di Pietro Dattolo
Con la legge regionale sul fine vita, la Toscana è intervenuta in un ambito segnato, a livello nazionale, da incertezze normative e applicative. In assenza di una disciplina nazionale organica, la Regione ha definito procedure e tempi, richiamandosi ai principi già affermati dalla Corte Costituzionale. Si tratta di un intervento che mira a dare ordine a un contesto complesso, offrendo riferimenti più chiari alle persone coinvolte e ai professionisti sanitari chiamati ad operare in situazioni di particolare delicatezza.
Proprio questa scelta, tuttavia, riporta al centro una questione più ampia: il fine vita non può essere affidato in modo strutturale alle iniziative delle singole Regioni. Quando temi che toccano diritti fondamentali e scelte di estrema rilevanza etica vengono regolati in modo differenziato sul territorio, il rischio è quello di creare disuguaglianze di fatto tra cittadini. Oggi in Toscana esiste un percorso definito; altrove, le stesse situazioni possono essere affrontate con criteri diversi, lasciando spazio a incertezze o a contenziosi.
La legge toscana non introduce nuovi diritti né modifica il quadro etico delineato dalla giurisprudenza costituzionale, ma si inserisce in uno spazio lasciato scoperto dal legislatore nazionale. È una risposta politico-amministrativa a un vuoto normativo, che però non può diventare la soluzione ordinaria. Il fine vita non è una materia esclusivamente procedurale: coinvolge diritti costituzionali, responsabilità professionali e sensibilità profondamente diverse, e richiede per questo una cornice legislativa nazionale chiara, condivisa e capace di garantire uniformità.
Il passo compiuto dalla Toscana può essere dunque letto come un elemento di stimolo e di riflessione, più che come un modello definitivo, tanto più dopo i rilievi contenuti nella sentenza della Corte Costituzionale che ha respinto il ricorso del Governo nazionale contro la legge regionale. Evidenzia la necessità di superare l’attuale frammentazione e richiama lo Stato alle proprie responsabilità. Spetta ora al legislatore nazionale affrontare in modo compiuto il tema, per evitare che questioni così rilevanti continuino a essere gestite in modo disomogeneo e per assicurare, su tutto il territorio, certezze giuridiche, tutela delle persone e chiarezza per i professionisti.