un esserino così minuscolo sale ancora di più l’angoscia di non riuscire a fare le cose a modo….. il piccolo viene disteso sul lettino dello studio e le manovre cardiorespiratorie iniziano dividendo i compiti: il dr. Aliraj fa il massaggio cardiaco, la dr.ssa Ongari pratica la respirazione, con tutte le difficoltà in un corpicino così piccolo! Avanti , un’azione alternata dopo l’altra ma senza interruzione, con i pensieri diversi da quello che sta accadendo cancellati del tutto, avanti, cercando di cogliere qualche segnale di ripresa delle funzioni; una paziente affetta da BPCO, casualmente in studio, sta usando il suo strumento trasportabile per l’Ossigeno e viene cooptata immediatamente: la cannulina nasale finisce subito alle narici del neonato. Il colorito si schiarisce, diventa più roseo, qualcosa si muove nelle vie aeree del piccolo, che sanguina dal naso ma che finalmente riesce, messo su un lato, ad emettere dalla bocca muco e sangue. L’assistenza riparte tenendo d’occhio il toracino, il colore delle mucose e della pelle e cercando qualche indicazione di attività spontanea che infatti comincia a manifestarsi. Nel frattempo, allarmata dalle grida e dal tumulto che uscivano dall’ambulatorio, che si apre direttamente sulla via, si ferma una collega che stava passando, una pediatra del PS del Meyer, la dr.ssa Giulia Giusti, che entra nella stanza, vede quanto sta accadendo e allerta  il suo PS  sulla situazione e rimane  fino all’arrivo poco dopo del mezzo di soccorso, i cui operatori danno il cambio ai Colleghi e forniscono il loro supporto di ossigeno prima di partire. Il piccolo aveva già riavviato in studio la sua respirazione spontanea, cominciato a piangere e a diventare via via sempre più roseo. Al PS la squadra era pronta a fornire l’assistenza e a trasferire il piccolo paziente in TIN. Sollievo immaginabile per i genitori ma anche dei soccorritori, soprattutto i due medici di medicina generale ancora increduli, storditi, contenti, sollevati.  Da qualche parte il tesoro di esperienze e competenze è riemerso anche con pochi attimi disponibili per riordinare le idee e la voce interna che dice “ ce l’abbiamo fatta” diventa sempre più forte e sicura. La dr.ssa Ongari e il dr. Aliraj, che non fanno di routine attività di urgenza ma che sanno affrontarla, hanno avuto gli strumenti efficaci per gestirla ma non la preparazione all’emozione vissuta: meno sul momento, in cui i pensieri erano tutti reclutati ad un solo scopo, ma tanta dopo, confessando di aver “perso un pezzo di vita” per quegli attimi. Grande soddisfazione e grande riconoscimento da parte dei genitori, degli astanti e dei colleghi, sul momento e successivamente, quando sono giunte notizie, grazie anche alla dr.ssa Giusti, dell’esito dell’accesso al PS. Sono momenti che riconciliano i colleghi con la professione, quella vera, altrimenti appiattita sulle funzioni gestionali quotidiane. È una dimostrazione che la professionalità c’è, basta darle modo di esprimersi, senza mortificarla e sprecarla in altri modi. Anche in caso di esito infausto avremmo potuto fare le stesse affermazioni, perché l’impegno, il cuore e la testa sarebbero stati i medesimi. Sappiamo che la dr.ssa  Giusti ha nuovamente incontrato i genitori e ci conferma  che il bambino sta bene e tutti noi ci auguriamo che il proseguo dia solo conferme positive.

Grazie Colleghi!

Sergio Baglioni 

Consigliere OMCeO Firenze

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È successo a Firenze…

Sergio Baglioni 

25 Marzo 2026

Un venerdì pomeriggio di dicembre, ambulatorio di medicina generale di via Tavanti. Due colleghi, la dr.ssa Susanna Ongari ed il dott .Aliraj Kreshnick sono in studio: paziente, ricetta, visita,  telefono, segretaria, computer, stampante, paziente, colloquio, mail, ricetta….. la solita routine insomma, con un occhio al fine serata e al sabato e domenica che concederanno un pò di pausa al ritmo serrato della settimana. Ma quel giorno la routine si interrompe…… grida disperate richiamano l’attenzione dei due medici che appena aprono la porta per capire cosa sta accadendo si trovano con due giovani genitori che gridavano :” non respira, aiutateci” , con un neonato di neanche un mese in braccio , blu cianotico……In quei momenti il pensiero si blocca su una unica domanda: “ adesso che faccio?” e scorrono in mente le azioni previste, in maniera tumultuosa, da riorganizzare e da applicare immediatamente! Non c’era un minuto da perdere! Ma su un esserino così minuscolo sale ancora di più l’angoscia di non riuscire a fare le cose a modo….. il piccolo viene disteso sul lettino dello studio e le manovre cardiorespiratorie iniziano dividendo i compiti: il dr. Aliraj fa il massaggio cardiaco, la dr.ssa Ongari pratica la respirazione, con tutte le difficoltà in un corpicino così piccolo! Avanti , un'azione alternata dopo l’altra ma senza interruzione, con i pensieri diversi da quello che sta accadendo cancellati del tutto, avanti, cercando di cogliere qualche segnale di ripresa delle funzioni; una paziente affetta da BPCO, casualmente in studio, sta usando il suo strumento trasportabile per l’Ossigeno e viene cooptata immediatamente: la cannulina nasale finisce subito alle narici del neonato. Il colorito si schiarisce, diventa più roseo, qualcosa si muove nelle vie aeree del piccolo, che sanguina dal naso ma che finalmente riesce, messo su un lato, ad emettere dalla bocca muco e sangue. L’assistenza riparte tenendo d’occhio il toracino, il colore delle mucose e della pelle e cercando qualche indicazione di attività spontanea che infatti comincia a manifestarsi. Nel frattempo, allarmata dalle grida e dal tumulto che uscivano dall’ambulatorio, che si apre direttamente sulla via, si ferma una collega che stava passando, una pediatra del PS del Meyer, la dr.ssa Giulia Giusti, che entra nella stanza, vede quanto sta accadendo e allerta  il suo PS  sulla situazione e rimane  fino all’arrivo poco dopo del mezzo di soccorso, i cui operatori danno il cambio ai Colleghi e forniscono il loro supporto di ossigeno prima di partire. Il piccolo aveva già riavviato in studio la sua respirazione spontanea, cominciato a piangere e a diventare via via sempre più roseo. Al PS la squadra era pronta a fornire l’assistenza e a trasferire il piccolo paziente in TIN. Sollievo immaginabile per i genitori ma anche dei soccorritori, soprattutto i due medici di medicina generale ancora increduli, storditi, contenti, sollevati.  Da qualche parte il tesoro di esperienze e competenze è riemerso anche con pochi attimi disponibili per riordinare le idee e la voce interna che dice “ ce l’abbiamo fatta” diventa sempre più forte e sicura. La dr.ssa Ongari e il dr. Aliraj, che non fanno di routine attività di urgenza ma che sanno affrontarla, hanno avuto gli strumenti efficaci per gestirla ma non la preparazione all’emozione vissuta: meno sul momento, in cui i pensieri erano tutti reclutati ad un solo scopo, ma tanta dopo, confessando di aver “perso un pezzo di vita” per quegli attimi. Grande soddisfazione e grande riconoscimento da parte dei genitori, degli astanti e dei colleghi, sul momento e successivamente, quando sono giunte notizie, grazie anche alla dr.ssa Giusti, dell’esito dell’accesso al PS. Sono momenti che riconciliano i colleghi con la professione, quella vera, altrimenti appiattita sulle funzioni gestionali quotidiane. È una dimostrazione che la professionalità c’è, basta darle modo di esprimersi, senza mortificarla e sprecarla in altri modi. Anche in caso di esito infausto avremmo potuto fare le stesse affermazioni, perché l’impegno, il cuore e la testa sarebbero stati i medesimi. Sappiamo che la dr.ssa  Giusti ha nuovamente incontrato i genitori e ci conferma  che il bambino sta bene e tutti noi ci auguriamo che il proseguo dia solo conferme positive.

Grazie Colleghi!

Sergio Baglioni 

Consigliere OMCeO Firenze

Di Redazione Toscana Medica

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Sergio Baglioni 

Consigliere OMCeO Firenze
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