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23 Aprile 2026

In seguito alla presentazione presso la sede dell’Ordine del libro del dr Lorenzo Emmi “Riflessioni dal presente e dal passato per un possibile futuro” pubblichiamo alcune considerazioni dell’Autore

Lorenzo Emmi, Immunologo clinico. Libero professionista

Nel mio libro dal titolo “Riflessioni dal presente e dal passato per un possibile futuro” pubblicato recentemente per Armando editore, affronto alcuni temi che la modernità ci pone davanti, ma soprattutto prendo in considerazione quelle architravi concettuali che, a partire dagli anni Venti, Trenta e poi Cinquanta, Sessanta del Novecento hanno, portato come fiumi carsici all’attuale polverizzazione della società. In realtà il libro si struttura in quindici capitoli corredati da un ulteriore capitolo dedicato alle conclusioni. Ora, se è vero che è possibile leggere i singoli capitoli per il loro specifico interesse, certamente la lettura dell’intero testo consente il disvelamento di quei fil rouge che rappresenta il vero collante e direi la vera ragion d’essere del mio impegno editoriale. Data la destinazione del presente articolo, ovvero verso colleghi medici, ho deciso di soffermarmi su alcuni aspetti più specificatamente scientifici ed in particolare sui motivi che, a mio parere, rendono più chiara l’origine di un diffuso clima antiscientifico nella popolazione e in genere nella società moderna.

Come ho già accennato molti degli aspetti dell’attuale società sembrano prendere le mosse da teorie filosofiche nate all’inizio del Novecento.  Tralasciando i complessi rapporti tra techne e pensiero filosofico, come quelli messi in evidenza da pensatori come Edmund Husserl,  Martin Heidegger e Bernard Stiegler, ripresi più recentemente in Italia da  Umberto Galimberti, mi soffermerò invece sulle complesse relazioni tra scienza e Scuola di Francoforte.  Come è noto, quest’ultima  si forma a partire dagli anni Venti/Trenta del Novecento ed in particolare nel 1923 con Max Horkheimer e  Theodor Adorno, ma anche Jurgen Habermas e Herbert  Marcuse. 

Il pensiero della Scuola di Francoforte è molto complesso, tuttavia esso si focalizza in particolare sul concetto di autoritarismo e su quello di dominio. Horkheimer nel suo libro “Autorità e famiglia” inizia quel processo di progressiva destrutturazione del concetto di autorità che successivamente porterà alla messa in discussione anche dell’idea di autorevolezza. Ma ciò che appare più interessante è la visione della scienza come centro di dominio o potere, concetto ripreso poi con forza da Michel  Foucault. Successivamente il pensiero filosofico si è spinto fino a mettere in discussione le basi teoriche della scienza. E’ Bruno Latour che sferra l’attacco mortale alle stesse basi epistemologiche del metodo scientifico, dichiarando che la scienza è un mero costrutto sociale risultato delle negoziazioni e delle interpretazioni dei ricercatori.  E’ chiaro che se la scienza è un centro di potere ed anche deprivato di un valore “altro” rispetto alla semplice opinione, la scienza dovrà essere soltanto vista con sospetto.  Ed è quello che è successo e continua a verificarsi soprattutto in alcuni ambienti. Nel contempo l’uomo alla continua ricerca di punti fermi, indirizzerà il suo pensiero e la sua fantasia verso approcci terapeutici alternativi visti come puri e non legati all’economia di mercato. A questo ha contribuito anche lo sviluppo negli Stati Uniti alla fine degli anni Sessanta del Novecento del movimento noto come New Age, misto di spiritualismo, naturismo, culto delle religioni orientali e dell’astrologia. I suoi punti fermi sono costituiti da un vago panteismo, dalla passione per l’esoterismo e dal rifiuto di tutto ciò che non sia naturale. D’altro canto numerosi altri pensatori di grande rilievo hanno ulteriormente contribuito alla decostruzione del valore epistemologico della scienza, tra questi, oltre a Bruno Latour anche Michel Foucault, Jean Francois Lyotard e Jacques Deridda. Ma le cose si sono spinte più in là con la teoria della postverità. Questa consiste nel passaggio da una verità basata sulla realtà, ed io aggiungerei su dati dimostrati sperimentalmente, ad una verità costruita e manipolata mediante e sui social. Estremamente importante il fatto che nell’era della postverità è più importante la narrazione emotiva della descrizione dei dati comprovati. Ma perché parlare oggi di differenza tra opinione e scienza, tra doxa ed episteme? Forse perché mai come in questo momento se ne avverte il bisogno. Infatti noi pensiamo di vivere in società altamente scientifiche. In realtà viviamo in società altamente tecnologiche, ma scarsamente scientifiche, ovvero deprivate di un diffuso approccio scientifico, euristico e razionale ai problemi che ci si presentano. Doxa, ovvero opinione, quindi un costrutto basato su emozioni, pregiudizi, sentito dire, chiacchiere, si contrappone non soltanto ad episteme, ovvero dati razionali, documentati, dimostrati, ma anche ad aleteia, ovvero verità, disvelamento di una cosa vera. Ma cosa intendiamo per scienza ? Citando Elena Cattaneo si intende un processo conoscitivo complesso, probabilistico, falsificabile, contraddittorio, fondato anche su fallimenti, ma proprio per questo idoneo a consegnare prove verificabili in grado di non essere degradate da opinioni. Dobbiamo anche ricordare che da Galileo in poi con il suo concetto di metodo verificazionista siamo passati con Popper ad un metodo falsificazionista. Popper infatti afferma che una teoria è corretta finché non è stata falsificata. Ritornando alla teoria della postverità, questa  trova le sue origini nel pensiero greco con i sofisti ed in particolare Protagora e Gorgia da Lentini. Quest’ultimo afferma che un discorso persuade se è scritto bene, no se è vero, anticipando di secoli il nostro tipo di informazione mediante messaggi cosiddetti virali, dove la viralità deriva da come il messaggio è stato confezionato, non dal suo contenuto. Ormai sappiamo che la modalità con cui il messaggio è strutturato deve, per essere valido, attivare il paleoencefalo, ovvero il nostro cervello emozionale o per dirla con Kahneman il pensiero di tipo 1 rapido, intuitivo, acritico.  In altre parole deve persuadere. A tale proposito Galimberti nel suo recente libro “Le disavventure della verità” riporta il mito di Cassandra come appare nell’Agamennone di Eschilo. Cassandra, riporta Galimberti, profetessa veritiera, a seguito di un giuramento tradito è stata privata da Apollo del potere della persuasione per cui le sue parole, anche se vere, sono inefficaci e non più degne di fede. Più recentemente si è arrivati a dover “digerire” non solo le mezze verità, ma palesi falsità che assumono gradi di verità in base al ruolo del latore delle parole che vengono pronunciate. Prosegue sempre Galimberti, la parola è diventata quindi autonoma  e non dipende più dalla capacità  di conoscere e nominare  la verità del reale. Inoltre, la propagazione di messaggi falsi viene particolarmente amplificata nell’era dei social; questi infatti, durante la loro diffusione vanno poi incontro ad un processo di continua degradazione e tuttavia l’effetto che essi provocano è la mimesi o l’invidia. Ciò è particolarmente importante tenendo conto che a metà del Novecento il filosofo francese René Girard affermava proprio il carattere mimetico del desiderio. Noi desideriamo essere gli altri, infatti sempre secondo Girard ogni desiderio è desiderio d’essere.   

Ma la scienza o meglio il metodo scientifico potrebbe essere attaccato anche dall’interno della scienza stessa. Infatti il metodo galileiano che, come è noto, si basa sulla formulazione di una ipotesi, sulla dimostrazione della sua veridicità ed infine sulla formulazione di una legge generale (ciò è vero in fisica), potrebbe entrare in crisi con l’avvento delle scienze omiche, ovvero la genomica, la trascrittomica, l’epigenomica e la metabolomica. Quest’ultima potrebbe portare alla generazione di un gran numero di dati decifrabili soltanto mediante l’intelligenza artificiale (IA). Ciò porterebbe ad una forte estensione fenomenologica dei dati, ma al contempo ad una scarsa interpretazione critica degli stessi. 

La domanda rimane tuttavia cosa possiamo fare noi in questo periodo dove niente sembra più certo?  Credo che dovremmo per prima cosa parlare frequentemente e in ogni sede di differenza tra opinione e scienza, di differenza tra dato credibile in quanto ampiamente verificato e dati non altrimenti valutati. Dobbiamo parlare del grande lavoro che esige fare scienza, dell’importanza della comunità scientifica come ente che presenta nella stragrande maggioranza dei casi dati passati al vaglio della sperimentazione e replicati in altri centri. Quest’ultimo passaggio rende ormai la scienza, tranne alcune eccezioni, l’Agenzia più credibile nel nostro universo gnoseologico. La frattura creatasi tra scienziati e medici da una parte e utenti dall’altra non è ancora irrimediabile, ma deve essere considerata con molta attenzione. Diventa pertanto urgente che il medico si riprenda il suo spazio, soprattutto in un tempo in cui la diagnosi sarà eseguita forse con maggiore precisione e rapidità dall’uso sempre più estensivo dell’IA. Allora il nostro compito sarà in ultimo quello di stabilire una relazione con il paziente. Compito fondamentale in quanto la diagnosi e soprattutto la terapia passano proprio per quel legame particolare fatto di fiducia che si stabilisce tra paziente e medico. Infatti il giudizio sull’aspetto tecnico e professionale dei medici da parte dei pazienti è generalmente buono, ma le persone lamentano una mancanza di spiegazioni e di componente umana. Ed allora come nel libro vorrei concludere riportando le parole del filosofo francese  Etienne Klein: gli scienziati (ed io direi i medici “tutti”) dovrebbero essere capaci di far sentire un erotismo dei problemi. Loro dovrebbero diventare generosi, poetici, eccitanti, contagiosi ed io aggiungerei empatici. 

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di
Lorenzo Emmi

Immunologo Clinico. Libero professionista
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