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25 Giugno 2025

“Medicina, così si crea solo incertezza: la nuova riforma non convince nessuno”

di Pietro Dattolo, presidente dell’Ordine dei Medici di Firenze

La riforma che ha abolito il test d’ingresso a Medicina, trasformandolo in un cosiddetto “semestre filtro”, rischia di trasformarsi in un gigantesco corto circuito formativo e sociale. Ad oggi, questa novità non convince nessuno: né le università, né i docenti, tantomeno gli studenti. E soprattutto non convince chi, come noi medici, vede ogni giorno le conseguenze delle politiche formative sul servizio sanitario nazionale.

Il nuovo Testo Unico sostituisce il test d’ingresso con nuovi parametri: la frequentazione dei corsi, il profitto ottenuto negli esami previsti nel semestre, il conseguimento dei CFU necessari e la collocazione in una posizione utile, nella graduatoria di merito nazionale.

In altre parole, il filtro resta. Ma con due aggravanti: confusione organizzativa e illusione collettiva. Le università toscane sono già in allerta. Gli Atenei hanno aule sufficienti, docenti disponibili, spazi adeguati per accogliere l’enorme numero di studenti che si iscriveranno per poi essere, nei fatti, esclusi pochi mesi dopo? E intanto, per mesi, dovranno attrezzarsi per erogare corsi, registrare lezioni, garantire formazione e fare esami a decine di migliaia di studenti, molti dei quali non avranno poi modo di continuare. È sostenibile tutto questo?

Il rischio concreto è che oltre 40.000 ragazzi perdano un anno della loro vita, a causa di una riforma presentata come rivoluzionaria e democratica, ma che nei fatti crea instabilità. A chi serve una selezione ritardata che aumenta la frustrazione e scarica sulle università la gestione del caos?

Il problema dell’accesso a Medicina esiste, lo sappiamo bene. C’è carenza di medici specialisti e di medici di medicina generale e servono investimenti, sia sulle borse di specializzazione sia sull’ampliamento programmato delle iscrizioni. Serve dare attrattività ad alcune specializzazioni che vanno deserte o vengono abbandonate. Ma non si risolve cancellando l’esistente senza aver costruito un’alternativa chiara. L’idea di affidare la selezione ai voti universitari, poi, introduce nuove disparità: differenze tra docenti, tra atenei, tra valutazioni soggettive, con il rischio di rendere ancora più opaco un percorso che dovrebbe essere invece limpido e meritocratico.

Come Ordine, lo diciamo con fermezza: serve una riforma vera, partecipata, condivisa con chi conosce i bisogni della sanità italiana. Non una misura d’urgenza, costruita in fretta, che scontenta tutti e rischia di compromettere la qualità della formazione medica nel nostro Paese. Medicina merita serietà. E i nostri ragazzi meritano chiarezza, non illusioni.

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di
Pietro Dattolo

Presidente dell’Ordine dei Medici di Firenze
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