Ricordare il professor Gian Franco Gensini, scomparso nei giorni scorsi a poche settimane dal compimento degli 81 anni, significa ripercorrere gli ultimi decenni di storia della medicina fiorentina e toscana. Nel mio percorso professionale ho avuto la fortuna di lavorare con lui e con Antonio Panti, altra figura centrale della medicina fiorentina e toscana. Personalità diverse, ma accomunate da una forte idea di responsabilità verso la professione e verso il sistema sanitario.
La figura di Gensini è stata caratterizzata da una serietà riconosciuta da tutti e da un’austerità fatta di studio continuo e di un senso del dovere che non ammetteva scorciatoie. Per chi lo ha incontrato tra le corsie di Careggi o nelle aule universitarie, Gensini è stato l’incarnazione della “medicina basata sulle evidenze”. Il suo approccio era metodico, rigoroso nella richiesta di un’analisi dei fatti che non lasciasse spazio all’approssimazione.
Questo rigore si è tradotto anche in un lungo percorso accademico e istituzionale. È stato preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Firenze per diversi mandati, presidente del corso di laurea in Medicina, direttore scientifico della Fondazione Don Gnocchi e di MultiMedica, membro del CNR e coordinatore del Sistema nazionale linee guida presso l’Istituto Superiore di Sanità. Anche come consigliere dell’Ordine dei Medici di Firenze è rimasto un punto di riferimento sul piano etico e deontologico, contribuendo attivamente anche alla rivista Toscana Medica.
Oltre alla cattedra di Medicina Interna e Cardiologia, Gensini ha avuto un ruolo importante nello sviluppo della telemedicina e della sanità digitale. Aveva intuito, prima di molti altri, che il futuro della salute sarebbe passato attraverso l’integrazione tra tecnologia e medicina. Negli ultimi anni si era dedicato con interesse all’approfondimento dell’intelligenza artificiale, cercando sempre di coniugare il progresso tecnologico con il valore umano del rapporto medico-paziente.
Dietro l’immagine del preside di Facoltà autorevole che poteva incutere soggezione, c’era una persona profondamente legata alla formazione. La sua non era una disponibilità esibita, ma si manifestava nel rispetto per i colleghi e nell’attenzione verso i più giovani. Sapeva ascoltare con la stessa cura un luminare o l’ultimo degli specializzandi, spronando i suoi allievi con parole misurate ma rigorose.
Gensini era anche una personalità forte, che non lasciava indifferenti. Nella sua lunga carriera ha avuto estimatori e critici, come accade a chi interpreta il proprio ruolo con convinzione e partecipa al dibattito senza sottrarsi. Ma anche chi aveva posizioni diverse dalle sue gli ha sempre riconosciuto una grande capacità di lavoro e una dedizione costante alla professione.
Con la scomparsa di Gensini Firenze e la Toscana perdono un lavoratore instancabile e uno dei protagonisti della propria storia medica recente. Resta il contributo scientifico e organizzativo che ha lasciato, ma resta soprattutto il ricordo di una figura che ha vissuto la professione medica con passione, rigore e partecipazione intellettuale fino all’ultimo giorno.